Expo Partirà Primo 150218192934
IL PUNTO 3 Aprile Apr 2015 1407 03 aprile 2015

Expo, legalità e lacune

Il protocollo firmato solo da 6 Paesi. Codice degli appalti inadeguato. E per i lavoratori...

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L'Expo partirà il primo maggio 2015.

Piccole isole extraterritoriali. Questo sono molti padiglioni stranieri di Expo. In cui è possibile se non fare tutto, quasi. Dagli appalti all'ordine pubblico, fino ai contratti di lavoro.
I controlli anti-mafia ci sono e ci sono stati, è vero. Nonostante solo sei nazioni (Francia, Svizzera, Principato di Monaco, Estonia, Moldavia e Ungheria) abbiano sottoscritto il protocollo di legalità antimafia firmato il 13 febbraio 2012. Altre si sono appoggiate al Consorzio Valori che ha aderito. Ma tutto, alla fine, è lasciato alla discrezionalità dei singoli.
LE AZIENDE INTERDETTE. Sono più di 73, secondo gli ultimi dati disponibili, le aziende colpite da interdizione. Il giro di affari bloccato si aggira sui 120 milioni di euro. Non certo spiccioli, ma nemmeno una cifra esorbitante se si considerano i 10 miliardi circa di investimenti. L'ultima interdizione è scattata l'11 marzo 2015. E sempre per un'azienda italiana al lavoro in un padiglione estero.
Anche le rassicurazioni circa la volontà di attenersi al protocollo non mancano. Ma restano parole, dichiarazioni ufficiose.
CONTROLLI ALL'ENTRATA DEL CANTIERE. Dal luglio 2014 è arrivata un'ulteriore stretta. La commissione regionale lombarda antimafia ha ottenuto di impedire l'accesso ai mezzi delle aziende interdette. E così qualsiasi accesso è monitorato dalla Dia. Il risultato? Tre aziende italiane che lavoravano per padiglioni stranieri sono state bloccate.
Le misure però non sono ancora sufficienti. «Ancora non sappiamo, per esempio, se i passaggi sono stati sospesi solo temporaneamente», spiega a Lettera43.it David Gentili, consigliere regionale Pd e membro della commissione anti-mafia.
«Spesso», continua il collega Gianantonio Girelli, «i Paesi gestiscono i cantieri in autonomia, con proprie imprese. E questo rende difficoltoso ogni tipo di controllo».
«IL PROTOCOLLO NON BASTA». La verità, secondo Girelli, è che il protocollo non basta. La stessa commissione regionale non ha poteri d'inchiesta. E pure l'Autorità nazionale anti corruzione (Anac) ha le mani mani semilegate, visto che non può intervenire retroattivamente.
Per assurdo, pure una società riconducibile a Totò Riina avrebbe potuto lavorare per un padiglione straniero senza troppi problemi.
NORMATIVA APPALTI INADEGUATA. «Ora i riflettori sono giustamente puntati su Expo», fa notare il consigliere dem, «e il protocollo serviva per ridurre al minimo i rischi. Ma i problemi sono altri». A partire da quella normativa appalti che deve essere rivista. «Sub-appalti e cessioni di rami d'azienda rendono tutto più difficile». Tradotto: è sufficiente che un'azienda interdetta venda una fetta della sua attività per continuare a comparire in una white list.
Senza parlare della legge del minimo ribasso. Restando in Expo, l'appalto della piastra - la base di tutti gli impianti e padiglioni dell'area espositiva - finito poi sotto inchiesta fu vinto dalla Mantovani. La base d'asta era 272 milioni, l'offerta di 165: 41% di ribasso.
Allo stesso modo è quasi impossibile, almeno per ora, verificare che le aziende appaltatrici non siano costrette ad acquistare materie prime da determinati fornitori.
Lacune queste che riguardano tutti gli appalti pubblici, non solo Expo.
FAR WEST CONTRATTUALE. E dopo la costruzione delle strutture, c'è il semestre di Expo. Il protocollo di legalità, infatti, varrà per l'intera manifestazione. E qui che soppraggiungono i problemi più gravi, almeno secondo Antonio Lareno, responsabile Expo per la Cgil. «C'è il rischio», sottolinea, «che la legalità viaggi a doppia velocità e cioè che i controlli siano giustamente stringenti per quanto riguarda le infiltrazioni mafiose e non lo siano per i contratti di lavoro».
Le garanzie offerte da Expo Spa per l'edificazione del sito non valgono per i lavoratori occupati nei padiglioni esteri. Insomma, nessuna responsabilità durante la gestione del semestre.
«Per la costruzione delle strutture come sindacato avevamo stretto un accordo con Expo Spa», prosegue il sindacalista. «In caso di irregolarità avremmo bloccato i cantieri». Ora invece si può aprire un vero e proprio far west contrattuale. Dove a farla da padrone, «non è più la criminalità organizzata ma quella 'economica'».

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