PERSONAGGIO 5 Maggio Mag 2015 1209 05 maggio 2015

Alvin Tan, da sex blogger a icona per i diritti civili

In Malaysia il simbolo dei diritti civili è un ragazzo che posta video hard. E con la sua fidanzata prende in giro Corano, governo e politici. La storia di Tan (foto).

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Si può diventare un'icona della libertà di espressione postando un invito ai musulmani a iniziare a mangiare maiale durante il Ramadan o una presa in giro della chiamata alla preghiera dei muezzin?
Mentre si discute della nuova strage in nome di Maometto, seguita alla provocazione di un concorso per individuare le peggiori vignette sul profeta dell'Islam, in Malaysia il simbolo della lotta all'intolleranza è diventato un 'sex blogger' di 26 anni (guarda le foto).
Alvin Tan non è un miliardario conservatore come l'organizzatrice del convegno americano, Pamela Geller, né un attivista che ha pagato con le frustate la critica alle autorità religiose come il saudita Raif Badaw. Tan è un ragazzotto con il cappellino con la visiera alzata, tatuaggi e bicipiti in mostra.
FILMINI SCANDALO E BLOG SUL SESSO. È diventato celebre per aver diffuso in Rete i video delle sue performance soft porn con l'ex compagna Vivian Lee, con cui ha creato un canale Youtube dedicato a sesso e dintorni.
Ma alle interviste in spiaggia su preferenze sessuali e politiche, ai lunghi post su fantasie erotiche e immagini di camicette sbottonate, ha iniziato ad affiancare anche critiche all'imposizione della morale musulmana, in un Paese in cui l'Islam è religione maggioritaria e in cui il partito che ha guidato la coalizione di governo dall'indipendenza in poi ha tra i suoi obiettivi la difesa e l'espansione della fede.
IN CARCERE PER SEDIZIONE. Per questo Alvin è prima finito in carcere per sedizione, poi è scappato dal Paese finendo nella lista dei ricercati dell'Interpol e infine è rispuntato in California, deciso a chiedere asilo negli Stati Uniti.
Per molti si tratta solo di un provocatore di professione, lui si definisce ormai un attivista della libertà di parola. «In Malaysia si pensa che il carcere sia la risposta per persone immorali o discutibili o offensive». Un Paese primitivo, spiegava al Malaysian insider, «ma immoralità e illegalità sono due cose diverse». E dopo essere stato intervistato dalla Bbc, ora annuncia sul suo profilo Facebook che lo cercano anche dalla Cnn.

Il Ramadan? Meglio una zuppa di maiale

Esibizionista, superficiale, al massimo erotomane. Fino a due anni fa si poteva dire di tutto di Alvin Tan, tranne che fosse destinato a diventare il simbolo della lotta per i diritti civili. Eppure la sua storia rocambolesca gli ha assegnato un ruolo che nemmeno lui si aspettava. E il 21 aprile, quando ha postato online un video in cui fa il verso all'Azan, il richiamo che i Muezzin intonano cinque volte al giorno per chiamare i fedeli alla preghiera, il filmato è diventato virale, registrando in pochi giorni almeno 400 mila visualizzazioni. Sotto un breve commento: «Primo, non criticatemi, è una cover e quindi le modifiche creative sono permesse. Secondo, non sono un attentatore suicida».
DALLO SCANDALO AL BUSINESS. Alvin frequentava la facoltà di Giurisprudenza quando nel 2012 lui e la sua ex fidanzata Vivian Lee sono diventati i Kardashian malesi dopo aver mostrato le loro avventure di coppia e aver trasformato lo scandalo in business.
Il canale Alvivi (da Alvin e Vivian) è diventato il loro marchio di fabbrica: pagine sui social da migliaia di fan (il profilo Facebook di lui ne conta oltre 20 mila), un programma tivù autoprodotto e paginate di riviste a raccontare i dettagli pruriginosi della loro vita di coppia.
Lui pronto a mettere in mostra in perizoma i muscoli e non solo, lei a farsi rimirare in bikini leopardati durante rapporti saffici.
Però dai dibattiti sul sesso e dalle interviste sulla vagina ai ragazzi spaparanzati in spiaggia, i due sono passati rapidamente a sondaggi sulla politica e a film che toccano il tema della depressione e del suicidio. Insomma, provocazioni e non, dedicate a un pubblico giovane e connesso.
INCARCERATO E RICERCATO. Nel luglio del 2013, nel mese del Ramadan, è arrivato il nuovo scandalo: una foto dei due fidanzatini che affondavano le bacchette in una zuppa di carne di maiale con l'invito ai musulmani di smettere di rispettare il divieto del Corano. Per quell'immagine i due sono finiti in cella, incriminati grazie alla legge contro la sedizione malese del 1948. E una volta usciti hanno iniziato una campagna contro i reati di opinione a suon di fotomontaggi contro i politici ritratti come porci.
Grazie a un compagno di prigione iraniano Alin ha scoperto la possibilità di richiesta asilo. E un anno dopo, scarcerato ma ancora in attesa di processo, ha lasciato il Paese con la scusa di andare a girare un documentario a Singapore. Ha interrotto i rapporti con la famiglia di origine, si è rifugiato in California e, con un mandato d'arresto internazionale dell'Interpol pendente sulla testa, ha chiesto asilo in terra statunitense.

