Ansar Ansari Durante 150416140658
TERRORISMO 22 Aprile Apr 2015 1341 22 aprile 2015

Isis, come funziona il sistema giuridico

Isis, la giustizia è regolata dal Consiglio della Sharia. Poi le Corti e i giurisperiti. Come l'onnipresente al Ansari. Amin: «Le pene che infliggono sono un'eresia».

  • ...

Abu Ansar al Ansari durante l'esecuzione di una pena.

Ha una lunga barba bianca, il volto sempre scoperto e un nome che significa «il partigiano di Maometto».
Abu Ansar al Ansari è un anziano militante dell’Isis. Sovrintende alle esecuzioni nell’area di Mosul. Risalgono a oltre un mese fa le immagini che lo ritraggono mentre infligge una punizione a un ladro nella provincia di Niniveh. Arrivate in Occidente grazie ai militanti pro-Isis, che le hanno condivise attraverso il sito web Nasher.
I militanti del Califfato prima pompano un cocktail di farmaci anestetizzanti nelle vene del ladro. Dopodiché, sotto l’attento sguardo di Abu Ansar al Ansari, gli tagliano la mano con una mannaia da macellaio. Altre immagini più recenti mostrano Abu Ansar mentre ordina la lapidazione di una coppia accusata di fornicazione. I due innamorati vengono colpiti a morte dalle pietre. Intorno a loro una folla radunata apposta per assistere in diretta alla macabra esecuzione. In entrambi i casi Abu Ansar è lì, col volto bene in vista e la lunga barba bianca.
AL ANSARI, GIUDICE LEGALE A MOSUL. Non sembra dunque volersi nascondere, eppure fonti irachene dicono che sulla sua biografia trapela ben poco. «È il giudice legale dell’Isis a Mosul. Nessuno sa con certezza chi sia realmente, ma ho sentito due storie diverse sul suo conto», racconta a Lettera43.it l’attivista iracheno Steven Nabil. «La prima narra che faceva parte di al Qaeda a Mosul . E, solo in seguito, si sarebbe unito all’Isis. La seconda versione ce lo presenta come un ex membro del partito Baath».
Insomma, un personaggio le cui origini non sono chiare nemmeno a chi, come Nabil, osserva l’evolversi della situazione dall’interno del Paese. «In ogni caso ho la sensazione che le due storie siano collegate. Molti degli attuali leader dell’Isis facevano parte del Baath che poi è diventato al Qaeda in Iraq».
PER ARNABOLDI È «UN GIURISPERITO». Potrebbe esserci dunque un filo conduttore tra le due storie che circolano in Iraq sulle origini di questo personaggio. Molto probabile, però, che non sia una figura chiave nel sistema gerarchico dell’Isis.
Come spiega Marco Arnaboldi, tra gli autori dell’ultimo volume di Ispi Twitter e Jihad, la comunicazione dell'Isis: «È lecito pensare che si tratti di un faqih (un giurisperito) o quantomeno di un saggio di questioni islamiche. Ma non sovrastimerei la sua rilevanza. Altre figure dal simile ruolo sono apparse nei video con il viso sfocato o coperto: il fatto che lui non riporti alcuna protezione è significativo».

Una struttura simile a quella dell'Arabia Saudita

Mosul (Iraq): un uomo dopo essere stato mutilato dai miliziani dell'Isis del suo braccio destro.

Qualunque sia il suo peso, visto che al Ansari dirige le esecuzioni è da considerarsi parte integrante del sistema giuridico dell’Isis. Un ingranaggio che, come ha dichiarato l’ex agente dell’intelligence britannica Alastair Crooke, è molto simile a quello dell’Arabia Saudita.
A capo c'è il Consiglio della Sharia, una delle istituzioni di maggior rilievo nei processi decisionali del gruppo. «Al suo interno vi sono figure di spicco quali il giurisperito Turki al-Bin’Ali, secondo diverse fonti inviato in Libia per l’istituzione di un gruppo autoctono», afferma Arnaboldi. «Al Consiglio sciariatico centrale fanno riferimento inoltre diverse dislocazioni minori, tra cui le Corti islamiche dove il gruppo sostiene di condurre i processi».
MINISTERI CON UFFICI NELLE VARIE CITTÀ. Per il resto, addentrarsi ulteriormente nel sistema giuridico dell’Isis è difficoltoso. Tuttavia, un documento uscito a dicembre del 2014 mostra come lo Stato Islamico abbia di fatto implementato gli hudud, ossia le pene fisse direttamente disciplinate dal Corano.
Spostando l’attenzione sul consiglio amministrativo, si trova al suo vertice la Majlis al-Shura (una sorta di assemblea consultiva), composta dagli uomini più vicini ad al Baghdadi. «Fra questi», dice Arnaboldi, «spicca la figura di Ayman al-Iraqi, un punto di riferimento in ambito militare».
Infine, l’Isis ha i suoi ministeri (diwan), con uffici delocalizzati nelle varie città.
UNA SETTA DEVIATA. Non tutti, però, sembrano essere d’accordo sul fatto che il sistema di giustizia dell’Isis rispetti la Sharia. Anzi. Un’opinione interessante su questo tema è quella espressa dallo shaykh Mostafa Milani Amin, un iraniano che ha vissuto in Italia per 24 anni, laureandosi in ingegneria al Politecnico di Milano. Tornato in Iran ha intrapreso la carriera religiosa nella città santa, alla Fazieh, uno dei più prestigiosi seminari. Molto duro, in particolare, è il suo giudizio su al Ansari e sull’Isis, che considera una setta deviata.
«Questi personaggi di solito sono salafiti e wahabiti takfiri, che seguono gli 'insegnamenti' di Ibn Abdil Wahhab e di Ibn Tiymiyyah, i teorizzatori del Takfirismo», spiega a Lettera43.it. «Loro credono di applicare la Sharia, ma commettono gravi errori e orrori. Errori dottrinali, in quanto il codice penale islamico è molto preciso e complesso da capire: per quel tipo di esecuzioni esistono molte condizioni e inoltre deve essere permesso dalle massime autorità religiose». Personaggi come al Ansari, secondo Mostafa Milani Amin, hanno quindi una conoscenza dell’Islam superficiale e si limitano a eseguire le direttive ricevute dai loro superiori: «Sono eretici e deviati».
BRUCIARE PRIGIONIERI? UN'ERESIA. Per meglio chiarire il suo pensiero, Amin si sofferma su un episodio realmente accaduto: il prigioniero di guerra bruciato.
«Bruciare prigionieri di guerra è un’eresia. Il Profeta non lo fece mai e mai l’ordinò. Nessuna delle scuole islamiche lo permette, ma loro lo fanno con assoluta facilità».
Altro esempio concreto della loro scarsa conoscenza della Sharia sarebbe il modo in cui conducono le esecuzioni. «Spesso sono fatte in piazza, senza processo. Il processo è un cardine del diritto islamico - sostiene lo shaykh -, ma loro uccidono senza nemmeno processare. O dopo processi sommari, senza avvocati, né testimoni. Sono una setta deviata che davvero nulla ha a che vedere con l’Islam».

Correlati

Potresti esserti perso