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INCHIESTA 14 Aprile Apr 2015 1645 14 aprile 2015

Caso Ciucci, come funziona il sistema Anas

Primo appaltatore in Italia, con la Legge obiettivo è divenuto schiavo dei privati. Così lievitano i costi. E si stringe il legame con la politica. Il ponte sarà demolito.

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Il sopralluogo di Pietro Ciucci sul viadotto Scorciavacche sulla statale Palermo-Agrigento.

Pare che l’ultima grande opera di Pietro Ciucci fosse il tentativo di spingere l’azionista, il Tesoro, a privatizzare l’Anas.
Magari con l’ingresso delle banche e dei costruttori con i quali l’ente ha fatto sempre grande affari, l’economista di scuola Iri avrebbe mantenuto la poltrona. Quella che lascerà all’assemblea del prossimo maggio e che Matteo Renzi aveva messo nel mirino da mesi.
Crolli imbarazzanti, inchieste dove il nome dell’Anas rientra non fosse altro per i mancati controlli, il fatto che Ciucci, in pensione, fosse la prova vivente che si potessero bypassare le norme del governo per svecchiare la “brontocrazia” italiana: tutto questo il 13 aprile è stato messo sul tavolo dal neo ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, quando ha presentato a Ciucci la richiesta di dimettersi. E Ciucci ha dovuto accettare, ben sapendo che per il governo non sarà facile sostituirlo.
OLTRE 6 MILA DIPENDENTI. Perché l’Anas è il primo appaltatore in un Paese, l’Italia, dove l’edilizia è l’unico vero settore in grado di invertire il ciclo economico. Gestisce o ha competenze su 20.760 chilometri di strade e 905 di autostrade. Ha in corso opere per 11,5 miliardi e interventi di manutenzione per 825 milioni. Dà lavoro a 6.200 persone (dei quali 180 sono dirigenti), è capillarmente presente su tutta la penisola con 20 compartimenti territoriali. Perché, avendo l’ultima parola sulla viabilità, è la camera di compensazione delle grandi opere.
Intervistato da Corrado Zunino su Repubblica, Ciucci ha denunciato: «Siamo ostaggi delle grandi aziende, è questa la verità. E se seguiamo la legge, come l'Anas fa pedissequamente, ci riduciamo all'impotenza». Il che è vero in parte. Soprattutto se il riferimento è alla Legge obiettivo, quella che nel contempo ha ampliato il potere d’interdizione dell’ente e l’ha reso schiavo dei privati.
LA SVOLTA DEL 2001. Nel 2001 l’allora governo Berlusconi provò a dare un’accelerata al sistema delle grandi opere introducendo il general contractor. È una figura giuridica che ribalta i principi di separazione delle funzioni pur presenti nel codice degli appalti. Concede a un unico soggetto la progettazione, la realizzazione (che viene quasi sempre affidata in subappalto) e i controlli, visto che può nominare i tecnici per i collaudi e paga di tasca sua le tariffe previste dalla burocrazia.
Sul versante stradale il primo appaltatore resta l’Anas, che - fa intendere Ciucci - spesso è costretto ad affidare la realizzazione ai colossi dell’edilizia o alla cooperative, la direzione dei lavori alle società esterne di engineering sponsorizzate dalla politica.

L'Anas ha la forza di «moltiplicare il taglio di nastri»

Un momento del sopralluogo effettuato dai tecnici dell'Anas e dagli uomini della Protezione civile per valutare i danni e le conseguenze della frana che ha provocato un cedimento strutturale sulla A19 Palermo-Catania.

Secondo i magistrati di Firenze, quelli dell’inchiesta “Sistema” che ha indebolito fino alle dimissioni Maurizio Lupi, è grazie a tutto questo che Ettore Incalza, ras al ministero delle Infrastrutture delle grandi opere, ha avuto gioco facile per imporre l’amico Stefano Perotti come progettista e la sua Ingegneria Spm nel maxi appalto da 2,3 miliardi per l’autostrada costiera libica, nel macrolotto 2 in Basilicata, nel tratto Atena Lucana-Sicignano o in nel microlotto 3.2 della Salerno Reggio Calabria, dove si è verificato il crollo del viadotto Italia e la morte di un operaio.
In attesa di capire se le ipotesi dei pm verranno confermate, quel che è certo è che questo sistema finisce per tenere ai margini le strutture pubbliche deputate alla progettazione, e fa lievitare i costi perché gli stessi privati possono ottenere bonus consegnando prima le opere oppure chiedendo varianti, forti del fatto che, storicamente, l’Italia pur di far partire gli appalti sottostima sempre il finanziamento.
GLI EFFETTI SULLE PICCOLE IMPRESE. E ne risentono anche le piccole imprese (costrette ad accettare i bassi importi previsti per i subappalti) e il sistema controllo. Tanto che Ciucci ha dichiarato: «Da anni mi batto per introdurre il profilo reputazionale negli appalti: chi ha condanne per fatti corruttivi non partecipa». Invece accade il contrario.
Soprattutto l’Anas ha la forza di cambiare i destini di un amministratore pubblico. In quest’ottica nella gestione Ciucci sarebbe nata la tendenza a frazionare i lotti dei lavori pubblici. L’obiettivo è chiaramente quello di ridurre i tempi, mantenendo gli impegni ed evitando le penali, vedere garantiti le sovvenzioni alle opere, intascare i bonus per la chiusura dei cantieri. Ma l’effetto è anche quello, come hanno rilevato le inchieste dell’Espresso e di Report, «di moltiplicare il taglio di nastri». Cosa che fa la gioia della politica.
LEGGE OBIETTIVO NEL MIRINO. Pare che ci sia soprattutto questo alla base del crollo del viadotto a Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento il 30 dicembre, a poche settimane dall’inaugurazione.
L’Anas ha imputato la cosa al consorzio vincitore dell’opera (le coop Cmc e Ccc e la catanese Tecnis), ma gli uomini dell’Anticorruzione di Raffaele Cantone si chiedono come sia stato possibile aprire al traffico un tratto di strada non collaudato.
Adesso, nei palazzi romani, sono due le domande che si pongono politici, amministratori e brasseur d'affaires: dopo aver rottamato la strategia delle grandi opere, Renzi e Delrio pensioneranno anche la Legge obiettivo? E soprattutto chi sostituirà Ciucci all’Anas, avendo il compito di riformare i sistemi di controllo?
GUERRA E BAJO PER IL DOPO CIUCCI. Da più parti si fa il nome dell’ex amministratore delegato di Luxottica Andrea Guerra, al quale il governo ha già dato mandato di trattare con i Riva sull’Ilva e con Telecom per il piano sulla banda larga. Eppure – anche se le loro azioni sono in calo – bisognerà fare i conti con i dirigenti che negli ultimi anni sono stati più vicini a Ciucci. Innanzitutto Alfredo Bajo, l’attuale condirettore generale tecnico, l’uomo che ha potere di vita e di morte (tecnico) sulle strade in Italia e immarcescibile quanto lo stesso Ciucci.
Accanto a lui Ugo Dibennardo, ingegnere siciliano di 48 anni, che paga anche la vicinanza all’ex ministro Lupi.

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