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IMMIGRAZIONE 23 Aprile Apr 2015 0610 23 aprile 2015

Mare Nostrum, le colpe del governo italiano

Renzi e Alfano si scagliano contro l'Ue. Ma a ottobre furono loro a volere Triton. Nonostante i richiami delle associazioni umanitarie. E gli appelli della Marina.

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Operazioni di pattugliamento durante il piano Triton.

Era l'11 febbraio scorso. Il giorno prima c’era stata un’altra tragedia di proporzioni bibiliche al largo di Lampedusa, con 300 profughi affondati su quattro gommoni.
Enrico Letta decise di rompere il silenzio iniziato dopo la sua cacciata da Palazzo Chigi, chiamando in causa il suo successore. Che aveva voluto la fine della missione umanitaria partita da lui quando era premier: «Bisogna ripristinare Mare Nostrum. Che gli altri Paesi europei lo vogliano oppure no. Che faccia perdere voti oppure no».
RENZI CHIEDE PIÙ SFORZI ALL'UE. Matteo Renzi non la prese bene. Andò in televisione, davanti alle telecamere di Sky, e senza nominare Letta, sbraitò: «Quando ci sono morti, anche soltanto per rispetto, l'idea di usarli come strumentalizzazione fa male al cuore». Per poi argomentare: «Anche con Mare Nostrum si moriva. Il punto politico è risolvere il problema in Libia, dove la situazione è fuori controllo». Ma non rispose all’accusa più imbarazzante lanciata da Letta: che Mare Nostrum era stata chiusa dal governo italiano.
Dopo la tragedia del 19 aprile, il premier ha chiesto maggiori sforzi all’Europa. Ma, come ha spiegato in più occasioni Gil Arias Fernandez, direttore di Frontex, «la decisione se ridurre o terminare quest’ultima operazione (Mare Nostrum, ndr) è stata del governo italiano. Salvare vite umane è sempre una priorità, ma il mandato dell’agenzia è quello di controllare le frontiere, non facciamo ricerca e soccorso».
MARE NOSTRUM BOCCIATO E RIMPIANTO. La sciagura di domenica - questa volta gli immigrati morti nel Canale di Sicilia sono oltre 700, c’è chi ne ipotizza 900 - riporta al centro del dibattito pubblico la missione per l’assistenza in mare ai migranti, Mare Nostrum.
Quella che permetteva alla nostra Marina, la Guardia Costiera o la Guardia di Finanza non soltanto il pattugliamento ma anche di intervenire oltre le 30 miglia dalle acque territoriali italiane, a differenza di quanto avviene con la missione che l’ha sostituita Triton. Quella che - come hanno spesso rivendicato i nostri ministri - ha permesso il soccorso di 100.250 persone , l’arresto 728 scafisti, di sequestrare otto navi madre. Quella che adesso la maggioranza di governo rimpiange e chiede all’Europa di ripristinare.
COSTI TROPPO ELEVATI. L’Italia attacca Bruxelles e chiede all’Europa una piattaforma di soccorso con un potenza d’intervento più ampia di quella esistente. Ma dimentica che fu proprio l’attuale governo a rottamare Mare Nostrum. Dal suo arrivo a Palazzo Chigi Renzi non ha mai nascosto di voler modificare questa missione, tanto da metterla al centro della sua piattaforma per la presidenza italiana del semestre europeo.
E per i motivi più disperati: l’estremo costo tutto a carico dell’Italia (9,3 milioni contro i 2,7 previsti per Triton e pagati da Bruxelles), l’assenza di assistenza da parte degli altri Paesi confinanti con l’Italia e interessati dal fenomeno, il mancato coinvolgimento della Ue, che con l’agenzia Frontex coordina soltanto il controllo delle frontiere comunitarie.

La battaglia di Alfano per Triton

Angelino Alfano e Matteo Renzi.

