MILANO 15 Aprile Apr 2015 1302 15 aprile 2015

Edilizia scolastica, il caso della Vespucci: «Abbandonati dallo Stato»

Finestre rotte. Infiltrazioni. Aree off limits. L'istituto Vespucci da 20 anni è dimenticato dalle istituzioni. Ragazzi, prof e genitori finanziano l'imbiancatura delle aule. Foto.

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Scuole sicure? Scuole nuove? Scuole belle? Oltre le slide, i risultati del piano del governo non è che balzino all'occhio.
Basta entrare in un qualsiasi istituto per rendersi conto della situazione dell'edilizia scolastica italiana. I problemi sono all'ordine del giorno: infiltrazioni, allagamenti, finestre e porte rotte.
Il cedimento del soffitto nella scuola elementare di Ostuni e il distacco di una plafoniera a Olbia hanno riacceso i riflettori sul problema. «Ma non è che quando non se ne parla le cose vadano bene, eh», dice amaro a Lettera43.it Carlo Giorloni, vicepreside di una delle sedi dell'Ippsar Vespucci, alberghiero di Milano (guarda le foto).
VENT'ANNI DI RINVII. Il caso di questa scuola è emblematico. Non ci sono, è vero, problemi di sicurezza. «A parte qualche lista di plastica caduta dal soffitto», aggiunge una collega in corridoio. Ma da 20 anni l'ormai ex Provincia e il Comune si rimpallano le responsabilità.
Palazzo Marino, proprietario dell'immobile, si rifiutava di mettere mano allo stabile perché «occupato» da una scuola superiore, quindi di competenza della Provincia. E vorrebbe trasformare quegli spazi in un centro sociale per anziani. La Provincia, a sua volta, non interveniva perché non possedeva l'area. Scegliendo di investire i cofinanziamenti dell'Unione europea nella viabilità. La scuola, così, è rimasta al palo.
IL TRASLOCO MAI AVVENUTO. Dieci anni fa, i circa 325 studenti di via Delle Rimembranze dovevano essere trasferiti in nuove aule da costruire vicino alla sede principale. Il trasloco era fissato per settembre 2014. Poi per questioni burocratiche e, soprattutto economiche, è slitatto al 2016.
Per mancanza di fondi, la Città metropolitana ha optato per il noleggio della durata decennale di un primo prefabbricato a 200 mila euro l'anno.
«Non è la situazione ottimale», spiega a Lettera43.it Patrizia Quartieri, consigliera delegata alla Programmazione Rete scolastica ed edilizia istituzionale di Città metropolitana, «ma è quella più concreta vista l'urgenza dell'intervento e la scarsità di fondi».
L'ATTESA PER IL DECRETO MUTUI. Per la costruzione un secondo prefabbricato adibito ai laboratori, Città metropolitana ha fatto richiesta alla Regione per il cosiddetto decreto mutui del governo. «La somma per il 2015 è di circa 15 milioni di euro. Abbiamo presentato la documentazione il 10 aprile. Ora non ci resta che aspettare».
Già perché il decreto mutui è ancora in alto mare. Inoltre, spiega la consigliera, il regolamento pone alcuni paletti. «Trattandosi di mutui a rimborso, il decreto prevede che questi prestiti siano già stati accesi. Ma se non ci sono i soldi...».
UN FABBISOGNO DI 100 MILIONI. E dire che il fabbisogno per l'edilizia scolastica per la sola Città metropolitana sarebbe di 100 milioni di euro. «Su 850 milioni stanziati dal governo per l'intero territorio nazionale, è comprensibile che siamo stati costretti a scremare», aggiunge Quintieri.
La condizione degli istituti è «drammatica». La metà dei 180 edifici è di proprietà del Comune che, in base alla legge 23 del 1996 sull'edilizia scolastica, l'ha data in gestione alla Provincia (ora Città metropolitana) che ne possiede l'altro 50%. «Sono i primi a versare nelle condizioni più critiche», dice la consigliera, «necessitano di interventi urgenti: dagli infissi ai soffitti, fino ai tetti».

Due piani inagibili e finestre rotte: ecco la #bellascuola Vespucci

Al posto delle tende si utilizzano fogli di carta.

