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FOCUS
20 Aprile Apr 2015 1558 20 aprile 2015

Migranti, il traffico vale 10 miliardi all'anno

La traversata costa 3 mila euro. Il doppio rispetto a quando c'era Mare Nostrum. Dall'Isis alla mafia: gli interessi in gioco. Il piano Ue.

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C’è anche - se non soprattutto - una brutta storia di soldi dietro la morte degli almeno 700 profughi al largo di Lampedusa.
Un giro d’affari monstre che vede coinvolti nel traffico dei clandestini tra le coste del Maghreb e l’Europa le fazioni in lotta in quella parte del mondo, gli islamisti e le mafie nostrane.
Che sono riuscite, come dimostrano le inchieste di Roma Capitale, a mettere le mani anche sulla gestione e sull’assistenza degli immigrati una volta arrivati a terra.
BUSINESS IN MANO A CORPORATION CRIMINALI. Ecco la mappa di un business gestito da corporation criminali che - per quanto riguarda disponibilità finanziarie, controllo del territorio e capacità logistiche e mezzi - non hanno nulla da invidiare a una multinazionale.

La mappa delle rotte clandestine.

1. Il giro d'affari: 10 miliardi all'anno, un 'biglietto' a 3 mila euro

L’organizzazione mondiale dei migranti ha calcolato che ogni anno il trasporto dei clandestini attraverso il Mediterraneo, dai Paesi in guerra dell’Africa e del Medioriente all’Europa, vale qualcosa come 10 miliardi all’anno. Ormai è la seconda industria - dopo il commercio delle droghe e prima della vendita delle armi - per la criminalità. Anche perché un “biglietto” per i viaggi della speranza costa tra i 3 mila e i 4 mila euro.
Quando era in vigore Mare Nostrum, con le navi italiane che potevano intervenire liberamente in acque internazionali, si pagava la metà.
DALLA MAURITANIA A MADRID VIA CANARIE. C’è chi ha stimato che il giro d’affari complessivo sfiori i 34 miliardi di euro, anche perché l’organizzazione offre per il triplo viaggi più comodi: in aereo da Spagna e Grecia fino al Sudamerica, dove ci sono meno controlli e da dove è più facile in futuro ritornare in Europa e con documenti falsi.
Oppure i profughi vengono trasferiti in Mauritania dove, con documenti falsi, raggiungono le isole Canarie e il Marocco per poi imbarcarsi sui voli diretti a Madrid e Berlino.

2. Il ruolo dell'Isis: dal traffico soldi freschi per la causa del Califfato

Di fronte a questi numeri è facile capire che ognuno vuole la sua parte. L’Ucrif, l’Unità centrale per la prevenzione dell’immigrazione clandestina della polizia spagnola, ha svelato in un dettagliato rapporto che l’Isis è sempre più attivo nel traffico dei clandestini. Pare che abbia riconvertito alla bisogna la sua rete di complicità per fare rientrare o uscire dall’Europa i jihadisti. Con un duplice risultato: finanziare la guerra contro l’Occidente, mescolare disperati e terroristi rendendo più difficile alle forze dell’ordine di individuare i soggetti più pericolosi.
In quest’ottica va ricordato che i magistrati iberici hanno smantellato nello scorso novembre una cellula di rappresentanti dell’esercito islamico che da Madrid - era composta da sei persone, iracheni e libanesi con appoggi in Turchia e America Latina - coordinava tutto il traffico dei clandestini. Pare che in un mese avesse incassato oltre 100 mila euro, tutti girati alla causa del Califfato.
CORRIDOI ATTRAVERSO IL DESERTO. “Concorrenti” in quest’attività sono le fazioni tribali che dal centro Africa in su si fanno la guerra dopo che le primavere arabe hanno spazzato i regimi dei grandi raìs come Gheddafi e Mubarak. Esponenti poi del partito di governo Al Fatah hanno accusato quelli di Hamas di partecipare a questi traffici.
Vero o falso che sia, sono stati creati corridoi attraverso il deserto per trasportare migranti provenienti dall’Asia o dal Continente nero verso il Maghreb. In questa fase molto “gettonata” la costa della Libia controllata dai miliziani.

