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ABBIGLIAMENTO 5 Aprile Apr 2015 1600 05 aprile 2015

Moda, come scoprire il vestito 'etico' in 10 mosse

Salario minimo. Salute. Tutela dei minori e degli animali. Km 0 e inquinamento. Da Altramoda a Ecomiqui, vademecum per uno shopping che rispetta i diritti. 

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Il sito dell'associazione Abiti puliti.

Comprare una pelliccia a molti non sembra più accettabile, tanto meno un piumino d'oca.
C'è poi chi boicotta marchi specifici e chi si rifiuta di acquistare vestiti prodotti in Cina o India, temendo che siano stati cuciti da bambini.
COSA C'È DIETRO? Ma come si può essere sicuri che dietro quella camicetta tanto carina non si nasconda una fabbrica-lager? O che su quel paio di jeans ultimo modello non siano state spruzzate sostanze tossiche?
Il modo c'è anche se non è semplice (e spesso si deve decidere quale diritto far prevalere).

1. Salario dignitoso: un sito trova tutte le violazioni

La campagna Abiti puliti, ramo italiano della Clean clothes campaign, lotta per il diritto degli operai tessili nei Paesi in via di sviluppo ad avere un salario dignitoso e a standard di sicurezza accettabili.
Tra le sue battaglie, quella per il risarcimento delle vittime del Rana Plaza, la fabbrica bengalese crollata nel 2013 uccidendo più di mille operai.
SI PUÒ ANCHE SCARICARE L'APP. Il loro sito ha un motore di ricerca interno che consente di risalire a tutte le violazioni delle multinazionali esaminate.
Si può anche scaricare la loro app, per togliersi ogni dubbio prima di un acquisto di impulso.

2. Salute: i jeans 'vissuti' sono ottenuti con la pericolosa sabbiatura

Molti jeans dall'aspetto “vissuto” sono ottenuti mediante sabbiatura.
Se non adeguatamente protetti, gli operai addetti al procedimento rischiano danni ai polmoni e addirittura la morte per silicosi.
LO FACEVANO IN CINA NEL 2013. Nonostante i brand occidentali affermino di non utilizzarla più, secondo Abiti puliti era prassi in molte fabbriche cinesi ancora nel 2013. È quindi il caso di pensarci su, prima di acquistare un paio di pantaloni schiariti.

3. Minori: un plug in verifica il rispetto delle normative

Active against child labour è un'associazione tedesca che combatte il lavoro minorile soprattutto nell'industria tessile.
Ha sviluppato un plug in, aVoid, che consente di verificare in automatico se il maglioncino che stiamo comprando su Asos, Yoox o Amazon è stato prodotto rispettando le normative internazionali in materia.
SCARICABILE DA AVOIDPLUGIN. Il plug in è scaricabile liberamente dal sito Avoidplugin.

4. Circuito equo e solidale: Altromercato seleziona le botteghe corrette

Per tutelare al massimo i diritti dei lavoratori ed essere certi che ricevano un salario adeguato, il modo più sicuro è rivolgersi a rivenditori del circuito equo e solidale.
LINEA DI ABBIGLIAMENTO DI AMNESTY. Come Altromercato, che seleziona attentamente botteghe artigiane in America Latina e in Africa o Altraqualità, che produce anche la linea di abbigliamento di Amnesty International.

5. Chilometro zero: HanselGretel e Imperial usano filati del territorio

Rivolgersi al proprio sarto di fiducia oppure optare per il Made in Italy garantisce (o almeno dovrebbe) condizioni di lavoro e stipendi dignitosi.
Tramite il registro nazionale dei produttori italiani si può risalire alla storia di ogni capo.
COSTI DI TRASPORTO RIDOTTI. C'è però chi fa anche di più e propone vestiti prodotti solo con filati del territorio, in modo da ridurre inquinamento e costi di trasporto. È il caso della torinese HanselGretel o della bolognese Imperial.

6. Inquinamento: Greenpeace premia i marchi più virtuosi

Un altro aspetto da considerare è quello dell'impatto ambientale.
Per saperne di più ci si può rivolgere a Greenpeace e alla sua Detox Catwalk, una sorta di sfilata che premia i marchi più virtuosi.
DAI LEADER AI LOSER. Le multinazionali sono divise in “leader” (le più avanzate), “loser” (le più inquinanti) e “greenwasher”, che hanno preso impegni pubblici senza poi rispettarli.
Tra i criteri, l'eliminazione dal ciclo produttivo di sostanze pericolose per l'ambiente e per la salute del consumatore come gli alchilfenoli etossilati, gli ftalati e i perfluorocarburi.

7. Tessuti biologici: Altramoda e Ruberlab usano materiali naturali

La “moda biologica” non si limita a mettere al bando i componenti dannosi, ma garantisce che sui campi di cotone non vengano spruzzati diserbanti e che le greggi non vengano nutrite a ogm.
Al posto dei coloranti artificiali vengono usati estratti vegetali come il guado o animali come la cocciniglia.
PICCOLE REALTÀ ONLINE. I tessuti sono tutti naturali ed è molto diffuso anche l'uso di materiali alternativi quali la fibra d'alga, il bamboo e l'amido. Si tratta in genere di piccole realtà che vendono soprattutto su internet, come Altramoda o Ruberlab.

8. Prima infanzia: Ecomiqui e Madre Natura tutelano i neonati

Uno studio sempre di Greenpeace del 2014 ha rivelato che anche molti vestiti per neonati, il cui organismo è molto più sensibile rispetto a quello degli adulti, presentano livelli preoccupanti di sostanze dannose.
ADULTI COME I BAMBINI. L'analisi a campione di 12 grandi marchi non ha rilevato differenze tra le linee per i più grandi e quelle per i bambini.
Anche in questo caso per risolvere il problema ci si può rivolgere a negozi online specializzati in abbigliamento bio per la prima infanzia, come Ecomiqui o Madre Natura.

9. Cruelty free: la Peta lotta per il rispetto degli animali

Una cosa è l'ecologia, un'altra è il rispetto degli animali.
Per chi è sensibile a questi temi, la Peta ha stilato una piccola guida a vestiti, scarpe, borse e cinture“vegan”.
Tra i materiali consentiti ci sono la pelle sintetica (indicata spesso come man-made leather o pleather), la tela, il cotone, il lino, la microfibra, il nylon, il rayon, il gore-tex e il poliestere.
VIETATA ANCHE LA LANA. Vietatissimi non solo il cuoio, la pelle, la pelliccia ma anche la lana di qualunque animale, le piume e la seta. E quindi anche gran parte dei capi classificati come “biologici”.

10. Vegani italiani: il riferimento è Animal free fashion della Lav

Per andare a colpo sicuro senza guardare sempre l'etichetta, i vegani possono fare riferimento alla campagna Animal free fashion della Lav: le aziende che hanno aderito sono divise in quattro livelli, in base all'eliminazione di pellicce, piume, seta, pelle e lane.
HANNO UN LOGO SPECIALE. Possono utilizzare un logo speciale che indica l'assenza di derivati animali e sono linkate al sito dell'associazione in una sorta di vetrina online.

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