ADDII 31 Marzo Mar 2015 1811 31 marzo 2015

Bondi, profilo dell'ex fedelissimo di Berlusconi

Lo hanno definito «cortigiano», «don Abbondio», «servo». Ora il senatore lascia Silvio. La storia nata ad Arcore nel 1994. E finita dopo un anno di tormenti (foto).

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Gli amori, anche quelli più forti, si sa prima o poi sfioriscono. E quello di Sandro Bondi per Silvio Berlusconi, ricambiato, dopo una tormentata annata, è così arrivato al capolinea.
Il vate-cortigiano (dipende dai punti di vista) di Forza Italia, il fedelissimo Sandro, preso in giro per la sua fedeltà cieca - come solo sa essere quella di un innamorato - ha detto addio al partito dell'ex Cavaliere. Ed è approdato con la compagna Manuela Repetti nel Gruppo Misto.
UN ANNO DI SILENZI. Un anno fatto di silenzi, di assenze. Non si incrociava a Palazzo Madama. Nessuna dichiarazione. Clausura nel suo appartamento romano. Scomparso dopo quella lettera a La Stampa del 23 aprile 2014 in cui ammetteva mesto il fallimento del progetto berlusconiano.
Bondi, ex ministro e uomo colonnello azzurro, nella missiva invitava il partito ad «appoggiare il governo Renzi».
LA FINE DEL CENTRODESTRA. «Tutto in fondo è affidato più ancora che nel passato al carisma di Berlusconi», continuava, «che suscita ancora un forte rapporto con l’elettorato moderato e il cui intuito politico è tuttora capace di produrre esiti inaspettati e sorprendenti. Anche in caso di successo di Berlusconi, tuttavia, resta un gigantesco problema che riguarda l’identità del centrodestra in Italia, soprattutto dopo l’insediamento del governo Renzi e il cambiamento profondo di cui l’elezione al soglio pontificio di papa Francesco è solo una delle espressioni».
Da allora più nulla. Silvio, che lo aveva accolto ad Arcore strappandolo dai comunisti di Fivizzano, in provincia di Massa Carrara, e lo aveva portato con sé nella rinata Forza Italia, non la prese benissimo. Parlò di «pugnalata», di tradimento. Soprattutto in un momento per lui non roseo: quello dell'affidamento ai servizi sociali a Cesano Boscone.
LA PARZIALE RETROMARCIA. Come in ogni litigata tra amanti, Bondi si rese forse conto di averla sparata un tantino grossa. E corse ai ripari. «Sono molto dispiaciuto e amareggiato che la mia analisi sia stata male interpretata», dichiarò l'indomani. «La mia presenza in Forza Italia e la mia lealtà nei confronti del presidente Berlusconi e il mio sostegno pieno e convinto anche in questa campagna elettorale non sono e non saranno mai messi in discussione».
Eppure le cose sono andate in un altro modo.

Il cortigiano e la folgorazione sulla via di Arcore

Silvio Berlusconi nell'Aula del Senato. Alla sua destra Sandro Bondi e Manuela Repetti (19 luglio 2013).

