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INTERVISTA 29 Aprile Apr 2015 1255 29 aprile 2015

Baltimora, così si muore sui furgoni della polizia

Gli agenti vi caricano gli arrestati. In manette e senza cinture. Poi la folle corsa. Spesso fatale. «Da Abbot a Wheatfall: quanti casi in città». Parla Fletcher del Wp.

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Dal 27 aprile nella città di Baltimora, Maryland, è in corso una guerriglia che ha portato il governatore Larry Hogan a imporre il coprifuoco, a dichiarare lo stato di emergenza e a chiedere il supporto della National Guard, un organo militare nazionale di riserva, per ripristinare l’ordine.
A scatenare il caos nelle strade la morte del giovane 25enne afroamericano Freddie Gray, avvenuta lo scorso 19 aprile in seguito all'arresto da parte della polizia, per motivi ancora da chiarire. Il ragazzo ha riportato danni letali alla spina dorsale.
«BALTIMORA? IL PROBLEMA NON È RAZZIALE». Una storia che ha portato i più ad accomunare i fatti di Baltimora a quelli di Ferguson, nel Missouri, dove lo scorso 9 agosto l'agente Darren Wilson uccise Michael Brown, 18enne afroamericano disarmato. Anche in quel caso la morte del ragazzo diede vita a violente proteste. Tuttavia, secondo Michael A. Fletcher, giornalista del Washington Post che vive a Baltimora da oltre 30 anni, si tratta di situazioni profondamente diverse: «Quello che è accaduto a Baltimora non credo sia un problema razziale», spiega a Lettera43.it. «La leadership di Baltimora è in mano a gente di colore da anni: i neri hanno ruoli di responsabilità nella legislazione, nel congresso, negli uffici comunali, nella giustizia. C’è una grande rappresentanza di gente di colore. Il problema qui è la povertà».

Nel riquadro, Michael A. Fletcher, giornalista del Washington Post.

DOMANDA. Quali differenze ci sono tra Ferguson e Baltimora da un punto di vista sociale?
RISPOSTA. Ferguson non è così povera. È un sobborgo, ci sono poveri ma non così radicati come se ne vedono a Baltimora. Lì inoltre c’era una sistematicità nel prendersela con specifici gruppi, c'era violenza nei confronti dei neri. Qui si tratta di un problema di povertà.
D. Nel suo ultimo articolo fa riferimento a una grande differenza tra ricchi e poveri. Chi sono i ricchi di Baltimora?
R.
Diciamo che il ceto medio è misto, ci sono bianchi e neri, anche se spesso non hanno molte esperienze di vita in comune. La classe povera invece è per la maggior parte costituita da gente di colore.
D. E questo non rappresenta una discriminazione razziale?
R.
È un’eredità che ci portiamo dietro come Paese fin dalla schiavitù. Quando dico che non è una questione razziale, mi riferisco a un circolo vizioso che spesso si crea: c’è molta gente della classe operaia che è estremamente povera. Vive in un determinato quartiere, la polizia passa, gira droga. Se vuole fare soldi da giovane, il modo più facile è entrare nel giro dello spaccio. E così molti vengono arrestati, finiscono in carcere e vengono schedati. Di conseguenza è complicato trovare un lavoro, è così che si trovano a far parte di un circolo vizioso da cui è difficile uscire.
D. E la polizia?
R. La polizia gira spesso in quei quartieri, agisce brutalmente, sbagliando, ma è anche il suo ruolo.
D. C’è un video che è diventato virale nelle ultime ore, in cui una madre, Toya Graham, va a riprendersi a forza il figlio che era nel gruppo insorto contro la polizia. Cosa ne pensa?
R. Per molti rappresenta l’incapacità dei genitori di controllare i propri figli. I ragazzi qui non vanno a scuola, circa il 45% dei giovani non va alle superiori: un genitore deve essere a conoscenza di questo, mettere pressione sul proprio figlio. Quel video è emblematico di un problema serio.

  • Il video della madre che porta via di forza il figlio dalla manifestazione.

