Disabili Sesso 150220185333
EROS 8 Maggio Mag 2015 1600 08 maggio 2015

Disabili in sedia a rotelle: assistente sessuale cercasi

Chi ha un handicap non deve rinunciare al piacere. Basta inventarsi soluzioni creative. Facendosi aiutare da un operatore della salute.

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L'assistente sessuale è una professione riconosciuta in diversi Paesi d'Europa: in Italia

È un tema molto 'caliente' e attuale, già affrontato, a colpi di tastiera, anche su Lettera43.it. Provo a partire da me.
Ho fatto l'amore per la prima volta a 26 anni nel corso della mia seconda - e finora ultima - relazione sentimentale, piuttosto tardi rispetto alla media. L'ho rifatto altre volte con la stessa persona (tanto per ricordarlo alla ginecologa che mi ha prelevato le cellule del collo dell'utero nel corso dell'ultimo pap test cui mi sono sottoposta e che dubitava della veridicità di questo meraviglioso dato di fatto), ma nemmeno così tante da poter redigere il Kamasutra, volume 2.
Prima di allora, mi ero limitata 'solo' a svariati preliminari con il primo 'morosetto'.
ESPERIENZE DI FORMAZIONE. Da quando è terminata la mia ultima relazione sto assaporando il sublime e incommensurabile piacere dell'astinenza involontaria (dal momento che ne farei volentieri a meno), seppur in questi anni mi sia capitato, talvolta, di ritrovarmi all'interno di dinamiche di seduzione più o meno esplicite: forse farei meglio a scrivere, di comparteciparvi.
Penso che rifarei ogni cosa poiché tutte le esperienze che ho vissuto in campo affettivo e sessuale hanno contribuito a formarmi e farmi crescere. Sono servite, peraltro, a fugare, almeno parzialmente, le paure e i pregiudizi che nutrivo nei confronti della mia capacità di vivere una relazione, laddove ciò è stato possibile, così come a rassicurarmi un po' riguardo le mie possibilità di far sperimentare sensazioni fisiche piacevoli a un'altra persona.
ASSISTENTI PER IL SESSO. Se non avessi avuto l'opportunità di avere queste esperienze con qualcuno e non riuscissi a procurarmi piacere da sola, non escluderei di potermi rivolgere al ruolo dell'assistente sessuale, figura professionale non ancora riconosciuta in Italia, ma attiva ed ufficializzata in altri Paesi, come, almeno in Europa, Olanda, Germania, Danimarca, Austria, Svizzera.
Nel nostro Paese, per ora, c'è solo un disegno di legge per ufficializzare a tutti gli effetti questa professione depositato nel 2014.
CORSI PROFESSIONALIZZANTI. Attualmente le Regioni possono avviare sperimentazioni nel campo della formazione: Max Ulivieri, web designer e social media manager che di questa battaglia si è fatto portavoce dei disabili italiani, sta collaborando con uno dei consiglieri della Toscana per istituire una legge regionale che ufficializzi i corsi di formazione del ruolo di assistente sessuale.
La proposta consiste in circa 200 ore di preparazione in diverse discipline come psicologia, sessuologia, anatomia, fisiologia, sulla scorta di ciò che accade in altri Stati europei. L'obiettivo di Ulivieri è esportare questo tipo di formazione anche in Emilia Romagna.

Sesso e corpo non solo solo anatomia e fisiologia

Una scena del film 'Manuale d'amore 2' tra Riccardo Scamarcio e Monica Bellucci.

