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IL PUNTO 8 Aprile Apr 2015 1724 08 aprile 2015

Rom, Salvini e il piano di Maroni

Il leader leghista scorda che l'emergenza rom fu «inventata» da Maroni. I numeri della comunità nomade. E i costi. Anche degli sgomberi.

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Matteo Salvini.

I campi rom? «Vanno rasi al suolo». Fosse per lui, Matteo Salvini non avrebbe dubbi.
Una strategia non nuova né per il novello Capitano leghista, né per i suoi colleghi.
LA PROMESSA DI FABBRI. «Se sarò governatore per prima cosa azzererò le risorse a campi rom, sostenendo il referendum Lega nord per ottenerne la cancellazione», diceva il candidato governatore dell'Emilia Romagna Alan Fabbri in campagna elettorale. «Dobbiamo radere al suolo tutto ciò che assomiglia a un campo nomadi». E, ancora, basta «soldi pubblici per le visite specialistiche agli stranieri e per l'ammodernamento dei campi rom».
FACEBOOK E I FORNI CREMATORI. Ma c'è pure chi è andato oltre. «Se tra i cani ci sono razze che vengono considerate più predisposte ad aggredire perché non ammettiamo che i rom sono più predisposti a commettere i reati?», scriveva su Facebook il 29 ottobre 2014 Massimilla Conti, eletta in una lista civica di centro-destra a Motta Visconti, nel Milanese. «Le telecamere servono per punire tutti sti bastardi! Cmq niente gatta buia, ci vorrebbero i forni... metto a disposizione la mia taverna. Se vedete del fumo strano che esce da ltetto non vi preoccupate!».
LE RONDE DI BORGHEZIO. Tornando in Lega, Mario Borghezio, sempre nel novembre 2014, rilanciava l'idea delle ronde: «Molti abitanti dei campi rom sono dei delinquenti, noi della Lega inizieremo una perlustrazione di tutti i campi rom della Capitale».
«Non ho paura», aggiungeva. Forse perché non immaginava la furia del maiale che ha caricato Salvini durante una delle sue visite in un campo meneghino.

Nel 2009 Maroni stanziò 60 milioni per «emergenza» rom

Roberto Maroni, governatore della Lombardia.

Eppure la Lega non l'ha sempre pensata allo stesso modo. Fu infatti Roberto Maroni, leghista senza ombra di dubbio, ad appoggiare nel 2008 - quando era ministro dell'Interno del governo Berlusconi - la «rivoluzione copernicana» di Gianni Alemanno sindaco di Roma. Tanto che nel 2009 varò un piano di finanziamento per strutture d'accoglienza. Sotto l'ombrello legislativo dell'emergenza.
Furono 60 i milioni stanziati per Lazio, Campania, Lombardia, Veneto e Piemonte.
«I CAMPI NON LI ABBIAMO INVENTATI NOI». «I campi non li abbiamo inventati noi, ma loro, c'è una legge della Regione Lombardia al riguardo», spiega Djiana Pavlovic, portavoce della Consulta rom e sinti. «Dopo che ci hanno segregato per 30 anni ora pensano di mandarci via con le ruspe? Devono solo provarci».
E sempre per effetto dei provvedimenti emergenziali firmati nel 2009 da Maroni, nel 2013 anche il Comune di Milano guidato da Sel-Pd ha finanziato con 6 milioni di euro i campi nomadi. Finanziamenti che, come ricorda il capogruppo M5s al Senato Andrea Cioffi, «erano stati bloccati nel 2011».
IL BUSINESS DI MAFIA CAPITALE. I rom, insomma, si sono dimostrati anche un affare. Basta rileggere le intercettazioni di Mafia Capitale.
Una Campi nomadi Spa, visto che solo per la gestione delle aree della Capitale (che ospitano 8 mila persone, di cui più della metà sono bambini), il Comune di Roma ha speso negli anni milioni di euro. Sfamando anche le cooperative di Salvatore Buzzi, braccio operativo di Massimo Carminati (la '29 giugno' assorbita dal consorzio di cooperative sociali 'Eriches 29). Appalti affidati in via diretta, senza gara.
In totale il Campidoglio, solo nel 2013, ha speso 24 milioni di euro per la gestione dei villaggi di solidarietà e dei centri di raccolta nomadi.

Il costo degli sgomberi: a Roma spesi nel 2014 1.315.000 euro

Un manifesto contro la Lega al campo nomadi di Bologna.

