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INCHIESTA 14 Aprile Apr 2015 0600 14 aprile 2015

Sardegna, il Dna degli ogliastrini va all'asta

La Parco Genos ha campioni genetici di 15 mila cittadini. I Comuni sono costretti a cedere le quote nella società. Che ora fa gola ai privati. Il prezzo: 80 mila euro.

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Nella banca dati della Parco Genos ci sono circa 15 mila cittadini sardi.

Chi comprerà il mio Dna? E come userà il mio patrimonio genetico? Per studiare e curare malattie oppure per speculare sulla produzione di farmaci?
Le domande sono concrete e urgenti per circa 15 mila sardi, il cui profilo genetico è contenuto nella banca dati di Parco Genos Scarl, società consortile delle cui quote gli enti pubblici presenti dovranno presto sbarazzarsi, a causa delle norme della Legge di stabilità.
PREZZO STIMATO DI 80 MILA EURO. E la fotografia di un'intera popolazione, donata gratuitamente per la ricerca, potrebbe presto finire in mano a chiunque possa sborsare appena 80 mila euro, il prezzo stimato della società di ricerca con sede in Ogliastra.
La ricerca del segreto della longevità è partita nel 2000, quando l'allora imprenditore della telefonia Renato Soru creò SharDna, un centro di ricerca privato dedicato allo studio del patrimonio genetico dei sardi.
In particolare di quelli di due paesi dell'Ogliastra, terra stretta tra falesie e aspre montagne.
TASSO DI LONGEVITÀ DA RECORD. Qui, a Talana e Perdasdefogu e dintorni, c'è un tasso di longevità record, testimoniato dalla scienza e dall'ingresso, per tre anni consecutivi, della famiglia Melis nel Guinnes dei primati come la «più longeva del mondo». Nella zona i centenari sono decine, ma è anche alto il tasso di malattie genetiche e autoimmuni.
Da qui la decisione di studiare, in collaborazione con il Cnr e altri enti di ricerca pubblica, il patrimonio genetico. Parte una campagna di sensibilizzazione, oltre 15 mila ogliastrini di ogni età si prestano a donare il proprio sangue per ricavare il profilo del Dna.

Arriva il San Raffaele e tutto crolla

Don Luigi Verzè.

Per partecipare al progetto, i Comuni di Talana e Perdasdefogu (famosa per il poligono di tiro militare) creano, insieme con soggetti privati (come la Clinica Tommasini) la società consortile Parco Genos, la quale – in un laboratorio di Perdasdefogu – custodisce la preziosa banca dati e gli alberi genealogici di intere famiglie, risalenti fino al XVII secolo.
Nel 2009 Soru, nel frattempo diventato presidente della Regione sarda, cede SharDna al San Raffaele di Milano per 3 milioni di euro. Ma, come molte delle opere di Don Verzè, anche la società sarda fallisce e il progetto di ricerca si arena.
SOCIETÀ IN LIQUIDAZIONE. Così il patrimonio genetico di un'intera popolazione resta là, chiuso in una stanza dove, nel frattempo, a causa di tagli ai bilanci pubblici, i dipendenti scendono da quattro a uno. E tutti, per scelta o per forza, si disimpegnano.
La Regione mette in liquidazione la società con la quale partecipa a Parco Genos, mentre anche i soggetti esterni (tra cui in consorzio di Benevento) danno pochi segni di interesse. Nel frattempo le Leggi di stabilità costringono le amministrazioni comunali a cedere le loro quote di maggioranza, per un incasso di nemmeno 14 mila euro ciascuna. Adesso, a causa dell'ultima finanziaria e del taglio delle partecipate, Talana e Perdasdefogu dovranno cedere ai privati le rimanenti quote, per un guadagno che, bene andando, coprirà le spese notarili.
UN PATRIMONIO IN VENDITA. Quando l'operazione di privatizzazione sarà completata, si aprirà il caso della proprietà del profilo genetico dei 15 mila donatori: l'acquirente di Parco Genos potrà farne l'uso che ritiene?
La questione è aperta e, due anni fa, la guardia di finanza, in seguito ad alcune segnalazioni, ha cominciato a indagare sui profili economici e legali di questa vicenda.
Che potrebbe finire con l'acquisto per pochi euro di un patrimonio impagabile per il suo valore scientifico, medico e storico.

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