BUSINESS 7 Maggio Mag 2015 1650 07 maggio 2015

Baby modelle, una lunga storia di polemiche

Minorenni. Malleabili. Poco costose. Così le case di moda lucrano sulle under 18. Immortalate seminude. E in pose sexy. Da Kerr a Gerber: i casi più eclatanti. Ft.

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Modelle bambine in pose sexy, con abiti che lasciano molto, troppo spazio alla fantasia: la moda è stata spesso accusata di far ricorso a immagini ai limiti della pedofilia per promuoversi.
L’ultimo caso riguarda Miu Miu. L’Asa, l’autorità britannica che vigila sulla pubblicità, ha bandito una pubblicità del brand apparsa su Vogue a doppia pagina che sembrava scattata attraverso una porta leggermente aperta, rivelando una giovane donna sdraiata sul letto.
L’impressione, secondo chi ha denunciato il caso all’Asa, era quella di una bambina vestita da adulta, in una posa sessualmente suggestiva che risultava, in definitiva, irresponsabile e offensiva. Prada, titolare del marchio, la modella - la 22enne Mia Groth - e persino Vogue Uk hanno difeso la pubblicità, ma l’Authority ha ribattuto che l’aspetto della modella, il trucco minimal e gli abiti leggermente larghi contribuivano a dare l’idea di una ragazzina under 16, senza contare la sensazione voyeuristica creata dall’immagine.
AMERICAN APPAREL NEI GUAI. Non è certo il primo caso del genere (guarda la gallery). Nei guai, a marzo 2015, anche American Apparel, per le foto che raffiguravano una giovanissima modella in una mise decisamente discinta, con addosso solo un body molto sgambato. Non è una novità per il brand, diventato famoso negli anni proprio per aver attirato l'attenzione con campagne pubblicitarie molto osé, che mettevano in mostra baby indossatrici che hanno provocato spesso sdegno e proteste.
Addirittura nel 2011 Carine Roitfeld la direttrice dell’edizione francese della stessa rivista, Vogue, era stata costretta a dimettersi dopo lo scandalo creato da un servizio fotografico che aveva per protagoniste tre baby modelle di sette anni, vestite con abiti, gioielli e scarpe griffate, ritratte in pose sexy dall’obiettivo di uno dei più famosi stilisti del mondo, Tom Ford.
LINGERIE PER BAMBINE. Uno scivolone simile è invece capitato più recentemente al brand olandese Boobs & Bloomers che ha lanciato una linea di baby lingerie per le bambine, con reggiseni imbottiti e slip con fiocchetti e fiorellini. Nelle foto della campagna pubblicitaria, le baby modelle in mutandine e reggiseno giocano tra di loro, tra sguardi e pose ammiccanti: immediatamente è scattata la protesta dei genitori contro il brand, in vendita anche in italia.
Esagerato vendere la lingerie a dei bambini? Qualche anno fa Abercrombie & Fitch - sempre al centro delle polemiche per i modelli seminudi in negozio e l’ambizione di vestire esclusivamente persone magre - lanciò i bikini imbottiti per le ragazzine dagli otto ai 14 anni.
CALVIN KLEIN E IL CASO KATE MOSS. Qualche mese fa era stata invece la baby modella Kristina, appena nove anni, a scandalizzare il mondo con le sue fotografie. Sulle pagine social della ragazzina comparvero commenti a sfondo sessuale, tanto da far intervenire la mamma, Glikeriya Pimenova: «Chiunque veda del sesso nelle foto di mia figlia è un pedofilo e ha bisogno di un medico».
Il caso più eclatante è forse quello della campagna pubblicitaria di Calvin Klein, con Kate Moss nemmeno 20enne - ma per il suo fisico sottile, ne dimostrava molti meno - che posava seminuda per il profumo Obsession.
Lei e lo stilista furono accusati di promuovere la pedopornografia e l’anoressia, e il dipartimento di giustizia, su ordine di Bill Clinton, allora presidente, decise di avviare una inchiesta in merito che portò al ritiro della campagna dopo appena tre settimane.

Da Miranda Kerr a Kaia Gerber: i casi più eclatanti

Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford, per una campagna di Young Versace.

Nei guai finì, ai suoi esordi, anche l’angelo di Victoria’s Secrets Miranda Kerr: il suo debutto nel mondo della moda avviene nel 1997, a soli 13 anni, dopo aver vinto un concorso nazionale per nuovi volti organizzato dal Dolly Magazine e dalla Impulse, azienda produttrice di deodoranti.
L'utilizzo di una modella tanto giovane costò alla rivista accuse di favoreggiamento della pedofilia, nonostante nel servizio la Kerr fosse vestita con abiti invernali e che il magazine fosse rivolto a un pubblico di adolescenti.
UN GIRO D'AFFARI ENORME. Ma di bambine vere e proprie davanti all’obiettivo ce ne sono parecchie: Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford, fotografata - minigonna, mani in tasca e sguardo sicuro da mannequin navigata - per una campagna di Young Versace. O Dakota Fanning, protagonista dela campagna per il profumo Oh Lola! di Marc Jacobs bandita in Gran Bretagna perché secondo il garante della pubblicità «sessualizzava» l'attrice, che allora aveva 17 anni ma che secondo l'Asa nella foto ne dimostrava molti meno, ritratta con una grande bottiglia di profumo tra le gambe.
Il giro d’affari delle baby modelle è enorme, così come il mondo dei concorsi di bellezza per bambine, ben raccontato dal film Little miss Sunshine, fatto per lo più da ragazzine spaesate e genitori pronti a tutto in nome della bellezza. Ma profetico fu anche il film di Luchino Visconti Bellissima, dove Maddalena Cecconi interpretata da Anna Magnani decideva di fare di tutto per trasformare la figlia Maria in un’attrice.
PIÙ GESTIBILI E MENO COSTOSE. Anche il mondo della moda, o almeno una parte, è arrivato a interrogarsi sull’opportunità di utilizzare ragazzine per pubblicità, foto e sfilate. Nel 2013 legge firmata dal governatore Andrew Cuomo ha limitato l’uso di teen-ager sulle passerelle della New York Fashion Week definendole legalmente «child actors» e assoggettandole agli stessi limiti di orari e alle stesse condizioni di lavoro dei ragazzini impiegati nell’industria dello spettacolo.
Ma il punto è che le ragazzine, sottili, slanciate, androgine perché ben lontane ancora dallo sviluppo, sono per molti stilisti e fotografi i “corpi” perfetti da usare per mostrare gli abiti, senza contare che sono più gestibili e generalmente meno pagate di una modella adulta che, da professionista, è pronta a discutere cachet, inquadrature e look.
IL PROGETTO GIRL MODEL. Nel 2013, sempre da New York, fu lanciato il progetto Girl Model, che con un film ha collaborato con la Model Alliance - un’associazione che si batte per «dare voce ai volti della moda» - per spingere all’approvazione della legge di Cuomo.
Sul blog del film sono raccolti 31 nomi di giovanissime modelle dai 16 ai 32 anni morte per autodistruzione: anoressia, overdose e suicidio. «Chi difende l’industria della moda», si legge, «ammette che esistono diversi problemi al suo interno, ma li espone come problemi di un’industria qualunque. Dimenticandosi così che in quest’industria si investe sulla vita di giovanissime donne».
La maggioranza «viene sbattuta in uno stile di vita “adulto” prima di raggiungere l’effettiva età adulta. La moda reagisce definendosi un’arte. Ma – posto che arte sia – è giusto che siano le vite di queste ragazze a pagarne il prezzo?».

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