Ma anche gli sgomberi hanno un costo. Non solo, spesso si rivelano una beffa visto che nel giro di sei mesi, un anno i rom tornano a occupare gli stessi spazi. Lo dimostra lo sgombero forzato del campo romano di Val D'Ala costato (i dati sono contenuti nel report 2014 dell'associazione 12 luglio) 164.400 euro.
IL GIOCO DELL'OCA. Dopo lo sgombero del 9 luglio 2014, che ha riguardato 15 famiglie per un totale di 39 persone ed è costato 51.450 euro, i rom sono stati accolti fino al 30 novembre nell'ex Fiera di Roma con un costo di 116.950 euro. Sgomberati anche da lì, senza alcuna risposta di alloggio adeguata, le famiglie sono state rimpatriate in Romania. A fine febbraio 2015 erano nuovamente a Val D'Ala.
Ma quello di Val D'Ala è solo un caso. Nel corso del 2014 a Roma si sono registrati 34 sgomberi forzati, che hanno coinvolto circa 1.135 persone. La spesa? Ben 1.315.000 euro.
Nel 2013 non è che le cose fossero andate molto meglio: per i 54 sgomberi forzati (1.231 persone) sono stati sborsati 1.545.058 euro.
I SETTE CAMPI DI MILANO. A Milano, sono sette i campi rom regolari: via Impastato, via Negrotto, via Bonfadini, via Martirano, Via Chiesa Rossa, via Idro e via Novara. Ci vivono circa 700 persone. E poi ci sono aree irregolari ed edifici occupati abusivamente: da via Cassinis a via Martirano, da viale Forlanini a via Sesto San Giovanni, fino a via Selvanesco e via Vaiano Valle
I fondi di Palazzo Marino per l'«emergenza» rom per gli anni 2013 e 2014 sono stati 5.961.000 euro, di cui oltre 2 milioni impiegati in sgomberi, messa in sicurezza delle aree e prima accoglienza. Le altre voci sono accompagnamento sociale, abitativo e lavorativo (oltre 1 milione), e gli interventi nei campi (1,3 milioni circa).
IN ITALIA 180 MILA ROM. Ma quanti sono i rom e i sinti in Italia? Secondo l'associazione 21 luglio 180 mila, lo 0,25% della popolazione. In Europa si parla di 12 milioni di persone, 6 milioni delle quali in Unione europea.
Dei rom che vivono nel nostro Paese va ricordato che solo il 3% è nomade. Poco più di 40 mila abitano nei campi, e il 60% è minorenne.

Italia a rischio procedura di infrazione Ue

Una zona del campo nomadi a Castel Romano.

Mentre Salvini (e non solo) si accanisce sui rom che, a suoi dire, vivono tutti a nostre spese in villette a due piani e viaggiano in Mercedes e si dimentica troppo spesso nella sua campagna «Prima gli italiani» che il 50% di essi ha cittadinanza italiana, la Commissione europea potrebbe avviare una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia.
«DISCRIMINAZIONE SISTEMATICA». «Per quanto riguarda la condizione di rom e sinti in Italia, alcune organizzazioni internazionali, tra cui Open Society Foundations e Amnesty International, con il supporto di organizzazioni nazionali, tra cui l’Associazione 21 luglio», è scritto nel report, «hanno documentato la sistematica discriminazione cui sono oggetto tali comunità e hanno esercitato pressione sulla Commissione ravvisando una violazione della Direttiva 2000/43/Ce sulla parità di trattamento indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica».
IL CASO LA BARBUTA. Già nel 2014 Bruxelles aveva chiesto informazioni riguardo il nostro Paese, ponendo l'attenzione soprattutto sulle condizioni abitative dell'insediamento La Barbuta di Roma. Nella lettera è evidenziato che «i servizi della Commissione condividono le preoccupazioni espresse dal commissario per i diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa circa questo tipo di “alloggio” fornito ai rom in un sito molto remoto e non accessibile, e dotato di recinti e impianti di sorveglianza. Dispositivi di “alloggio” di questo tipo risultano limitare gravemente i diritti fondamentali degli interessati, isolandoli completamente dal mondo circostante e privandoli di adeguate possibilità di occupazione e istruzione». Quindi «la Commissione potrà decidere di avviare una procedura
di infrazione ai sensi dell’art. 258 del TFUE nei confronti dell’Italia inviando una lettera di messa in mora per violazione della direttiva 2000/43/CE». Nel 2012 sempre la Commissione aveva bocciato il piano italiano escludendolo dalle good practice.
Insomma, in Europa non stiamo facendo esattamente una bella figura. E non solo per la condanna alla tortura perpetrata alla scuola Diaz.

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