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STRATEGIE 20 Aprile Apr 2015 1359 20 aprile 2015

Cina, grandi manovre nello spazio

Pechino lavora a una centrale energetica in orbita. Sfidando Giappone e Usa. Dalla sonda su Marte a BeiDou, alternativa al Gps: il Dragone non si ferma.

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La stazione spaziale internazionale.

La marcia spaziale della Cina non si arresta: stando a quanto pubblicato dall'agenzia di Stato Xinhua, gli scienziati del Dragone stanno valutando la possibilità di costruire una centrale energetica a pannelli solari in orbita.
La stazione sarebbe – viste le difficoltà tecniche il condizionale è d'obbligo – il più grande velivolo spaziale mai costruito, superando in dimensioni sia l'Apollo sia la Stazione Spaziale Internazionale (Iss), e accumulerebbe energia senza interruzioni, inviandola poi a un ricevitore terrestre tramite microonde o raggi laser. Il tutto senza l'inconveniente dell'inquinamento.
LA CINA SFIDA GIAPPONE E USA. L'idea non è nuova: negli Stati Uniti il primo a studiare le possibilità di accumulare energia direttamente nello spazio fu l'ingegnere aerospaziale Peter Glaser, che ne scrisse già negli Anni 60. Il Giappone ha iniziato a lavorare a un progetto simile nel 1998 e nel 2009 ha affidato a un gruppo di aziende private il compito di trovare un modo per trasmettere l'energia al nostro pianeta.
Né si può dire che Pechino sia in vantaggio sui tempi di produzione: secondo un rapporto del 2010, un primo prototipo potrebbe decollare nel 2030 e una stazione utile a scopi commerciali potrebbe essere pronta nel 2050, date simili a quelli di cui si parla in Giappone, dove una versione di dimensioni ridotte potrebbe arrivare addirittura per il 2030.
UN PROGRAMMA NATO NEL 1992. Il dato importante consiste nel fatto stesso che gli esperti di Pechino si stiano cimentando in un'opera che finora né Stati Uniti né Giappone sono riusciti a completare: un segnale inequivocabile di quanta strada abbia fatto la Repubblica Popolare in termini di tecnologia e risorse economiche.
Il programma spaziale cinese prese avvio nel 1992, ma il primo risultato veramente prestigioso arrivò solo nel 2003, quando l'ufficiale dell'aeronautica Yang Liwei fu inviato in orbita e la Cina divenne il terzo Paese ad aver spedito un astronauta nello spazio. Seguirono altri lanci e altri esperimenti, fino ad arrivare all'invio del robot Yutu – il 'coniglio di giada' le cui peripezie hanno affascinato il popolo del web cinese – sulla Luna.
UNA SONDA SU MARTE NEL 2020. Il fatto che il piccolo rover abbia avuto diversi problemi tecnici e sia ora in seria difficoltà non ha scoraggiato i tecnici cinesi, anzi: Pechino si sta ora preparando a inviare un uomo sulla luna (fra il 2025 e il 2030) e un'altra sonda su Marte (nel 2020).
C'è da chiedersi il perché di tanta attenzione verso lo spazio quando i problemi della Cina abbondano anche sulla Terra. Secondo il Center for Strategic and International Studies, un think tank statunitense che si occupa di politica estera, il fattore principale è l'orgoglio nazionale: come a suo tempo per Stati Uniti e Russia, si tratta di ottenere «prestigio nazionale e dimostrare ricchezza, ambizione e capacità tecnologiche».

Xinhua: «Dal settore benefici per tutti i cittadini»

La copertura offerta da BeiDou nel 2012.

La Repubblica Popolare ha però anche motivi più concreti per investire nelle ricerche spaziali, a cominciare dalle ricadute economiche che queste tendono ad avere. Lo ha detto chiaro e tondo Xinhua: «Oltre 2 mila forme di tecnologia spaziale sono state impiegate nei settori delle telecomunicazioni, del tessile, dell'industria petrolifera, dei trasporti, della medicina e in agricoltura. Per questo motivo, quasi ogni persona cinese gode dei benefici generati dall'industria aerospaziale del Paese».
In termini economici il progetto più significativo fra quelli lanciati da Pechino è il sistema di navigazione satellitare BeiDou - letteralmente 'Orsa Maggiore' -, una rete che fornisce informazioni di posizionamento agli utenti che ne vogliano usufruire. Per ora BeiDou copre solo parte del continente asiatico, ma quando i 35 satelliti che ne fanno parte saranno tutti in orbita - bisognerà attendere il 2020 - il sistema diventerà operativo a livello globale, mettendo così fine al monopolio del Gps.
TECNOLOGIE UTILI PER L'ESERCITO. Le tecnologie spaziali sono fondamentali anche per la modernizzazione delle forze armate. Come la guerra del Golfo e successivamente quelle in Afghanistan e Iraq hanno dimostrato, oggi nessuna potenza militare può essere efficace senza un sistema di comunicazioni e di difesa spaziali.
I generali cinesi – consci di questa realtà e foraggiati con un budget che cresce di oltre il 10% all'anno da più di un decennio – stanno dedicando sempre più risorse a questa particolare forma di difesa. Secondo un recente rapporto presentato alla Us-China Economic and Security Review Commission da Richard D. Fisher, esperto di studi militari presso l'International Assessment and Strategy Center, il ruolo delle tecnologie spaziali potrebbe presto diventare fondamentale per le forze armate cinesi. «Entro il 2020 e il 2030», afferma lo studioso, «lo sviluppo delle capacità di proiettarsi nello spazio e di combattimento spaziale saranno uno degli elementi decisivi della prossima fase di modernizzazione dell'Esercito di Liberazione Popolare».
INVESTIMENTI PER 6 MLD IN 20 ANNI. Qualche risultato è già stato raggiunto: nel 2007 la Cina ha usato un missile terra-aria per abbattere un satellite in disuso, dimostrando così di avere le tecnologie necessarie per causare seri danni a eventuali avversari. Test simili sono stati ripetuti nel 2013 e nel 2014, e a nulla sono valse le critiche di Washington, che in passato ha peraltro condotto operazioni simili.
A dispetto dei progressi fatti da Pechino, la Cina resta comunque un parvenu nel settore. Basta dare un'occhiata ai numeri per rendersene conto: riportando un'intervista con un ufficiale affiliato al programma spaziale, tre anni or sono Xinhua scrisse che la Cina ha investito 39 miliardi di Yuan (circa 5,8 miliardi di euro) per il suo programma spaziale dal 1992 al 2012. Una cifra notevole, ma il budget è solo una frazione di quello della Nasa statunitense - che per il 2015 ammonta a circa 16 miliardi di euro - ed è inferiore anche alle spese dell'ente spaziale europeo: nel solo 2015 la European Space Agency ha già messo in conto spese per ben 4,433 miliardi di euro.

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