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DISCUSSIONE 5 Maggio Mag 2015 1841 05 maggio 2015

Scuola, Bifo contro la meritocrazia renziana

Bifo contro la riforma di Renzi. «Il premier vuole formattare le menti». E sugli scontri di Milano: «Azioni simboliche. Se esonda il Seveso fa più danni».

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La buona scuola pensata da Matteo Renzi contro cui sono scesi in piazza insegnanti e studenti? «Una riforma organica e funzionale al grande processo di formattazione della mente umana messo in atto dal premier», dice a Lettera43.it Franco Bifo Berardi. A partire da quel concetto fumoso: meritocrazia.
Che in realtà, spiega l'ex leader dell'ala creativa della protesta studentesca bolognese del 1977, «non si capisce bene cosa voglia dire, anche perché è opinabile. Chi determina i criteri del merito?».
Il rischio è che il merito diventi pura competitività, appiattimento a un modello preciso: essere più meritevole del prossimo.
La rivolta e la protesta però sono inutili perché «Renzi ha già vinto», fa notare Berardi. «Non c'è nessuna possibilità di fermare la distruzione della scuola che il governo sta realizzando».

Franco Berardi detto Bifo.

DOMANDA. Ha una visione molto drastica della riforma.
RISPOSTA. Perché questa riforma della scuola è organica e funzionale al grande processo di formattazione della mente umana messo in atto da Renzi.
D. Non le sembra di esagerare?
R. Si prendano due concetti come 'meritocrazia' e 'Invalsi' che la maggior parte delle persone non riesce a capire bene realmente cosa siano.
D. Cosa sono?
R. Attentati alla singolarità dell'individuo.
D. Eppure sembra che la meritocrazia sia l'antidoto contro tutti i mali del Paese...
R. Ma le pare giusto premiare un insegnante secondo il merito? Qual è il criterio? Su cosa si stabilisce questo merito? È assolutamente opinabile.
D. E il criterio renziano qual è?
R. Essere competitivi, più meritevoli degli altri, sottomessi e pronti ad accettare l'ordine esistente. La cosa peggiore è che questi criteri imposti dal governo Renzi sono ben affermati nel mondo.
D. Per esempio dove?
R. Negli Usa sta girando una droga: l'adderall, di cui ha parlato una decina di giorni fa il New York Times, che ha avuto un boom tra gli impiegati americani. Una signora si sfogava in un'intervista: «Come posso evitare di prendere questa anfetamina se quando mi confronto con i miei colleghi mi sembra di giocare a tennis con una racchetta bucata?».
D. Il merito dunque è come l'adderall?
R. Per certi versi è così. E poi siamo chiari: cos'è realmente il merito? Chi lo giudica?
D. Renzi dunque, tra contestatori mascherati e insegnanti, può stare sereno?
R. Lui ha già vinto. Anche la protesta di Milano è stata un'azione simbolica.
D. Non la pensano così i cittadini che sono scesi in piazza per ripulire.
R. Ma chi sono questi milanesi? Mille, 10 mila su una popolazione di 2 milioni di persone che, evidentemente, hanno voglia di pulire i muri.
D. E i danni?
R. Qualche vetrina distrutta e 20 macchine bruciate? Non mi impressiono più per una vetrina rotta. Ogni volta che esonda il Seveso, e non certo per cause naturali, si contano 2 milioni e più di danni. Saranno stati i black bloc a farlo esondare...
D. Oltre a ripulire la città, molti hanno invocato un uso più deciso del manganello. Anche questa è una conseguenza della guerriglia urbana?
R. A Milano la polizia ha avuto l'ordine di starsene buona e non esagerare.
D. Il giorno dopo però a Bologna sono stati manganellati membri dei collettivi studenteschi a volto scoperto.
R. Questo perché a Milano, nel giorno dell'inaugurazione dell'Expo, avevamo gli occhi del mondo addosso. Se moriva qualcuno...
D. E a Genova allora?
R. A Genova era diverso, bisognava dimostrare un assunto semplice: se attraversi la linea rossa sei morto.
D. I black bloc di Milano possono essere ricondotti a qualche movimento?
R. Sono poco informato sull'organizzazione. L'esperienza però mi dice che si tratta di esplosioni senza molta strategia ma con una grande organizzazione di strada.
D. Si è visto dai filmati.
R. Erano simili a teatranti. La loro è stata una messa in scena curata nei minimi dettagli. E su questo: chapeau.
D. Ma come la mettiamo con la violenza?
R. La violenza non è giustificata né giustificabile. Ma va detto che anche il cancro o la febbre non sono giustificabili. Diciamo che la violenza esiste e che bisogna curarla.
D. E chi dovrebbe curarla?
R. I buoni politici.
D. E ce ne sono?
R. No.
D. Renzi ha liquidato i violenti come quattro teppistelli e figli di papà. Cosa ne pensa?
R. È una fesseria, anche dal punto di vista sociologico. Non sono certo figli di papà ma persone che vivono una condizione di difficoltà e sofferenza. Per questo è sbagliato giudicare, dire: «Siete colpevoli». In questi casi più che un giudice servirebbe un medico. Evidentemente Renzi non conosce la sofferenza, altrimenti non farebbe il premier.
D. C'è chi ha chiamato in causa Fedez o J-Ax definendoli cattivi maestri...
R. Non sono necessari maestri per rompere una vetrina. Basta essere molto arrabbiati, depressi, delusi. Detto questo credo che Fedez dica anche cose ragionevoli in modo cortese e gentile.
D. Niente a che vedere con altri cattivi maestri?
R. Direi che un tempo erano ben più aggressivi.
D. I disordini hanno anche imbavagliato le istanze dei No Expo pacifici.
R. Prima di tutto non credo che ci siano No Expo buoni e No Expo cattivi come un tempo si definivano gli autonomi. Oggi i manifestanti sono più liberi, e forse più soli.
D. Ma gli appuntamenti delle Cinque giornate di Milano sono stati ignorati dai media.
R. Non la vedo così. Diciamo che il blocco nero è riuscito a compiere con precisione un'azione mediatica che ha sconfitto l'organizzazione dell'Expo.
D. Il movimento non ha preso le distanze dagli atti di vandalismo, li ha liquidati come «rabbia». Perché secondo lei?
R. E perché avrebbe dovuto? Ho addirittura sentito qualche membro del movimento di 50, 60 anni che, anzi, ha ammesso che loro non sarebbero riusciti ad avere questa reazione di rabbia.
D. Quindi ben venga la protesta, anche se inutile.
R. Va bene. Ma dall'altra parte, al di là degli sprechi di denaro imputati a Expo, degli scandali e delle mazzette mi concentrerei su un altro dato.
D. Quale?
R. Negli ultimi 30 anni i suicidi nel mondo sono aumentati del 60%. Si è moltiplicata la sofferenza. E a questo punto, chi se ne frega degli sprechi. È nel nonsenso, nelle reazioni insensate che si gioca la partita.

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