Contemporaneamente, fuori dalle sedi istituzionali, tra le gente e a livello mediatico, il tema dell'assistente sessuale suscita scalpore e roventi discussioni. E a me sorgono spontanee alcune domande e riflessioni.
Per esempio: cosa sono, in fin dei conti, la sessualità e il corpo? Non sono semplicemente una questione di anatomia e fisiologia. Il piacere fisico che deriva dall'avere un rapporto sessuale - o dal masturbarsi - così come l'esigenza fisiologica di fare sesso, sono due componenti fondamentali ma che da sole non esauriscono ciò che ciascuno di noi si racconta rispetto al proprio corpo e alla possibilità di provare piacere o di darne ad altri.
COSTRUZIONI DISCORSIVE. In base a cosa definiamo che alcuni corpi sono più desiderabili di altri e che certi modi di toccare o baciare ci provocano la 'rivoluzione ormonale' mentre altri 'l'encefalogramma piatto'?
I criteri che usiamo per definire ciò che è piacevole da ciò che non lo è, lungi dal costituire degli immutabili e inconfutabili dati di fatto, sono 'costruzioni discorsive', in cui rientrano sia teorie di senso comune, individuali e collettive, che assunti scientifici.
SIGNIFICAZIONE DELL'ORGASMO. La ricercatrice Elisa A.G. Arfini scrive: «I processi del 'divenire un corpo nello spazio sociale' - ovvero di embodiment - sono dipendenti da una serie di standard normativi. A sua volta una visione costruzionista non nega la materialità del corpo, piuttosto riconosce che l’unica via di accesso e di significazione a tale materialità avviene per vie sociali. Senza una mediazione culturale, il corpo è muto».
In parole povere ma eleganti, quindi, avere un orgasmo, masturbarsi o fare un rapporto orale sono anche molto altro, oltre che essere solo necessità fisica e fisiologica. Chi l'avrebbe mai detto!
L'OSTACOLO DELLE DIFFERENZE. La seconda domanda è: i disabili copulano? Tempo fa ho affermato che, a mio parere, le persone con disabilità rientrano in una di quelle categorie che fa poco l'amore. Certo non è giusto generalizzare, ma mi sembra che la parola «sessualità» associata al termine «disabilità», sia un binomio che infastidisca e stoni sempre un pochino. Forse perché riferendosi alla disabilità fisica, il corpo è reso un po' differente nell'aspetto e/o nei movimenti rispetto a quello degli altri. E si tratta di una diversità che non attrae: talvolta addirittura crea disagio.
Sempre Elisa Arfini dice che «quando la disabilità destabilizza il corpo, e con esso il sesso, e quindi il genere, viene esposta una crisi, uno scandalo, che non è altro che l’esterno costitutivo che il soggetto normato tenta di tenere a distanza». Insomma, i canoni e gli stereotipi socio-culturali non perdonano.
APPROCCIO DIFFICILE. A parte questo, immagino che per alcune persone con un tipo di disabilità che compromette molto l'uso dei movimenti possa non essere così facile - sebbene quasi niente sia impossibile - approcciarsi fisicamente e sessualmente al proprio o all'altrui corpo.
Esattamente come non dev'essere 'una passeggiata' per chi non ha avuto occasione di conoscere qualcuno con disabilità - o di provare questa condizione sulla propria pelle - approcciarsi a una fisicità talvolta anche molto differente da quella cui i più sono abituati.
NIENTE FLIRT SESSUALI. Se anche solo penso a me, in carrozzina, che muovo, a volte anche con troppa veemenza, il corpo, ma che ho bisogno di un aiuto a fare quasi tutto e provo a fantasticare su un'ipotetica avventura sessuale - quindi non all'interno di una relazione in cui c'è anche un certo tipo di conoscenza reciproca - la vedo buia.
Infatti quando realizzo che, per fare sesso, un poveretto dovrebbe togliermi dalla sedia, aiutarmi a raggiungere il luogo prescelto per la fornicazione - magari superando qualche bella barriera architettonica in mezzo - spogliarmi, darmi una mano a lavarmi, rivestirmi e farmi tornare sulla carrozzina, temo che, dopo le primissime operazioni gli si ammoscerebbe il sentimento.

La rivoluzione dell'assistente sessuale

Un disabile sulla sedia a rotelle.

