REPORTAGE 5 Maggio Mag 2015 0700 05 maggio 2015

Milano, Salvini e Forza Italia in corteo

Cori da stadio. Bandiere. Inno di Mameli. Ma poca gente. Il mezzo flop di Salvini & Co (foto).

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Fumogeni, rigorosamente verdi. Bandiere bianche con la croce rossa e il sole delle Alpi, in mezzo alle quali ne spunta una tricolore. E cori da stadio: «Chi non salta comunista è; chi non salta Pisapia è». E la variante cantata a squarciagola da ventenni con tanto di trombe: «Noi non siamo i centri sociali» (guarda le foto).
SALVINI SHOW. Piazza della Scala, Milano, ore 18 di lunedì 4 maggio. Almeno 200 persone si stringono intorno a Matteo Salvini, il Capitano, salvatore di Milano e, quindi, del Paese.
È la manifestazione della Lega all'indomani della marcia dei 12 mila di #nessunotocchiMilano, sponsorizzata dall'odiato sindaco Pisapia e dai comunisti che «strizzanto l'occhio ai centri sociali».
Qui si è data appuntamento «la gente per bene, che lavora», spiega un militante bresciano con fazzolettone verde al collo.


DALLE SCIURE AGLI STUDENTI. Nella piazza antistante Palazzo Marino c'è un po' di tutto: signore attempate sedute alle panchine, ragazzi giovanissimi qui per curiosità. Iscritti arrabbiati. Signore bionde in completo rigorosamente verde che stravedono per il Capitano, lo chiamano: «Matteo Matteo», chiendogli un selfie, come fosse un Renzi qualsiasi.
«NOI? LEGHISTE DA SEMPRE». Sedute sotto gli alberi stanno Angela e un'amica, 75 anni e leghiste da sempre. «Ho la tessera da anni e Salvini è il mio segretario», dice una. Meglio di Bossi? Lei ride e ammicca. «Ora abbiamo Salvini, parla alla buona, non è evasivo».
Angela ammette che sì, al corteo di Pisapia c'è andata. «Ma lui non l'ho nemmeno visto», sembra giustificarsi con l'amica. Sarebbe stato meglio per lei organizzare un'unica manifestazione, per dare una sola risposta alla «devastazione», non se ne abbia Fabio Fazio, della città.
«PISAPIA HA ROVINATO MILANO». L'amica, invece, non ha dubbi: «Questo sindaco con la sinistra ha rovinato Milano».
Sorridono Angela e l'amica che vivono in zona Ticinese, vicino ai Navigli. Fino a che non arriva un pachistano distratto che offre loro delle rose: «Ho il giardino, non mi servono», dice una. E l'altra: «Valle a vendere a Pisapia». E scoppiano a ridere.
MATTEO SÌ, MA CON RISERVA. A pochi passi da loro, un'altra generazione. Tre 17enni applaudono Salvini convinti. Ma non sono leghisti. E nemmeno le loro famiglie sono politicamente schierate. «Siamo venuti qui per curiosità», spiega il primo, eletto a portavoce del gruppo perché «parla bene, frequenta il liceo classico». «Sentiamo Salvini sempre in tivù e su molte cose ha ragione». Nonostante la violenze dei toni e la battaglia sugli immigrati che non va proprio a genio ai tre studenti. «Mai mi sognerei di dire a uno che muore di fame sta a casa tua».
CONTRO I CENTRI SOCIALI. Hanno più o meno la stessa età di Tia, il ragazzo intervistato dopo gli scontri e diventato un fenomeno del web e non solo. Ma sono contro chi distrugge e i centri sociali. «Dietro il presunto diritto di manifestare spaccano macchine, negozi e imbrattano i muri», dicono. «Anche quelli delle scuole private dove magari poi si iscrivono per non perdere l'anno».
E tra gli amministratori leghisti e i segretari provinciali, spunta il vicesindaco (ex sindaco) di Adro, Oscar Lancini, lo stesso che tappezzò la cittadina di simboli leghisti.