Aggirandosi nei corridoi della Vespucci, ci si rende contro che il progetto #scuolabella del governo Renzi qui è rimasto solo una promessa.
Due interi piani sono da 10 anni off limits. Le solette non erano sicure, il soffitto cedeva e così il pavimento è stato ricoperto da assi di legno in modo da distribuire il peso.
PER SALIRE SI USA LA SCALA ESTERNA. Per salire ai piani superiori si è costretti a utilizzare la scala di sicurezza esterna, in ferro. «Questo provoca una dispersione fisica dei ragazzi», spiega il vicepreside, «due classi qua, due là. Occorrerebbero per la sorveglianza almeno sei bidelli». Che, ovviamente, non ci sono.
Le cucine, si tratta di un Ipssar, sono in una sorta di depandance, senza una tettoia che la colleghi al corpo centrale. Così spesso i ragazzi devono trasportare le vivande passando dal cortile, che piova o meno.
L'ala lasciata vuota è a metà tra un magazzino e un cantiere. Banchi ammassati, calcinacci. Perdite e infiltrazioni. Di cui una in prossimità del quadro elettrico. «È pericoloso. La luce è saltata più volte», racconta un professore camminando negli spazi vuoti che conosce come i corridoi di casa sua.
CON LO SCOTCH AI VETRI. Scendendo nelle aule, la situazione non è che migliori molto. «Vede le finestre? Sono rotte e dobbiamo chiuderle con lo scotch, un giorno sì e l'altro no», aggiunge un'altra docente. Al posto delle tende ci sono fogli di carta velina. Insomma, alla Vespucci ci si arrangia.
Quando si rompe qualcosa, una porta o una maniglia, si sale nella zona inagibile e si cercano pezzi di ricambio. «Ma per questa porta non sappiamo più dove 'rubare'», alza le spalle la professoressa. Che si lamenta anche del cortile, dove c'è un tombino aperto: «Si vede la fogna. E quando piove diventa un lago».
Di manutenzione straordinaria nemmeno l'ombra. Solo pulizia del cortile e poco di più.
IL MERCATINO PER IMBIANCARE LE AULE. Una situazione insostenibile, soprattutto perché dura da troppi anni. E così studenti, genitori e insegnanti hanno deciso di non aspettare con le mani in mano. Hanno organizzato due mercatini e una sorta di catering, mettendo in vendita pizzette e focacce cucinate da loro. «Abbiamo raccolto circa 500 euro». Che la prossima settimana spenderanno in vernice per imbiancare i muri delle aule. Hanno deciso di rispondere così, pennello in mano, alla lentezza delle istituzioni.

«La scuola italiana va avanti di volontariato»

Questa sede della Vespucci è frequentata da circa 325 alunni.

«Chi vive nella scuola non ne può più», scuote però la testa Giorloni. Non si tratta di tifare o votare per una o l'altra parte politica. La soluzione per lui è solo una e, a ben vedere, è tanto semplice da sembrare banale: «Investire nella scuola significa dare soldi alla scuola». Quasi una tautologia.
SI SPERA NEL TESORETTO. Magari parte del fantomatico tesoretto (perché sulla carta, essendo il risultato della differenza tra due stime di crescita del Pil) uscito dal Def potrebbe finire proprio lì. Vista l'ennesima tirata di orecchie che ci è arrivata dall'Europa.
IL RICHIAMO DELL'UE. La commissione Libertà civili e affari interni dell'europarlamento, nel suo rapporto pubblicato il 17 marzo, ha infatti chiesto al nostro Paese di fare di più per migliorare il suo sistema giudiziario, scolastico e pensionistico. Sul fronte della scuola, il rapporto esorta l'Italia a non tagliare più i fondi alla formazione e a investire di più sul suo capitale umano. «L'Italia», è scritto nel rapporto, «ha una lunga tradizione nel ridurre i finanziamenti alla scuola ed è questa forse una delle ragioni degli scarsi risultati degli studenti italiani nei test internazionali. L'Italia dovrebbe ribaltare questa tendenza, tenendo conto che l'istruzione è cruciale per essere competitivi nell'economia globale».
Una tendenza confermata dalla rete Eurydice che ha redatto per Bruxelles una ricerca secondo la quale il nostro è il Paese che spende meno di tutti nell'istruzione pubblica. A fronte di una media Ue del 10,84, da noi si investe nella scuola appena il 9,05% del totale.
«IL MINISTERO SA CHE NON POSSIAMO BOICOTTARE». «Il fatto», conclude il vicepreside dell'Ipssar, «è che il sistema va avanti grazie al volontariato di noi insegnanti. Ci impegniamo più dell'orario di lavoro, senza essere pagati. Il ministero sa che non possiamo boicottare la scuola. Ci andrebbero di mezzo i ragazzi. E sfrutta questo a suo favore».

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