Il «cortigiano», come lo definì Vittorio Sgarbi, ha lasciato il suo signore.
Bondi, un passato di Fgci, Frattocchie, Pci e Unità, arrivò ad Arcore accompagnato dallo scultore Pietro Cascella - come racconta Giorgio Dell'Arti - che doveva realizzare il mausoleo di Berlusconi. Era il 1994 e narrano le cronache che l'ex Cav gli regalò un orologio del Milan e una biografia di Hitler con una dedica: «A Sandro Bondi, cultore dell’utopia, un libro sull’utopia perversa».
Silvio lo chiamò alla sua corte. Bondi rispose. Anche alle lettere dei fan e dei sostenitori del Cavaliere.
L'ENTRATA IN FORZA ITALIA. Da Arcore a Montecitorio il passo fu breve. Bondi venne eletto nel 2000; nel 2001 era portavoce di Forza Italia e due anni dopo coordinatore nazionale. Cercò di dimettersi dall'incarico per ben due volte - nel 2011 e nel 2012 dopo la pesante sconfitta alle Amministrative del Pdl - ma senza successo. L'ex Cav le respinse sempre.
Fedele come nessuno, per capire questo attaccamento forse vale la pena rileggere tutta la descrizione che ne ha dato Sgarbi. «È un misto fra Don Abbondio e Boldi [...] ha quella componente di ipocrisia tipica dei preti e della politica. Bondi è una figura di cortigiano, lo dico senza volerlo insultare, rispetto al potente e cioè l'adorazione per Berlusconi è in lui naturale e convinta, lo so perché lo conosco, ma pare innaturale a un uomo libero».
La carriera proseguì spedita. E nel 2008 portò Bondi fino al governo come ministro per i Beni culturali.
GLI SCANDALI E LE DIMISSIONI. Un mandato, il suo, tormentato dagli scandali. Dai fondi (quasi 300 mila euro) alla banda del paese natio al premio creato ad personam alla 67esima mostra del cinema di Venezia per Michelle Bonev, attrice bulgara. «Action for Women» venne consegnato da Bondi, Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità e Deborah Bergamini. Giancarlo Galan portò alla vincitrice i saluti del premier. Scatenando il gossip su una presunta relazione tra Silvio e Michelle.
Alla fine, dopo tre anni, crollò insieme con la domus dei Gladiatori di Pompei. E si dimise.

La produzione poetica e la divinità Silvio

Manuela Repetti e Sandro Bondi.

Durante tutta la sua carriera politica all'ombra dell'ex Cav, è sempre stato uno dei più ferventi critici del comunismo. Rinnegando così - come molti altri in quei lidi - le sue origini. «Nei momenti di più aspra contrapposizione ideologica e politica fra la sinistra e Berlusconi», confessò a Claudio Sabelli Fioretti nel 2008, «io dovevo mettere il mio corpo in mezzo».
LA RUBRICA SU VANITY. Folgorato sulla via di Arcore, soldato, che però verrà forse ricordato più per la vena poetica. Storici i suoi versi pubblicati sulla rubrica Versi Diversi di Vanity Fair.
Come quelli dedicati a Silvio: «Vita assaporata/ Vita preceduta/ Vita inseguita/ Vita amata. Vita vitale/ Vita ritrovata/ Vita splendente/ Vita disvelata/Vita nova». Alla segretaria di B Marinella: «Muto segreto/inconfessata attesa/desiderata armonia/inavvertita fortezza/sospirata carezza d’amore». O a mamma Rosa Berlusconi: «Mani dello spirito/ Anima trasfusa/Abbraccio d’amore/Madre di Dio».
Già, madre di dio. Cioè di Silvio.
«CANDORE E PUREZZA». Perché Silvio agli occhi di Sandro - laureato in Filosofia a Pisa su un frate agostiniano nemico di Savonarola - ha un che di divino. «È candore e purezza», disse. Per questo entrò in politica a suo fianco, «animato dal mito della purezza e del candore; contaminato da tentazioni luterane e ugonotte; e che ha influenzato grandi personaggi. Penso a Gioacchino da Fiore. E, in tempi moderni, a Berlusconi e a Dell'Utri».
Le similitudini negli anni si sono evolute. Arrivando al limite del verosimile. «D'istinto vedo molte analogie fra Obama e Berlusconi», spiegò bel 2008, «rompono entrambi gli schemi precostituiti: non sono per nulla ideologici, fondano le loro leadership su un carisma comunicativo personale unico». Differenti solo, si dimenticò di annotare, nell'«abbronzatura».
UNA POLITICA DONNA. Il successo del Caimano, per lui, era hegelianamente necessario. «La conquista del potere non è che uno strumento per diffondere benessere e felicità», dichiarò, «la logica maschile del potere viene sostituita dalla logica femminile del dono, della comprensione, dell’amore».

