Milano 150410205750
INTERVISTA 10 Aprile Apr 2015 2032 10 aprile 2015

Milano, Bongiorno: «È stata uccisa la giustizia»

L'Anm accusa: noi lasciati soli. «I giudici sono i primi bersagli», dice Bongiorno. Che critica i pm «chiassosi» in politica. E avverte: «Imputati? Pericolo latente».

  • ...

Magistratura nel mirino. La strage al Tribunale di Milano ha riacceso le polemiche sulla «svalutazione del ruolo del pm». A dirlo è stato Gherardo Colombo, ex pm di Mani Pulite. Parole simili erano state pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che aveva lanciato un appello: «Stop al discredito nei confronti dei giudici».
Di più. L'uccisione del giudice Fernando Ciampi, dell'avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e di Giorgio Erba, imputato con il killer Claudio Giardiello in un processo per bancarotta fraudolenta, ha «un valore simbolico», ha insistito il presidente dell'Anm Rodolfo Sabelli, anche perché «troppe tensioni e troppa rabbia si raccolgono sulla giustizia e occorre richiamare tutti al diffuso rispetto verso di essa».
GLI IMPUTATI? UN PERICOLO LATENTE. Non solo i giudici, quindi. Giardiello, con il suo atto, ha voluto distruggere proprio la giustizia. Il killer «ha voluto uccidere la giustizia, tutto ciò che aveva a che fare con il processo: giudice, avvocato, coimputato», spiega Giulia Bongiorno a Lettera43.it.
Un epilogo drammatico, «anomalo» senza dubbio. «Anche perché si è consumato in un tribunale, dove la giustizia è amministrata». Ma che, putroppo, non stupisce perché «è quotidiano l'odio nei riguardi della giustizia». «Chi è coinvolto in un processo», aggiunge Bongiorno, «a prescindere dalla sua innocenza o colpevolezza, si sente comunque e sempre una vittima». Quindi è vero, «i giudici sono i primi bersagli. Lo vedo quotidianamente nel mio lavoro».
Secondo l'avvocato, gli imputati poi rappresentano un pericolo «latente». C'è chi medita vendetta, chi pensa di farlo e non riesce. E poi chi, come Giardiello, porta a termine il suo piano.

Giulia Bongiorno.


DOMANDA. L'odio per i giudici è così diffuso?
RISPOSTA.
Ogni giorno noi avvocati dobbiamo fare gli psicologi e placare l'ira degli imputati. La prima cosa che dicono arrivando in studio è: «Li voglio denunciare». Esiste una buona dose di intrinseca pericolosità di cui dobbiamo tenere conto.
D. Giardiello è riuscito a portare a termine la sua vendetta.
R. Sì è tragico ma non stupefacente: i sentimenti di odio purtroppo animano molti imputati. È una situazione particolare, forse in parte sottovalutata.
D. Cioè?
R. Chi è imputato si sente vittima e vuole vendicarsi. Ciò capita per tutte le imputazioni, ma nei processi per bancarotta il livello di pressione psicologica dell'imputato è maggiore perché c'è il peso del fallimento patrimoniale.
D. Ha voluto punire chi riteneva resposabile della sua «disgrazia»?
R. Nel caso in questione, oltre a questa componente, c'è altro. Sono molte le sfaccettature. Ha ucciso tutto ciò che aveva a che fare con il processo. Ha voluto uccidere la giustizia.
D. Oltre al giudice, però, ha freddato anche il suo ex avvocato.
R. Il fatto che il legale avesse rinunciato al mandato fa pensare. Probabilmente si tratta di un soggetto non del tutto equilibrato. Il ruolo degli avvocati poi è molto delicato. È importantissimo sedare i desideri di vendetta dei clienti. In ambito penale soprattutto è difficile trovare un imputato che non nutra un odio viscerale nei confronti di chi lo accusa o giudica.
D. L'avvocato dunque deve gestire la rabbia del cliente.
R. Sì, personalmente arrivo alla sera esausta. Se solo i magistrati fossero a conoscenza della quantità di contumelie, insulti e critiche a essi rivolti che gli avvocati sono costretti ad ascoltare e a placare ogni giorno...
D. La magistratura però non è nel mirino da oggi.
R. Negli ultimi anni è vero che la magistratura ha perso quella luce di cui brillava in passato, la solitudine della magistratura è un problema reale.
D. A cosa è dovuto?
R. Credo che molto dipenda dalla discesa in politica di alcuni pm, dal loro clamore mediatico e anche dalla politicizzazione di alcuni processi. Tutto questo è andato a discapito dei moltissimi magistrati che, invece, lavorano nell'ombra. Mi piace chiamarli piccoli eroi silenziosi. Visi e nomi che non sono conosciuti perché non appaiono sulle pagine dei giornali o non partecipano ai talk show.
D. Come Ciampi...
R. Già, come il giudice Ciampi. Non posso dimenticarli quando critico quelli più chiassosi, che hanno ceduto alle lusinghe della politica e hanno fatto disinnamorare i cittadini. Pur di difenderli, difendo l'intera magistratura. In passato mi hanno anche criticato per questo.
D. Disinnamoramento, quindi?
R. Basta andare all'uscita delle università. Un tempo moltissimi studenti coltivavano il sogno di diventare magistrato. Oggi non credo sia più così.
D. Sono questi piccoli eroi silenziosi a essere più in pericolo?
R. Dico solo che è questa la magistratura su cui punto e mi sento di dover tutelare. I magistrati che lavorano chini sulla loro scrivania fino alle sei di sera o che si turbano quando devono condannare. Ho una tale venerazione per questi giudici che li considero quasi dei sacerdoti.
D. Non crede che anche una certa politica abbia alimentato questo clima anti-pm?
R. Io stessa ho dovuto criticare Silvio Berlusconi per certe sue dichiarazioni contro i giudici. E ne ho anche pagato le conseguenze. «Sono il cancro della democrazia», diceva. le generalizzazioni sono errori imperdonabili. Non sono espressioni accettabili.

Correlati

Potresti esserti perso