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IPSE DIXIT 18 Aprile Apr 2015 1257 18 aprile 2015

Obama e gli incontri con Renzi, Letta, Monti

I complimenti al premier? Barack ha usato le stesse parole per Letta e Monti. Ma a Silvio...

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Strette di mano, pacche sulle spalle, complimenti. Anche al vino. L'incontro tra Barack Obama e Matteo Renzi è stato salutato come un successo. E Francesco Nicodemo, già responsabile Comunicazione del Pd e nel team di Palazzo Chigi, non poteva non sottolinearlo. «Impressionare Obama non è cosa facile ‪#‎diciamo‬», ha scritto soddisfatto su Facebook.

E in effetti non fa una piega: «Sono rimasto impressionato dall'energia e dalle riforme di Renzi», ha detto il presidente Usa alla fine del colloquio.
Ma c'è un ma. Nicodemo forse ha la memoria corta. Perché impressionare Obama non è poi un'impresa così eccezionale.
LETTA ALLA CASA BIANCA. C'era riuscito anche Enrico Letta nell'ottobre 2013. Anche con lui, Obama non aveva lesinato cortesie. «Sono impressionato dalla leadership e dall’integrità di Letta», disse Barack ricordando l'importante ruolo svolto da tanti italiani nella storia americana. «Gli italiani», aggiunse, «hanno aiutato l'America a essere quello che è in ogni aspetto della sua vita: la vicinanza tra Italia e Stati Uniti non dipende solo dall'amicizia fra due leader ma dalla storia e dalla vicinanza fra i due Paesi».

Enrico Letta e Barack Obama alla Casa Bianca.


OBAMA AMA LA TOSCANA. E anche in quel caso Obama non mancò di ricordare il suo amore per la Toscana, essendo Letta pisano. «Il premier non dovrà convincermi per tornare in Toscana. Io e Michelle ci siamo stati e abbiamo visto quanto sia meravigliosa».
Finito qui? No di certo. Altro incontro, altra impressione.
LA «PODEROSA PARTENZA» DEL PROFESSORE.Anche il sobrio Mario Monti era, infatti, riuscito a colpire Obama.
Data: 9 febbraio 2012. «Ho piena fiducia nella leadership di Monti e spero possa traghettare l'Italia attraverso questi tempi difficili», disse il presidente Usa a termine dell'incontro alla Casa Bianca con il professore bocconiano.

L'incontro tra Mario Monti e Barack Obama.


«Voglio solo dire quanto noi apprezziamo la poderosa partenza e le misure molto efficaci che sta promuovendo il governo di Mario Monti». E, ancora: «La relazione tra Italia e Stati Uniti non è mai stata così forte».
Monti, a cui il Time aveva addirittura dedicato una copertina, commentò felice: «L'incoraggiamento del presidente Obama aiuta il mio governo a continuare sulla strada delle riforme strutturali».


Le riforme non si sono (ancora) viste - se non quella Fornero - in compenso però Obama ha stretto le mani in poco più di tre anni a ben tre presidenti del Consiglio.
Quindi Obama è facilmente impressionabile? Diciamo che si impressiona spesso. Ma c'è qualcuno che non ce l'ha fatta.
SILVIO E LA FREDDEZZA DI MICHELLE. Silvio Berlusconi (che a Obama diede dell'abbronzato, vale la pena ricordarlo) al G20 di Pittsburgh del 2009 non venne accolto con gli stessi onori riservati agli altri capi di Stato. Anzi.
Michelle si limitò a una fredda stretta di mano. E la stampa straniera non mancò di soittolinearlo. Del resto le foto lasciavano poco spazio all'immaginazione.

«Berlusconi è in fondo alla lista dei baci di Michelle», titolò il britannico Daily Telegraph. «Il premier italiano, noto per le sue gaffe e per essere un cacciatore di donne, si vede negare il bacio di benvenuto che la first-lady ha concesso agli altri leader del G20», continuava l'articolo. «Mentre la signora Obama ha scambiato baci e abbracci con i Brown, i Sarkozy, i Medvedev e con Angela Merkel, ella è apparsa riluttante ad avvicinarsi troppo al signor Berlusconi» a causa della sua frequentazione «con call-girls e modelle di biancheria intima».
Che Obama non stravedesse per Silvio è noto. Anche se, come ha rivelato nel suo libro l'ex ministro del Tesoro Timothy Geithner, nell'autunno 2011, alcuni funzionari Ue avrebbero chiesto a Washington di fare pressione per la caduta del governo italiano. Il rifiuto americano: «Non potevamo avere il suo sangue nella mani».
SILVIO E L'AMICO GEORGE W. L'ex Cav si trovava molto più a suo agio con un altro inquilino della Casa Bianca, George W. Bush. Intercettato, disse all'interlocutore telefonico: «Solo il papa da Bush come me...».
E a Camp David, con l'amico George, si beccò pure i complimenti per il suo inglese. E il suo storico «nos only».
Ma erano decisamente altri tempi.



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