Dr Sandro e Mr Bondi, le rivelazioni dell'ex moglie

Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi con Sandro Bondi.

Questa immagine del cortigiano fedele, animato da un amore cieco per Silvio è stata stropicciata solo una volta, prima dello strappo definitivo. Rea di aver svelato il vero animo di Dr Sandro Mr Bondi è stata l'ex moglie Maria Gabriella Podestà lasciata per la collega Repetti.
«HA SEMPRE CERCATO IL POTERE». «È un uomo che ha sempre cercato solo il potere», sbottò Podestà in un'intervista a Novella 2000. « Se glielo avessero offerto a sinistra, sarebbe tornato lì».
Eppure, sempre secondo la versione dell'ex moglie, Bondi soffrirebbe di problemi psicologici, «per tutta la vita succube dei genitori e adesso della nuova compagna». Non solo. Dietro quella espressione da «Ciccio di Nonna Papera, solo più loquace» (come lo definì Gianni Mura), si nasconderebbe un «marito violento e un padre assente».
I TRADIMENTI E GLI SCHIAFFI. Soprattutto dopo la svolta di Arcore. Da quando decise di trasferirsi da Silvio di cui era «completamente suddito» - «Per questo mi aveva portato a vivere in quell'orribile appartamento di Arcore» - ricordò Podestà, «mi metteva sotto il naso indizi di storie coniugali, come gli scontrini dello Chanel numero 5 che regalava alle sue amiche». L'ex moglie lo beccò addirittura a letto con un'altra. E raccontò di schiaffi e violenze.
A Podestà pure le poesie non sono mai piaciute: «Non sono spontanee».
Vendetta e veleni di una donna lasciata per un'altra o verità? Impossibile dirlo.
IL ROMANZO HOT. Com'è impossibile capire chi si nasconda dietro Cleofe De Domenici, la cassiera protagonista di Il pesce rosso non abita più qui di Maria Gabriella Genisi, che racconta la relazione con un ministro del governo Berlusconi, tale Salvo Toscani. Che altri non sarebbe che Bondi.
Nel libro scorrono sms hot che rivelano il lato privato dell'uomo, un politico «non amato», «una figura di lacchè, di adulatore del principe». «Gli si rimproverava infatti una fedeltà smodata e quasi religiosa al suo leader di partito, come pure la palese abilità nel nascondere la polvere sotto il tappeto», racconta Cleofe. Che il principe sia Berlusconi, questo sì, è assodato.
«SUCCHIAMI I CAPEZZOLI...». A spingere la ragazza a spiattellare la sua storia con Salvo Toscani una mancata candidatura. E così giù di particolari: «'Succhiami i capezzoli, Cleo' mi implorò». «Mi attaccai al suo seno come fa un bimbo e succhiai a lungo il suo capezzolo rosa. Mi piaceva farlo, forse perché ho ancora un concetto del sesso molto legato all’oralità e allora mi resi conto di essere eccitata. Intanto lui mi cercava con le mani, frugava tra le mie gambe con le dita e io ero calda, umida e già pronta a fare l’amore». Le attese erano quasi sempre deluse. «Salvo iniziò a masturbarsi chiedendomi di non smettere, di continuare a succhiargli il seno. “Guardami – mi disse dopo qualche minuto mentre godeva – guarda come mi tocco, vedi come godo…”».
Voci, indiscrezioni, malelingue. L'unica cosa certa è che Sandro Bondi e l'inseparabile Manuela hanno lasciato Berlusconi. Questa volta in modo «irreversibile». Si trasferiscono al misto del Senato.
IL POSTO NEL MAUSOLEO. E dire che Berlusconi gli aveva persino riservato un posto nel Mausoleo di famiglia. Grazie al quale si conobbero.
«Non ho nessuna intenzione di farmi seppellire lì», assicurò un già deluso Bondi dopo la lettera alla Stampa. «Lui ancora non lo sa, ma me ne andrò dov’è la mia famiglia, in un posto bellissimo sulle Alpi Apuane».

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