Dalla provocazione all'attivismo per la libertà di espressione

Le provocazioni satiriche, come lo stesso blogger le ha chiamate, sono diventate presto dibattito su fede, libertà di espressione e politica. Oggi sulla sua pagina Facebook, Alvin posta fantasie erotiche, foto dei messaggi scambiati con le sue conquiste, battute sul suo pene di 15 centimetri e qualcosa, e riflessioni sul ruolo della religione. «Un musulmano mi ha rivolto una buona domanda: perché sono contro l'islam e non contro le altre religioni? Perché l'Islam è l'unica religione che non divide tra fede e politica», ha scritto in uno degli ultimi post.
Non disdegna di discettare sui versi del Corano. E lui, che fantastica di costringere le ragazze a farsi possedere sulla sabbia, attacca le sure in cui si dice che la donna può essere picchiata. «Se non ti piace», consiglia ai lettori musulmani, «divorzia».
ACCUSATO DI ESSERE UN TROLL. In molti lo considerano solo un 'troll' da Rete, e la stessa Bbc che l'ha intervistato, si chiede che credibilità abbia.
Il ragazzo poi presta il fianco a chi ritiene il suo espatrio una scelta di comodo. Sono «intelligente, pragmatico, calcolatore e mercenario», spiega. Ma aggiunge anche che la sua fuga è un modo per «scappare dalla tirannia» del governo e «dall'ignoranza» dei suoi concittadini.
«Immoralità e illegalità sono due cose diverse», ha spiegato Tan. Come dire: rivendico la prima, non la seconda. Ma non ha mancato di ammettere: «Io sono impotente e l'unica azione razionale è non sprecare la mia vita per una battaglia di Sisifo».
LA STRETTA LIBERTICIDA DEL GOVERNO. La «tirannia» di cui parla, del resto, si è persino inasprita. Il 23 aprile il parlamento malese ha votato nuove restrizioni da inserire nel Sedition Act del 1948, la legge eredità del colonialismo britannico che criminalizza i discorsi considerati sediziosi, compresi quelli che «alimentano la disaffezione dei cittadini nei confronti del governo o che stimolano «sentimenti di ostilità tra le differenti razze».
La maglia già ampia della censura e delle pene è stata allargata alle dichiarazioni e agli atti affidati a internet, adeguandosi proprio al caso di Tan. Del resto uno dei consiglieri dell'esecutivo aveva dichiarato che «il ritardo nel perseguire i crimini compiuti dal blogger aveva già dato troppo spazio a chi vitupera la religione». L'alto commissario per i diritti umani dell'Onu Zeid Ra'ad al Hussein ha commentato duramente le nuove norme: «È particolarmente deludente che il governo della Malesia stia proponendo di peggiorare una cattiva legge che già era usata per piegare il legittimo diritto di espressione».
Human rights watch è stata ancora più lapidaria: «È un disastro per i diritti umani».

Se l'Islam è politica, allora è come se avessi fatto satira contro conservatori e socialisti

In attesa di sapere se la sua richiesta di asilo negli States è destinata a essere accettata, il nuovo attivista per la libertà di espressione non lesina lodi alla sua patria adottiva.
«La storia», ha dichiarato Tan in una delle ultime interviste, «ci ha insegnato che ogni legge che vuole punire 'l'incitamento all'odio' finirà per essere oggetto di abusi da parte del governo. I padri fondatori degli Stati Uniti hanno sottolineato come ogni forma di espressione deve essere immune da qualsiasi procedimento. Lo hanno capito 200 anni fa e guardate dove li ha portati».
LA CENSURA MALESE. Mentre la Commissione malese per le comunicazioni e i multimedia ha chiesto a Google di rimuovere da Youtube i suoi video, la Cnn ha già provato a contattarlo. E così il ragazzotto tutto erezioni e selfie si è trasformato in un maitre à penser.
«I miei tentativi di ridicolizzare l'Islam», ha dichiarato il blogger del sesso, «sono espressione della mia disapprovazione politica». I musulmani «non sembrano capire il concetto di separazione tra Stato e Chiesa. E in un Paese con una situazione del genere, l'Islam è davvero una idea politica. Prendersela con i musulmani equivale diciamo a ridicolizzare i conservatori e i socialisti».

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