Genocidio Armeni 150413202942
INTERVISTA 13 Aprile Apr 2015 2026 13 aprile 2015

Genocidio armeno, Flores D'Arcais: «L'Italia fa la furba»

Per Gozi «i governi non devono prendere posizione». Lo storico Marcello Flores D'Arcais: «Assurdo. E il Senato ha approvato una legge contro il negazionismo».

  • ...

Pare ci siano un genocidio di serie A e un genocidio di serie B. Il governo italiano sul termine, infatti, ha le idee piuttosto confuse.
DDL CONTRO IL NEGAZIONISMO. Se poco più di un mese fa il Senato dava il suo ok al disegno di legge che punisce il negazionismo, l’apologia e la minimizzazione della Shoah, dei genocidi, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra con la reclusione fino a tre anni, in occasione del centenario del genocidio armeno da parte della Turchia non ha espresso una condanna ufficiale.
Anzi. A quanto risulta a Lettera43.it, da circa due mesi la Farnesina invita centri culturali e biblioteche al low profile sulla tragedia.
A mettere il carico da 90 ci ha pensato Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei.
GOZI: «IL GOVERNO NON SI ESPRIMA». «Credo che non sia mai opportuno per un governo prendere delle posizioni ufficiali su questo tema. Per me, ma è la mia posizione personale, lo è stato», ha detto a Omnibus su La7. «Ma un governo non deve utilizzare la parola genocidio».
Insomma «è la solita e importante questione della lettura della storia», ha aggiunto, «non esiste una lettura storica assoluta e la lettura della storia crea forti divisioni. Per noi che facciamo politica è meglio guardare ai problemi di oggi della politica. Nessun governo si esprime in maniera ufficiale: questo è compito degli storici».
LE RAGIONI (SBAGLIATE) DI ROMA. Marcello Flores D'Arcais però non è d'accordo: «Pazzesco. È come recarsi in Germania o in Israele e non condannare politicamente la Shoah», dice a Lettera43.it il professore di Storia comparata e dei diritti umani all'Università di Siena, dove dirige anche il Master europeo in Human Rights and Genocide Studies (suo il libro Il genocidio degli armeni edito da Il Mulino).
Se poi il governo italiano appoggia Ankara per mantenere buone le relazioni internazionali, questo è «il modo peggiore per farlo». Roma, secondo Flores D'Arcais, «dovrebbe costringere il governo turco a riconoscere il genocidio».

Marcello Flores D'Arcais.

DOMANDA. Genocidio pare un termine tabù, almeno in Italia.
RISPOSTA. Sembrerebbe. E dire che anche la Turchia si è ammorbidita molto a riguardo negli ultimi 10 anni.
D. Cioè?
R. Se un tempo chi usava il termine genocidio rischiava di andare in galera, basta ricordare il caso del Nobel Ferit Orhan Pamuk, ora non è più così. Tanto che il nipote di uno dei triumviri che ordinò il genocidio, Hasan Cemal, ha scritto il bestseller 1915 - Il genocidio armeno.
D. Dunque siamo più realisti del re?
R. Direi proprio di sì. Il fatto è che la Turchia vuole evitare la macchia di genocidio all'estero soprattutto.
D. Gozi ha anche dichiarato che «non esiste una lettura storica assoluta e la lettura della storia crea forti divisioni».
R. Un'affermazione pesante. È un'ovvietà dire che non esiste una storia assoluta. Ma è altrettanto vero che esistono fatti storici acclarati, documenti e testimonianze. Il rischio è cadere nel postmodernismo.
D. Renzi però ha recentemente dichiarato che occorre fermare il genocidio perpetrato dall'Isis. C'è un genocidio che si può pronunciare e uno innominabile?
R. Oggi si tende a utilizzare il termine genocidio in modo esagerato, per rafforzare la volontà di intervento in un'area. Bisognerebbe usare molta più cautela.
D. A proposito di cautela, Ankara ha attaccato duramente papa Francesco che, invece, ha ricordato lo sterminio armeno.
R. Questo papa ci ha abituati a gesti coraggiosi e dirompenti. Forse questa sua uscita è dovuta al fatto che in occasione del suo ultimo viaggio in Turchia non pronunciò mai il termine. Ma ha avuto una serie di contatti e incontri con i vescovi armeni.
D. Le violenze contro i cristiani, come il massacro dei 147 studenti al college di Garissa in Kenya, hanno giocato un ruolo in questa presa di posizione da parte del pontefice?
R. Sì, decisamente. Però c'è un elemento di critica su quanto ha detto Bergoglio...
D. Quale?
R. Quello armeno non è stato un genocidio religioso. I capi islamici chiesero addirittura ai Giovani turchi di bloccare le violenze. La religione è stata strumentalizzata. Si trattò di un genocidio politico-ideologico.
D. Questi silenzi danneggiano la posizione geopolitica dell'Italia?
R. Direi che l'Italia non ha una politica estera, perché preferisce una politica della furbizia. Già era così ai tempi di Andreotti. Almeno il livello era decisamente più alto.
D. Cerchiobottismo?
R. La priorità è non pestare i piedi, non dare fastidio a Stati e alleati che crediamo detentori di poteri forti. L'Italia invece dovrebbe separare gli aspetti. E spingere Ankara a riconoscere il genocidio armeno.
D. Va anche detto che non brilliamo nell'ammissione delle responsabilità...
R. No, visto che abbiamo riconosciuto il genocidio in Africa solo nel 1996.

Correlati

Potresti esserti perso