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SCENARIO 22 Aprile Apr 2015 2042 22 aprile 2015

Forza Italia, la rottamazione è dietro l'angolo

Berlusconi vuole un nuovo partito. Di soli fedelissimi. «Non più di 40 parlamentari», svela una fonte. «Italicum? Non lo voteremo».

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Silvio Berlusconi.

Completo blu, sorriso sulla bocca e modi suadenti, o forse «piacioni e un po’ pariolini», per usare il commento malizioso di qualche deputato di Forza Italia, che non ha molto gradito la novità, Andrea Ruggieri ha fatto il suo debutto nel firmamento azzurro, arrivato al suo ultimo giro di boa. E che debutto.
Silvio Berlusconi ha voluto il nuovo responsabile della comunicazione tivù di Forza Italia, nonché nipote di Bruno Vespa, con sé alla Camera, nella sala Lucio Colletti, alla riunione del gruppo prima della battaglia (non si sa quanto di facciata) contro l’Italicum. E lo ha presentato con parole che suonano come l’inizio della rottamazione ormai anche dei fedelissimi.
«Vi presento Andrea, a lui spetta il compito di selezionare chi deve andare in tivù, di insegnare come si comunica», avrebbe detto il leader di Forza Italia. Poi, la stoccata che ha turbato più d’uno dei presenti e creato una serie di incroci di sguardi: «Molti di quelli che vanno in tivù fanno spesso perdere consenso».
BERGAMINI PERDE POTERE. Poiché da un po’ di tempo di Raffaele Fitto e dei fittiani non si vede l’ombra, e se in tivù vanno non accade certo per volontà del partito, da Laura Ravetto a Paolo Romani e Maurizio Gasparri (questi ultimi due senatori che hanno incontrato più tardi il leader a Palazzo Madama) si saranno chiesti se per caso ce l’avesse con loro.
È un fatto che dopo l’investitura di Ruggieri, di cui si rintraccia su internet qualche collaborazione con il programma televisivo di Rai2 Virus, la passione per il tennis e il vodka-martini, è iniziato un profluvio di dichiarazioni, a cominciare da Romani, in cui l’astro nascente del berlusconismo viene descritto quasi alla stregua di un premio Pulitzer.
Secondo i maligni, il nuovo responsabile tivù del partito, 39 anni, avvocato, noto alle cronache per essere stato fidanzato di Anna Falchi, avrebbe di fatto un po’ eroso il potere di Deborah Bergamini, che comunque resta responsabile della comunicazione azzurra.
CATTANEO STORCE IL NASO. Bergamini, giornalista formatasi in Inghilterra, plurilingue, è stata spesso oggetto di attacchi da parte dei dissidenti perché esponente del tanto vituperato “cerchio”, anche se in realtà lavora per Berlusconi da vent’anni ormai. Altri preferiscono, invece, metterla così: «È stata Deborah a cedere la parte della tivù perché si era stufata».
Sia come sia, il berlusconismo giunto all’ultimo giro di boa incomincia mandare segnali non più rassicuranti neppure ai fedelissimi. Per esempio, fonti azzurre di rango, sotto anonimato, raccontano a Lettera43.it che Alessandro Cattaneo, ex sindaco di Pavia, finora della stretta cerchia di Silvio, anche perché grande amico di Giovanni Toti, non abbia affatto gradito la sua sostituzione alla guida del dipartimento degli Enti locali con il responsabile dei club Marcello Fiori.

Fitto all'attacco: «Forza Italia e il Cav liberali a intermittenza»

Raffaele Fitto.

Eppure Cattaneo, nonostante la sconfitta di quasi un anno fa a Pavia, dove è stato battuto dal Pd, sembrava essere stato recuperato alla grande nel firmamento berlusconiano. Fu utilizzato per usare la clava sulla stampa contro il 'ribelle' Fitto, proprio a pochi giorni dall’elezione record al parlamento europeo con quasi 300 mila voti dell’ex governatore pugliese. Ma così vanno le cose nel mondo di Silvio. Rottamazioni su rottamazioni che fanno lanciare l’ennesimo grido di protesta a Fitto: «Non partecipiamo a riunioni dei gruppi parlamentari inutili».
Fitto denuncia «il caos» e accusa Forza Italia e Berlusconi di «essere liberali a intermittenza». E cioè «liberali a difesa dei defenestrati del Pd nella Commissione Affari costituzionali» e «imbavagliatori a casa propria».
LE RUGGINI TRA ROMANI E BRUNETTA. Anche se il Cav ribadisce che lui «non ha mai buttato a mare nessuno», in realtà riterrebbe da tempo Fitto fuori dal partito. Ma non si può permettere ancora di fare la stessa cosa con Denis Verdini e i verdiniani, nostalgici del patto del Nazareno. Ora che ha deciso di condurre sull’Italicum la battaglia contro Matteo Renzi, Berlusconi ha dovuto tenere la riunione dei gruppi parlamentari proprio per assicurarsi che i verdiniani lo seguano.
Sono stati i capigruppo a chiamare il Cav in parlamento per cercare di rinserrare le fila: «Non li teniamo più», avrebbero detto. Le riunioni poi sono state separate, una per i deputati e l’altra per i senatori, perché tra Romani e Brunetta continua a non correre buon sangue.
UN PARTITO DI SOLI FEDELISSIMI. Molti verdiniani sembra che alla fine seguiranno l’indicazione di voto contrario all’Italicum. «Tanto, già sanno che prima o poi torneremo a dialogare con Renzi: si voterà no alla legge elettorale ma sì all’abolizione del Senato», prevede, sotto anonimato, un fedelissimo del Cav.
E Forza Italia? Rottamata, «tanto più se si perderà anche la Campania, ma tanto ormai Berlusconi vuole un nuovo partito fatto solo di fedelissimi, con una quarantina di parlamentari al massimo». Berlusconi che nel corso della riunione ha detto: «Dovremmo cercare un leader sotto un cavolo, gli altri con Renzi lo hanno già trovato».
Chi ci sta ci sta. Insomma, «meno siamo meglio stiamo», come recita il motto del “cerchio magico”. Ma se alla fine venisse rottamato anche quello?

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