Non a caso lo scorso maggio il neoministro della Difesa, Roberta Pinotti, faceva sapere: «L'operazione Mare Nostrum costa circa 9,3 milioni al mese, di cui circa 7 per i mezzi, i rimanenti per le indennità del personale. I numeri sono impressionanti, ma pensiamo a quanto tragica avrebbe potuto essere la conta delle perdite che si sarebbe potuta verificare. Detto questo, si tratta di un'operazione a tempo. Il governo ha ben chiaro che l'Europa dovrà fare la sua parte».
Ma ben presto dai motivi di natura più pratici si è passati a categorie più politiche, se non demagogiche. Campioni in quest’ottica soprattutto i centristi della coalizione, iniziando dal Ncd di Angelino Alfano, che vedevano nell’operazione umanitaria un incentivo all’immigrazione clandestina. Dal canto suo il ministro, oltre augurarsi che «Mare Nostrum non arrivasse al secondo compleanno», non perdeva occasione di minacciare la Commissione che senza un loro impegno, avrebbe «proposto di di sottratte i contributi che l’Italia versa all’Europa».
ARRIVA FRONTEX PLUS, RENZI GONGOLA. Poi si arriva all’ottobre scorso, quando la Ue accetta di lanciare l’operazione Frontex plus (poi si chiamerà Triton) e l’Italia di chiudere Mare Nostrum. Diversi gli obiettivi, i fondi e il perimetro d’azione, tenendo conto che è stavolta l’Europa a guidare le operazioni, senza però muoversi oltre i confini di Schengen. Gongola Renzi: «Non trovo contraddizione tra Mare Nostrum e Frontex plus». E gongola Alfano, che alla presenza del commissario agli Affari interni, Cecilia Malmstroem, fa sapere: «La base che abbiamo costruito serve alla sostituzione di Mare Nostrum con Frontex Plus». Mentre Pinotti promette: «Il coordinamento complessivo delle missioni Triton e Mare Nostrum, che affianca la prima per alcuni mesi, è in questa fase in capo alla Marina militare che lo esercita dalla base di Santa Rosa, a Roma, sede della squadra navale».
I RESPINGIMENTI SONO VIETATI. A smentirli il solito direttore di Frontex, Arias Fernandez. Eccolo ricordare in quegli stessi giorni alle autorità italiane che «l’agenzia non ha imbarcazioni in grado di andare vicino alle coste libiche, come invece accade per i mezzi di Mare Nostrum, né siamo autorizzati a farlo. C’è il divieto assoluto dei respingimenti in mare, che non sono neanche da prendere in considerazione».
Eppure non sono mancati gli appelli al governo di cambiare strategia. In quegli stessi giorni - e chiaramente per destare le coscienze e richiamare l’esecutivo alle sue responsabilità - da comandante in capo della flotta italiana e responsabile della missione nelle acque del Mediterraneo, l’ammiraglio Filippo Maria Foffi diceva provocatoriamente: «Andiamo avanti, non abbiamo ricevuto alcun ordine ufficiale e dunque proseguiremo anche quando inizierà Triton, per facilitare un passaggio di consegne efficace e senza problemi di sorta».
I RICHIAMI DELLE ASSOCIAZIONI UMANITARIE. Dagli uffici della Marina - e bypassando di fatto Palazzo Chigi - partirono anche lettere indirizzate ad Arias Fernandez per chiedere a Frontex di continuare a coordinare le operazioni di soccorso e per biasimare la decisione di girare questi compiti al Viminale. La risposta, siccome l’operazione aveva un diverso ingaggio, fu negativa.
Non meno duri furono i richiami delle associazioni umanitarie. Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia, scrisse in una lettera destinata a Renzi e Alfano: «È ormai chiaro che Triton risponderà solo parzialmente alle reali e attuali esigenze di ricerca e soccorso in mare al fine di salvare vite umane. Come ripetutamente affermato dal direttore esecutivo di Frontex, il successo dipenderà dai contributi di uomini, mezzi e risorse finanziarie da parte degli Stati membri e rimarrà limitato dal mandato di Frontex, la cui missione primaria è il controllo delle frontiere».
E tanto basta per capire che è troppo facile prendersela soltanto con l’Europa.

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