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DIETROFRONT 16 Aprile Apr 2015 1422 16 aprile 2015

Bolzaneto, salta il convegno di Marilena Zaccardi

Prescritta per abusi, doveva tenere un incontro sulla salute in carcere. Ma la Asl ci ripensa. Nel frattempo, però, i capitani di allora sono stati promossi.

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La caserma di Bolzaneto.

Doveva essere relatrice a un convegno organizzato dalla Asl 3 di Genova sulla salute in carcere. Ma l'azienda ha revocato l'evento.
Certo che chiamare in cattedra Marilena Zaccardi, medico del carcere di Marassi, condannata per gli abusi commessi nel 2001 nella caserma di Bolzaneto (ma salvata sul piano penale dalla prescrizione) era stata una decisione quantomeno opinabile.
Soprattutto dopo le polemiche scatenate dalla condanna della corte di Strasburgo per le torture alla Diaz.
LE SOSPENSIONI DI TORTOSA E ADORNATO. E, per di più, nel giorno in cui Fabio Tortosa, il poliziotto che su Facebook aveva inneggiato alla Diaz, è stato sospeso, e il dirigente del reparto mobile di Cagliari Antonio Adornato sollevato dall'incarico per aver messo like al post incriminato.
Zaccardi, invece, non è mai stata licenziata dalla Asl genovese, ma solo sospesa per tre mesi. L'unico ad aver pagato per gli abusi e le violenze consumati a Bolzaneto resta così il «medico in mimetica», Giacomo Toccafondi, anch'egli condannato, che fu licenziato. Decisioni prese da un giudice monocratico e poi ratificate dall'azienda.
I mesi di sospensione dall'ordine dei medici per Toccafondi stanno però per scadere e il «dottor mimetica» potrebbe tornare a lavorare se non all'Asl come libero professionista. Per questo è partita tra i medici una raccolta firme per chiederne la radiazione.
LA ASL: «UNA GRAVE LEGGEREZZA». «Il congresso salute in carcere era stato organizzato alcuni mesi fa», spiega Corrado Bedogni direttore della Asl, «e la direzione non sapeva chi fossero i relatori. Appena ne sono venuto a conoscenza ho deciso di revocarlo». La dottoressa non può infatti rappresentare l'azienda sanitaria, è il ragionamento. Si tratta di una questione di «opportunità», mancata agli organizzatori colpevoli di una «grave leggerezza». Soprattutto in questo momento. Anche se, precisa Bedogni, «per Genova il G8, la Diaz e Bolzaneto sono ferite sempre aperte».
I CAPITANI DIVENTATI GENERALI. Altri protagonisti di quel processo finito in prescrizione hanno addirittura fatto carriera. I capitani degli agenti di custodia della caserma di Bolzaneto Bruno Pelliccia ed Ernesto Cimino sono stati promossi generali. Ed entrambi sono dirigenti del ministero della Giustizia.

Urlò a una ragazza ferita: «Puzzi come un cane»

Gli scontri a Genova durante il G8 del 2001.

Zaccardi, come ha ricordato Repubblica Genova, fu accusata di «aver consentito o effettuato controlli di triage e di visita sottoponendo le persone a trattamento inumano e in violazione della dignità», «costringendo persone di sesso femminile a stazionare nude in presenza di uomini oltre il tempo necessario e quindi sottoponendole a umiliazione fisica e morale». «Per aver ingiuriato le persone visitate con espressioni di disprezzo e di scherno». «Per aver omesso o consentito l’omissione circa la visita di primo ingresso sull’individuazione di lesioni presenti sulle persone». «Per aver omesso o consentito l’omissione di intervento sulle condizioni di sofferenza delle persone ristrette in condizioni di minorata difesa».
LE OFFESE AI RAGAZZI. Per intenderci è la dottoressa che a una ragazza ferita trasportata a Bolzaneto dalla Diaz che le chiedeva di andare in bagno gridò «puzzi come un cane».
Zaccardi relatrice? Una «decisione inopportuna», commenta a caldo Emanuele Tambuscio, avvocato di alcuni dei ragazzi di Bolzaneto. Tra cui proprio la giovane manifestante italo-svizzera offesa da Zaccardi. «Era malconcia, aveva riportato lesioni» dopo il pestaggio della Diaz, ricorda il legale, e «sperava con i suoi compagni di trovare «maggiore sicurezza a Bolzaneto, ma così non è stato». «È figlia di italiani immigrati in Svizzera. E dire che ora è un medico...». Quando si dice la nemesi.
«Il sistema si è dimostrato senza anticorpi», aggiunge Tambuscio. «C'è un ricorso presso la Corte europea e probabilmente finirà come quello sulla Diaz. Ci sono gli stessi presupposti».

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