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TERRORISMO 10 Maggio Mag 2015 1500 10 maggio 2015

Isis, corsa al nuovo Califfo: Abu Alaa al Afri in pole

Ex professore di Fisica. Già leader di al Qaeda in Iraq. È lui il dopo al Baghdadi. Che è in condizioni di salute precarie. Il primo obiettivo? Inglobare al Nusra.

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Morto in un raid americano. Paralizzato alla spina dorsale per le ferite. Scavalcato da un leader più carismatico di lui.
Molte voci si rincorrono, e da tempo, sulla caduta dell'autoproclamato Califfo dell'Isis Abu Bakr al Baghdadi, non confermate ma neanche smentite dal Pentagono, come invece per i falsi allarmi di settembre, novembre e dicembre.
Gli americani hanno ammesso di aver bombardato Baaj, 120 chilometri a Ovest della roccaforte Mosul, il 18 marzo. Giorno nel quale, secondo le numerose indiscrezioni, il capo dei jihadisti sarebbe rimasto gravemente ferito in Iraq.
AL BAGHDADI COLPITO IN UN RAID. Se i droni hanno fatto centro, è stato un caso: la Difesa Usa ha dichiarato di non avere avuto informazioni che al Baghdadi si trovasse sul posto.
Ma da allora un quotidiano attendibile sulle notizie del cosiddetto Stato islamico come l'inglese Guardian riporta con insistenza del debilitante stato di salute del Califfo. Mentre l'israeliano Jerusalem Post, con fonti di parte (ma privilegiate) dei servizi segreti, ha aperto il toto-successione.
Favorito per guidare l'Isis sarebbe l'ex mujaheddin ed ex professore di Fisica Abed al Rachman Mustapha, nome di battaglia Abu Alaa al Afri.
SI APRE LA CORSA PER LA SUCCESSIONE. Più astuto, più comunicatore e, sembrerebbe, ormai anche più potente di al Baghdadi nell'organizzazione terroristica.
In passato, altri papabili erano stati indicati in Abu Muhammad al Adnani, portavoce dell'Isis, e di Abu Muslim Turkmani, ex ufficiale dell'esercito iracheno ai tempi di Saddam Hussein, entrambi figure di punta nella struttura dell'Isis.
Ma il primo sarebbe un volto giovane. Il secondo, invece, sarebbe un comandante più utile dietro le quinte.

Il Califfo al Baghdadi nell'unica apparizione pubblica (Isis).

Leader di al Qaeda in Iraq ed esperto di teologia

Il Califfo è sempre apparso un leader appannato.
Studente mediocre a scuola, si è scoperto. Laureato come molti in teologia, senza infamia e senza lode. Un uomo oscuro, che non ama esporsi, forse anche incapace di parlare in pubblico.
Iracheno come al Baghdadi, al Afri viene invece descritto dall'advisor per la Sicurezza del governo iracheno Hisham al Hashimi come «più importante e con relazioni migliori» del numero uno dell'Isis. «L'uomo più potente nell'organizzazione dopo al Baghdadi» sarebbe anche un «buon oratore pubblico, dal forte carisma».
BRACCIO DESTRO DI AL ZARQAWI. Prima di mettere in piedi, con altri quadri, le strutture del sedicente Stato islamico in Iraq, al Afri, originario della citta di a Khidr (un'ottantina di chilometri a Sud di Mosul), aveva militato come comandante in al Qaeda in Iraq, braccio destro dell'allora leader Abu Musab al Zarqawi.
Nella rete terroristica poi diventata Isi (Stato islamico dell'Iraq) e Isis (Stato islamico dell'Iraq e della Siria), il successore in pectore di al Baghdadi sarebbe stato tra gli aiutanti più fidati del super-terrorista giordano, ucciso in un raid americano nel 2006.
Stando sempre al Guardian, prima della guerra Usa in Iraq l'ex professore di Fisica si sarebbe addestrato in Afghanistan nei campi di Osama bin Laden: il primo viaggio risalirebbe al 1998 e, dopo la morte di al Zarqawi, al Afri avrebbe addirittura assunto la leadership di al Qaeda in Iraq.
PROFESSORE DI ORIGINI TURKMENE. Di orgini turkmene, anche lui come i maggiori capi dell'Isis sarebbe stato detenuto in un campo di prigionia americano in Iraq.
Anche in teologia al Afri, autore di diversi trattati sulla sharia (la legge islamica) avrebbe conoscenze più approfondite di al Baghdadi.
Un curriculum criminale di profilo più alto di quello del Califfo senza passato, sbucato dal nulla un anno fa, con la presa di Mosul, e anche dal futuro parecchio incerto. Tanto da chiedersi come mai fosse emerso al Baghdadi e non lui.

L'unica immagine circolata su al Afri. Ma non esistono foto confermate.

L'obiettivo di al Afri è ricompattare Isis e al Nusra

L'indicazione del governo di Baghdad sul suo nome per il cambio della guardia è un indizio di peso. Da mesi, per l'intelligence irachena, al Afri starebbe cercando di inglobare nell'Isis i qaedisti rivali, in Siria, di al Nusra, ricompattando i jihadisti in un unico, vecchio fronte.
Anche il network americano d'intelligence Site, filo-israeliano, ha pronosticato il riavvicinamento tra la prima generazione di al Qaeda e le successive, scissioniste e fondatrici dell'Isis.
La strategia per rafforzare il Califfato dopo le perdite contro i curdi e il fronte sciita, avrebbe messo in luce al Afri ai vertici, ancora prima del ferimento di al Baghdadi.
TEMPI LUNGHI PER LA TRANSIZIONE. Ma non tutti gli esperti di terrorismo concordano nel prevedere necessariamente, a breve, un passaggio di consegne nell'Isis.
Al Baghdadi, infatti, al contrario di Bin Laden in al Qaeda con al Zawahiri, non ha mai designato un suo vice e delfino, in caso di morte o gravi impedimenti, probabilmente perché nei Califfati non sono mai esistiti vice califfi.
Se irreparabilmente paralizzato alla spina dorsale, come dalle ultime voci, al Baghdadi dovrebbe decretare in prima persona l'avvio delle procedure per la sua successione o essere dichiarato «inabile e incapace di agire».
LA NOMINA SPETTA AL CONSIGLIO DELLA SHURA. A nominare un nuovo Califfo dovrebbe poi essere il Consiglio della Shura, durante alcuni mesi di transizione e governo provvisorio.
Ma al Baghadi dov'è? Da fonti irachene del governo alleato sciita, i media iraniani lo indicano «clinicamente morto» in un ospedale israeliano dove sono stati curati, dal 2011, anche migliaia di ribelli siriani, e si sospetta anche gruppi di qaedisti di al Nusra.
Per i media anglosassoni, il Califfo sarebbe invece «assistito da due medici legati all'Isis, in un nascondiglio segreto nei pressi di Mosul». Il giallo sull'Isis resta.

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