Separati Rivolgono Alla 150413135326
INTERVISTA 13 Aprile Apr 2015 1353 13 aprile 2015

Assegno di mantenimento, Franchi: «Sentenza inefficace»

Niente alimenti a chi ha una famiglia di fatto. Per la presidente di Aps l'applicazione è complicata: «Il problema è culturale, troppa disparità tra uomo e donna».

  • ...

Il 66,1% dei separati che si rivolgono alla Caritas dichiara di non riuscire a provvedere all'acquisto dei beni di prima necessità.

Qualcuno tirerà più di un sospiro di sollievo. La Cassazione, infatti, stavolta l’ha detto chiaro e tondo: se il coniuge si è rifatto una famiglia, il diritto agli alimenti decade.
Già nel 2011 la Corte Suprema con la sentenza 17195 aveva fissato il principio che per far decadere questo diritto bastava che subentrasse una famiglia di fatto. In quel caso si stabiliva però che siccome una famiglia di fatto è temporanea, allora anche la sospensione dell’assegno non sarebbe stata definitiva.
Stavolta, invece, ha fugato ogni dubbio: quando l’ex si trova in una situazione in cui con il convivente elabora «un progetto e un modello di vita in comune», a prescindere dal matrimonio, cessa l’obbligo del mantenimento. Tuttavia, nei fatti le cose rimangono piuttosto complicate e la sentenza della Cassazione rischia di essere tutt’altro che rivoluzionaria.
«LA SENTENZA LASCIA IL TEMPO CHE TROVA». «Certo, è un passo avanti, ma sono cose che, in definitiva, lasciano il tempo che trovano», commenta a Lettera43.it Tiziana Franchi, presidente dell’Associazione nazionale Padri Separati (Aps). «Il fatto è che per chiedere la revoca dell’assegno di mantenimento, quello dovuto all’ex coniuge per assicurargli lo stesso tenore di vita avuto durante il matrimonio, bisognerà necessariamente portare qualche evidenza».
Per esempio, «dimostrare l’effettiva composizione della nuova famiglia di fatto: banalmente, servirebbero contratti d’affitto, utenze condivise. Ma uno potrebbe anche scegliere di non mettere nell’abitazione comune nemmeno il domicilio, per non perdere il beneficio economico».
SERVE IL RICORSO AL TRIBUNALE. La sentenza è semplice e parla chiaro, ma la sua applicazione rischia di essere piuttosto difficoltosa. «Sia chiaro, per me era una cosa da farsi: se c’è un nuovo nucleo famigliare, che dal punto di vista economico significa poter contare su un’altra entrata, è giusto che si perda il diritto al mantenimento», dice Franchi. «Però la sentenza può sempre essere rivista. E in ogni caso, perché decada il mantenimento bisogna chiedere di cambiare la sentenza di divorzio. Ci vuole, cioè, il ricorso in tribunale».
Una strada che per molti potrebbe rivelarsi complicata. «Per fare ricorso ci vuole la capacità economica, e non tutti ce l’hanno», spiega ancora la presidente Aps. «Soprattutto considerato che l’esito è tutt’altro che scontato, in molti potrebbero decidere di rinunciare perché non hanno i soldi da spendere in avvocati per i ricorsi».

Franchi: «Problema culturale, disparità tra uomo e donna»

Roma: il palazzo della Cassazione.

«A mio avviso», dice la presidente dell’Associazione nazionale Padri Separati, «sentenze come queste non sono effettivamente efficaci: è come la storia dell’affido condiviso, bene, benissimo in teoria, ma nei fatti il domicilio del minore rimane sempre e comunque quello della madre».
Se a chi ha già il divorzio alle spalle la sentenza rischia di non portare grossi vantaggi, diverso è il caso per chi sta affrontando ora la separazione: «Con questo pronunciamento della Cassazione, magari un giudice non fisserà proprio l’assegno di mantenimento per il coniuge economicamente debole se emerge, nel corso del procedimento, che questi ha già un compagno, come può accadere», precisa Franchi.
In ogni caso, sottolinea, il problema in Italia è soprattutto culturale. «C’è una evidente disparità di trattamento tra un uomo e una donna. La madre è sempre presa in grande considerazione, il padre no».
SINGLE SULL'ORLO DELLA CRISI. Un esempio? «In quei rarissimi casi in cui la madre è in difficoltà e i figli vengono affidati al padre, non capita mai che il giudice obblighi la donna a pagare per il mantenimento per i minori. Ma se i figli sono affidati alla madre, il padre deve pagare, anche se ha perso il lavoro».
I dati parlano chiaro: sono quasi sempre i padri a dover corrispondere i soldi per il mantenimento della famiglia, e non il contrario. Una situazione che negli anni, dall’istituzione del divorzio in poi, ha portato parecchi single di ritorno sull’orlo della crisi finanziaria, costretti a dividere il proprio stipendio tra il mantenimento della famiglia da cui si erano separati e il proprio, con risultati drammatici come quelli evidenziati dal rapporto Caritas 2014.
I PADRI SEPARATI SONO I NUOVI POVERI. Secondo le statistiche infatti i padri separati e divorziati sono «i nuovi poveri», un esercito di uomini, che per sostenere il mantenimento dello stesso tenore di vita all’ex moglie e ai figli non possono più permettersi di pagare un affitto, sono costretti a vivere dentro un’automobile in un parcheggio, o, peggio, ridotti al ruolo di clochard, con il conseguente deterioramento anche dei rapporti con i figli.
Il 66,1% dei separati che si rivolgono alla Caritas dichiara di non riuscire a provvedere all'acquisto dei beni di prima necessità. Prima della separazione erano solo il 23,7%. «In 24 anni di attività, sono migliaia gli uomini che si sono rivolti alla nostra associazione, attraverso il sito www.padri.it e i numeri di telefono che mettiamo a disposizione», conclude Franchi. «Spesso ci sono casi difficilissimi, di profonda disperazione: per questo offriamo un servizio di counseling gratuito psicologico e legale, per aiutarli ad affrontare il doloroso iter della separazione».

Correlati

Potresti esserti perso