IL SINDACO DI ADRO: «QUI C'È LA BRAVA GENTE». Lancini critica duramente Pisapia, sindaco troppo vicino ai «centri sociali». Per questo era necessaria la manifestazione del Carroccio, dei «milanesi brava gente, degli amministratori di altri paesi arrivati per esprimere solidarietà».
E pazienza se la brava gente applaude un leader che non lesina toni agguerriti e invoca le ruspe per abbattere i campi rom.
«Lo sgombero», spiega, «non si fa con la pala o la paletta, ma con la ruspa, da sempre. Si rimuove la sporcizia con le ruspe. Che discorso è? Se parlo male legittimo a fare del male?».
TONY: «QUESTA MANIFESTAZIONE? RESPONSABILITÀ». Grande fan di Salvini è Iwobi Tony. Nigeriano, tesserato Lega dal 1993, è stato pià volte consigliere comunale a Spirano, poi assessore, e alle ultime Regionali è arrivato a un passo dall'elezione.


«Salvini è il mio segretario, ha rigenerato il nostro partito», spiega convinto. «È un atto di responsabilità essere qui. Oggi la Lega è un motore aggregatore, è giusto che il nostro leader abbia fatto questa manifestazione». I suoi toni? Non sono violenti. «Sono di delusione e rabbia. I nostri politici non vivono sul territorio».
A questo punto interviene Saverio. Da sei mesi vive sulle panchine davanti alla Scala. Sventola un documento del Comune: «Mi daranno 500 euro al mese, a partire dal 27 maggio. Nessun ticket o buono per i mezzi. Ho una moglie invalida e un minore a carico».
Sono questi gli italiani che per Tony dovrebbero essere tutelati. Non gli immigrati che «invitiamo con l'inganno, perché il lavoro non c'è».

Il corteo forzista, fiaccole e chanel

Sostenitori di Berlusconi.

Verso le 19, dopo decine di selfie e il coro di La mi bela Madunina, che si conclude con il «terùn», con buona pace degli elettori meridionali di Noi con Salvini, la piccola folla si sposta lungo il centro. La meta è Cadorna, dove aspettano militanti e parlamentari di Forza Italia e Nuovo centro destra.
Le bandiere, passo dopo passo, diventano tricolore. E il verde è sostituito dall'azzurro.
I BIG FORZISTI. Mariastella Gelmini, l'astro nascente di Fi Silvia Sardone con pargoli e marito, Romano e Ignazio La Russa. Tutti in fila per cominciare la passeggiata attraverso le strade deturpate dagli incappucciati.
In viale Cavour, un ragazzo con i dread contesta il corteo. Rischia il linciaggio. Una signora di una certa età urla agli agenti che scortano il corteo: «Picchialo, accoppalo».
L'antagonista solitario attira l'attenzione, soprattutto delle telecamere e dei poliziotti, per qualche minuto. Gli applausi agli abitanti delle vie sfregiate coprono il tafferuglio. Una militante, però, sussurra: «Questi abitano qui con affitti ridicoli». Insomma, prima delle case Aler assegnate secondo la Lega ingiustamente agli immigrati, forse bisognerebbe guardarsi in un'altra casa: la propria.
Ma è solo un attimo. E poi si torna a cantare tutti l'inno d'Italia.
«IN RIGA SE NO SI VEDE CHE SIAMO POCHI». Romano La Russa organizza il corteo. «Mettetevi in fila dietro lo striscione», alza la voce ridacchiando. «Tenete le distanze se no si vede che siamo quattro gatti». L'occhio, si sa, vuole la sua parte.
Un militante di Forza Italia, 23 anni, in giacca e pantalone, tiene alta la sua fiaccola. Ce l'ha con chi ha devastato Milano, con il sindaco troppo tenero. E invoca maggiori poteri per la polizia. Ma la Diaz e il reato di tortura? Torna sui suoi passi e ammette: «Chi sbaglia deve pagare, ma...». Già ma.


Il corteo arriva alla fine. Le sciure in chanel si disperdono. Le fiamme si spengono e ci si saluta. Una ragazza con i capelli lunghi che un minuto prima inneggiava a Ignazio (La Russa) si guarda intorno chiedendosi: «Ma dove sono finiti tutti?».

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