Finora mi sono riferita alle persone con disabilità motoria e penso che continuerò a farlo, per mantenermi in un campo più ristretto - anche perché mi ci ritrovo a pennello - per quanto si tratti di una 'categoria' ampissima, in cui rientrano persone con le più diverse caratteristiche, risorse e difficoltà (generalmente non mi piace categorizzare, ma mi concedo un'eccezione per questioni di semplificazione).
Se le premesse sono queste, cos'è e a che cosa serve il ruolo professionale dell'assistente sessuale? Quali obiettivi di ruolo ha in comune con altri operatori della salute e quali sono quelli specifici della sua professione?
OPERATORI DELLA SALUTE. Penso che l'assistente sessuale, nei Paesi in cui questo ruolo è stato legittimato e formalizzato ufficialmente, sia a tutti gli effetti un operatore della salute.
Usando questo termine non mi riferisco solo agli aspetti sanitari, ma anche a come una persona vive la propria condizione di malattia o disabilità. Se è vero questo, una persona con una patologia organica fortemente invalidante a livello sanitario, potrebbe potenzialmente essere più in salute di chi ha un organismo fisicamente e fisiologicamente perfetto.
NUOVI MODI PER IL CONTATTO. Credo che lo stesso valga per la 'salute sessuale'. Indipendentemente da come sia fatto un corpo, si possono trovare modalità di entrare in contatto e provarne piacere: basta contemplarne la possibilità e inventarsi 'soluzioni' creative, ovvero non scontate.
È possibile altresì modificare le categorie conoscitive, i canoni e i criteri di valutazione che utilizziamo per definire ciò che è bello o sessualmente attraente, allargare e modificare le maglie di quello che riteniamo interessante e 'ci fa sangue', per includere altri corpi, altri movimenti e diverse modalità per entrare fisicamente in relazione. E per far questo occorre fare un bel salto che ci permetta di arrivare oltre le modalità conoscitive di senso comune che usiamo nell'approccio con noi e gli altri.
CONTINUE SPERIMENTAZIONI. Il lavoro dell'assistente sessuale si configura un'occasione che apre possibilità che fino a quel momento potrebbero essere state precluse o difficilmente sperimentabili. L'obiettivo del suo ruolo professionale, lavorando in squadra e in rete con gli altri operatori della salute (psicologi, sessuologi, educatori, terapisti della riabilitazione neuro-motoria, assistenti sociali, personale medico e paramedico), è promuovere la salute dell'individuo, all'interno del suo campo di applicazione, la sessualità.
DIFFERENZE CON L'INFERMIERE. L'assistente sessuale e l'infermiere sono due ruoli professionali ben distinti: lavorano sullo stesso campo di applicazione - il corpo - perseguono lo stesso obiettivo generale di generazione di salute - così come è stata definita sopra - ma con obiettivi specifici strategie e modalità completamente differenti.
Infatti il primo ha gli obiettivi specifici, raggiungibili principalmente attraverso il contatto fisico, di far provare piacere e modificare la percezione che una persona disabile ha del suo corpo e della sua sessualità, se non costruttiva e coerente con la 'salute', e lo persegue con le strategie proprie del suo ruolo. Nello specifico durante un incontro di assistenza sessuale ci si può reciprocamente toccare, baciare, accarezzare. L'assistente sessuale può masturbare, mentre non è previsto un rapporto sessuale con penetrazione.
L'infermiere persegue l'obiettivo specifico di curare le patologie organiche, adottando le tecniche proprie del modello medico.
NON È PROSTITUZIONE. Ma il ruolo dell'assistente sessuale si differenzia altresì da quello della prostituta, specificando che qui mi riferisco a chi sceglie volontariamente l'esercizio e non a chi ne è costretta: stesso campo di applicazione, il corpo, strategie probabilmente simili almeno in parte (mi riferisco alle pratiche sessuali, specificando che un incontro di assistenza sessuale non prevede che si consumi un rapporto sessuale completo né un rapporto di sesso orale), obiettivi completamente diversi.
Una prostituta, salvo inclinazioni personali, non persegue il fine di generare salute nel cliente, né tanto meno di modificare la sua percezione di sé, l'assistente sessuale sì.
SERVE UNA NUOVA CULTURA. Penso che occorra iniziare a ripensare una cultura della sessualità e della corporeità che si fondi su teorie e canoni differenti da quelli a ora in auge, che includano e riconoscano le potenzialità e la 'bellezza' di tutti i corpi.
In questo senso l'assistenza sessuale è utile in quanto «strategia iniziale» per far fronte a un'esigenza e per stimolare la riflessione sulle possibili risposte da offrire ma, se fosse pensata come «unica soluzione» per gestire le «difficoltà di una categoria» in un «determinato campo» non sarebbe efficace perché andrebbe proprio nella direzione opposta alla politica di inclusione che vuol contribuire a promuovere. E se ci facessimo tutti qualche seduta di assistenza sessuale?

Leggi gli altri episodi raccontati da Adriana: L'elogio della lentezza; Il nodo delle adozioni; Viaggiare in sedia a rotelle; Gli stereotipi su chi è in carrozzella; Sesso, molestie e brutte esperienze; Le difficoltà quotidiane; Comunicare col teatro e la danza; La diversità a scuola fa crescere; Sesso e falsi miti, Convivenza e cohousing.

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