PROFILO 9 Aprile Apr 2015 1200 09 aprile 2015

Claudio Giardiello, chi è il killer del Palazzo di Giustizia di Milano

Sei attività chiuse in 20 anni. Debiti con Fisco e banche. Imputato nel processo sul crac Eutelia-Agile. Per Alfano era pronto a uccidere ancora. Profilo dell'assassino, che avrebbe detto: «Volevo vendicarmi». Foto.

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Claudio Giardiello.

«Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato».
Avrebbe spiegato così il suo gesto Claudio Giardiello, l'uomo che giovedì 9 aprile si è presentato in giacca e cravatta (guarda le foto) alla prima udienza del processo in cui era imputato a Milano per bancarotta fraudolenta. Con sé, però, aveva anche una pistola.
Ha fatto fuoco nell'aula del Tribunale e ha ucciso tre persone, tra le quali il giudice Fernando Ciampi. Una quarta vittima è deceduta a causa di un arresto cardiaco.
Un'ora dopo la sparatoria il killer è stato arrestato dai carabinieri mentre fuggiva a bordo di una motocicletta.
Gli uomini dell'Arma l'hanno fermato a Vimercate.
ALFANO: «ERA PRONTO A UCCIDERE ANCORA». Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha detto in conferenza stampa che il killer «era pronto a uccidere altre persone a Vimercate». Nel momento in cui è stato catturato, infatti, era diretto da un altro dei suoi ex soci. Forse voleva chiudere i conti anche con lui, dopo la strage al Tribunale. Adesso è ricoverato al pronto soccorso di Vimercate, a causa di un malore. La presenza dei magistrati e del suo legale lasciano presumere che possa essere a breve sottoposto all'interrogatorio di garanzia.
IMPLICATO NEL CRAC EUTELIA-AGILE. Il procedimento a carico dell'assassino, appena iniziato con la prima udienza nel Palazzo di Giustizia, riguardava il crac del gruppo Eutelia-Agile. Imputate, insieme a lui, altre 12 persone.
Giardiello, 57 anni, è nato a Benevento il 6 marzo del 1958. Residente in Brianza, lavorava nel settore dell’edilizia e possedeva diverse società, ma negli ultimi tempi sembra si trovasse in gravissime difficoltà finanziarie, sfociate in diverse cause.
SEI ATTIVITÀ CHIUSE IN 20 ANNI. Una delle sue aziende, la Immobiliare Magenta implicata nel processo, è stata dichiarata fallita il 13 marzo del 2008. Faceva capo per il 55% a Giardiello, per il 30% a Davide Limongelli, nipote del killer, coimputato e rimasto colpito nella sparatoria.
Era la sesta volta che Giardiello “chiudeva” un'attività nel corso degli ultimi 20 anni, per cessazione, liquidazione o fallimento. Di recente l'uomo aveva subito pignoramenti dei beni e decreti ingiuntivi. Risultano debiti con le banche e con il Fisco.
L'EX LEGALE: «PERSONA INGESTIBILE». L'ex legale del killer, l'avvocato Valerio Maraniello, lo ha descritto così: «Una persona sopra le righe, ingestibile come cliente perché non ascoltava mai i consigli. Era uno che pensava che tutti lo volessero fregare, era paranoide». Maraniello ha raccontato di averlo seguito fino al 2013 e poi di aver lasciato l'incarico, proprio perché si sarebbe trattato di un cliente «difficile».
PISTOLA PUNTATA CONTRO IL PM. Secondo un avvocato che si trovava in Tribunale al momento della strage, Giardiello avrebbe puntato la pistola anche contro il pubblico ministero Luigi Orsi, che si trovava in aula a rappresentare l'accusa. Senza però riuscire a colpirlo.
ALFANO: «INDIVIDUARE I RESPONSABILI». Il ministro dell'Interno Alfano, in conferenza stampa, ha aggiunto: «Abbiamo ottenuto dai vertici delle procure di Milano e di Brescia celerità, perché vogliamo che sia fatta subito chiarezza su cosa non ha funzionato e su chi è il responsabile dell'ingresso di un'arma al Palazzo di Giustizia. Le forze dell'ordine faranno tutto il possibile per verificare la verità su quanto è successo».

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