3. Il ruolo della mafia: sostegno agli scafisti in cambio di una percentuale

Non da meno è la mafia siciliana. La prima inchiesta che collega Cosa nostra al traffico dei clandestini è del 2011, quando vengono arrestati due pescatori siciliani, secondo gli inquirenti appartenenti al clan Brunetto e affiliati alla famiglia dei Santapaola, che avrebbero scortato alcune imbarcazioni nel Canale di Sicilia e curato lo sbarco dei clandestini nell’isola.
Inchieste successive delle procure di Siracusa e Catania dimostreranno che i clan danno agli scafisti assistenza a terra e di sostegno logistico, in cambio di una percentuale sulla tratta dei disperati.
SUPPORTO SUBAPPALTATO ALLE BANDE. Negli anni la partecipazione mafiosa al fenomeno è rimasta sottotraccia, anche perché le cosche sono sempre state interessate a gestire le attività di caporalato.
Ma ultimamente avrebbero subappaltato la filiera a bande di supporto in mare e sulla terraferma stranieri che operano in Sicilia. Come dimostra l’ultima inchiesta della procura di Palermo.

4. La rete criminale: la pianificazione dei viaggi avviene a Palermo

Non è un caso se l'ultima inchiesta della Dda di Palermo sia per associazione a delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina. I magistrati di Catania e Agrigento negli ultimi mesi hanno raccolto testimonianze tra i sopravvissuti delle traversate che confermano la medesima pista: in Libia, Sudan, Egitto e Siria la rete criminale fa capo sempre alle stesse persone. Che operano senza scrupoli pur di intascare, per ciascun viaggio, sui 3-4 mila euro.
I magistrati della Dda siciliana hanno evidenziato che i trafficanti di esseri umani non erano in Africa ma a Palermo.
«HO RACCOLTO 1 MILIONE CON L'ULTIMO BARCONE». A guidare la banda un 40enne etiope che, intercettato, si vantava con uno scafista: «Ho raccolto 1 milione di dollari con l'ultimo barcone».
Era lui a pianificare e controllare che tutto andasse a buon fine nei viaggi tra i porti di Garabulli, Zawia e Zuwara fino alla Sicilia.
Suo socio un sudanese che si sposta tra Khartoum e la Libia. Nella gang un 32enne egiziano, forse uno dei capi, capace di organizzare anche l'assistenza legale per gli scafisti fermati a Catania: «L'avvocato ti sta arrivando direttamente, gli sto mandando dei soldi».

5. L'accoglienza: è il vero business, vale più del traffico

Attività borderline, che la criminalità locale preferisce dare in appalto, visto che il vero e più sicuro business è l’assistenza degli immigrati.
Questo almeno provano a dimostrare i magistrati di Roma che hanno aperto l’inchiesta di Mafia Capitale e che vedrebbe coinvolti Cosa nostra, neofascisti e coop rosse. Dal brogliaccio delle intercettazioni si legge che Salvatore Buzzi, il numero uno della cooperativa 29 giugno e all’avanguardia nel reinserimento dei carcerati, dice al telefono a un amico: «Tu c'hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati?». Per poi “rispondere”: «Il traffico di droga rende di meno».
COI MINORENNI SI FANNO PIÙ SOLDI. Buzzi si dice innocente, fatto sta che soltanto nel 2013 lo Stato italiano ha speso quasi 2 milioni di euro al giorno per garantire la prima accoglienza ai 40.244 ai migranti. Soldi che vengono girati a operatori privati, che gestiscono i 27 centri di prima accoglienza e si prendono in carico l’obbligo di fornire loro un letto, i pasti, il vestiario, i farmaci necessari e la concessione del cosiddetto pocket money (45 euro al giorno).
Racconta un funzionario del ministero dell’Interno: «Pur di aumentare i livelli del loro business, si stipano quanti più migranti si può nella stessa camerata. e più ne arrivano, più restano a lungo e se sono minorenni, fanno ancora più soldi».

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