D. Il governatore Hogan ha chiesto il supporto della National Guard. Non c'era alternativa?
R. Penso di no. Oggi ho fatto un giro in città e ho visto che i militari vengono utilizzati soprattutto a protezione degli edifici sensibili, delle zone turistiche. La popolazione ha paura, perché la Guardia Nazionale non è addestrata per essere tollerante, ma finché viene utilizzata in questo modo, in disparte, probabilmente è una buona decisione, perché c’è bisogno della sua presenza come deterrente per non accendere ulteriori violenze.
D. Possiamo parlare, metaforicamente, di una guerra civile tra poveri e potenti (polizia)?
R. Nonostante quello che si vede sui giornali, la città è tranquilla, c’è chi va a correre, chi lavora. Anche se c’è molta rabbia tra i giovani, causata dalla percezione che la polizia sia violenta.
D. Qual è il problema principale legato alla polizia?
R. Penso che uno dei problemi riguardi le persone che vogliono farne parte. Non tutti, ovviamente, ma spesso si tratta di individui alla ricerca del rischio, che vogliono fare gli uomini duri.
D. Tutto qui?
R. Un altro problema è che i poliziotti sono troppo distaccati dai problemi: spesso non vivono neanche nel luogo in cui lavorano, e tendono a vedere le persone che difendono come “altri”. Penso sia una forma di de-umanizzazione. Inoltre, spesso hanno più rispetto per chi ha una posizione nella società, come un giornalista, piuttosto che per chi non ha un lavoro.
D. Sei poliziotti, accusati di aver causato la morte di Freddie Gray, sono stati sospesi. Cosa succederà?
R. Difficile da dire, perché nessuno riesce a capire cosa sia accaduto. Sappiamo che Gray è stato inseguito dalla polizia, catturato in bicicletta, ci sono video che documentano che è stato messo a terra, e poi nel furgone della polizia. Ma non sappiamo cosa sia successo lì dentro. Era ancora vivo quando fu portato nel veicolo, anche se le sue gambe sembravano rotte. È successo qualcosa nel furgone? Hanno rallentato e l’hanno picchiato? Non lo so e la cosa mi preoccupa, perché non ci sono prove contro la polizia.
D. A proposito delle presunte violenze all’interno del blindato, sembra sia una pratica diffusa...
R. Vengono chiamate Nickel Rides (il nome fa riferimento al periodo in cui una corsa sulle montagne russe costava un nichelino, ndr). Il sospettato viene ammanettato e poi lasciato senza cintura nel retro del furgone. Subisce percosse e traumi a causa della guida sregolata della polizia, come fosse su una montagna russa, senza che quest’ultima abbia bisogno di picchiare direttamente il sospettato: una tecnica perfetta, lontano da occhi indiscreti e nessuna prova di pestaggio.
D. Ci sono casi documentati?
R. È accaduto nel 2011 a tale James McKenna, che lo scorso anno ha vinto la causa ottenendo 490 mila dollari come risarcimento. A Christine Abbot nel 2012, a Johnson, un idraulico di 43 anni, arrestato per aver urinato all’aperto. Johnson, dopo la Nickel Ride aveva il collo spezzato, ed è morto in due settimane. E poi c’è Alston, rimasto paralizzato, John Wheatfall, morto di crepacuore quando era ancora nel furgone della polizia.
D. Un elenco infinito...
R. E sono tutti casi riconosciuti dal tribunale. Tutti, tranne quello di McKenna, sono avvenuti a Baltimora. La città, stando a un’inchiesta del Baltimore Sun, dal 2011 ha dovuto “rimediare” ai soprusi della polizia con risarcimenti che superano i 5,7 milioni di dollari.
D. Cosa può fare Obama per evitare che questi fatti si ripetano in futuro?
R. Non so cosa può fare, ma almeno ora si ammette che c’è un problema. Molto spesso si sente dire dalle autorità che il problema è inesistente. Invece sia il sindaco sia il presidente hanno mostrato solidarietà in questo caso.
D. Esiste una legge sulla tortura negli Stati Uniti?
R. No, perché ogni città ha le sue regole. Nonostante tutte le proteste che si sentono contro gli atti di violenza da parte degli agenti, è molto difficile ottenere giustizia. Ottengono il beneficio del dubbio dal sistema legale, dalla corte, a volte anche dalla giuria. Simpatizzano tutti con la polizia. E questo deve cambiare: la polizia deve essere obbligata a rispondere di quello che fa.
D. Anche perché questo non aiuta nemmeno la polizia stessa...
R. Esatto, la gente non si fida, non collabora. Dobbiamo trovare una strada per cambiare le cose, perché basta una volta: puoi avere a che fare con la polizia una volta sola, e ti resterà l’amaro in bocca per sempre.

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