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REPORTAGE 10 Maggio Mag 2015 1200 10 maggio 2015

Narcos, il Cártel de Jalisco si prende il Messico

Nato nel 2009, è in guerra con la polizia messicana. Che non riesce a debellarlo. Imboscate, omicidi, traffici di droga: per la Dea è il cartello più potente al mondo.

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da Guadalajara

Lo stato di Jalisco è composto da 126 comuni e 12 regioni. Guadalajara è la città più popolosa.

Il primo maggio era iniziato da una manciata di ore. Poco dopo l'alba, alle sette di mattina, un elicottero militare, in una strada sperduta fra le montagne del Messico centro-occidentale, intercettava un convoglio di veicoli con a bordo individui armati.
Era appena partita l’Operazione Jalisco, una strategia coordinata tra forze federali, statali e l’esercito per riportare la pace nell'omonimo stato (tra i più violenti del Paese: dal 2003 sono stati uccisi 70 funzionari pubblici) e annientare il Cártel de Jalisco Nueva Generación (Cjng), organizzazione che controlla le attività criminali e del narcotraffico nella zona.
Ma niente è andato come previsto, fin dal principio.
STRAGE DI MILITARI. Allo stop intimato dai militari, un commando a bordo dei fuoristrada ha risposto aprendo il fuoco e danneggiando il rotore. Nell’atterraggio di emergenza tentato dal pilota, sono morti tre soldati, altri 12 sono rimasti feriti e tre sono scomparsi.
Nelle ore seguenti la città di Guadalajara, lo stato di Jalisco e, infine, altri stati confinanti sono stati messi a ferro e fuoco.
Dalle 10 del mattino colonne di fumo nero hanno cominciato ad alzarsi in differenti punti della zona metropolitana, dove vivono più di 5 milioni di abitanti.
VIOLENZE IN 25 COMUNI. La scena era sempre la stessa: camion o autobus urbani in fiamme, di traverso a ostruire le principali arterie e autostrade in entrata e in uscita.
L’ondata di violenza ha colpito 25 comuni di Jalisco, espandendosi ai vicini stati di Colima e Guanajuato. Le autorità hanno attivato il codice rosso per tutto il fine settimana, un’allerta che prevede misure di sicurezza come il blocco del trasporto pubblico, la chiusura delle stazioni di servizio, l’intervento delle forze dell’ordine per liberare le vie di comunicazione e l'avviso alla gente di non uscire se non è strettamente necessario.
SETTE MORTI IN UN GIORNO. Il saldo della giornata, secondo il governatore di Jalisco Aristóteles Sandoval, è stato di sette morti e 19 feriti fra civili e membri delle forze dell’ordine, alcuni di loro in scontri e sparatorie verificatisi in differenti località. Non solo: 11 succursali bancarie, cinque benzinai, 36 veicoli e due negozi sono stati dati alle fiamme.
La violenza del Cjng è nata in risposta al lancio dell’Operativo Jalisco, fra i cui obiettivi, ha dichiarato il Commissionato nazionale per la sicurezza Monte Alejandro Rubido, c'è proprio quello di «rinforzare la presenza federale nello stato, smembrare il gruppo criminale che opera nella regione e aiutare il governo di Jalisco a migliorare le condizioni di sicurezza».

I cartelli del Cjng a Guadalajara.

La Dea: «Il Cjng è l'organizzazione di narcos più potente al mondo»

Per la Dea (Drug Enforcement Administration) e altre agenzie di sicurezza americane, il Cartello Jalisco Nuova Generazione e i suoi alleati Los Cuinis sono attualmente le organizzazioni di narcotrafficanti più potenti al mondo.
Nel 2009, quando la Marina uccise a Guadalajara Ignacio Coronel, luogotenente del Cartello del Pacifico, e furono ammazzati anche i suoi alleati, i fratelli Valencia, boss del Cartello del Milenio, il gruppo dominante nel Jalisco si divise in due: nacquero così La Resistencia, ormai scomparsa, e il Cjng, che ha preso il controllo della zona.
Fino alla cattura - da parte dell'esercito - del grande capo, Nemesio Oceguera detto El Mencho. Un duro colpo per l'organizzazione, che però da aprile ha iniziato nuovamente a mostrare i muscoli e a sfidare le autorità.
15 AGENTI UCCISI AD APRILE. Il 7 aprile, in una strada che collega Guadalajara a Puerto Vallarta, rinomata meta turistica, un gruppo di sicari ha teso un'imboscata a un convoglio di veicoli della polizia statale. In una curva chiusa tra due collinette un'ottantina di narcos ha scaricato i propri caricatori sulle quattro pattuglie, gettando tra l'altro granate e bombe incendiarie e ammazzando 15 agenti.
Si tratta del più sanguinoso attentato mai compiuto in Messico ai danni delle forze dell'ordine.
Quando Horacio González, giovane medico, è arrivato con l’ambulanza quel lunedì, verso le 3 del pomeriggio, ha trovato un inferno.
LA VENDETTA IN UN ATTENTATO. Camminando in cerca di feriti fra macchine in fiamme, ordigni inesplosi e teste mozzate, ha recuperato quattro superstiti. Uno diceva: «Sparami, per favore».
Non sopportava più il dolore, racconta il medico a Lettera43.it: «Non ho fatto neanche a tempo a mettermi i guanti, ero pieno di sangue, cercavo di tappare i buchi nei loro corpi». Tre dei superstiti all'imboscata sono deceduti nel trasporto in elicottero o in ospedale.
L’attentato è stato compiuto dal Cjng come vendetta per l'uccisione di uno dei suoi capi da parte de la polizia il giorno precedente, domenica 6 aprile.
IN LOTTA CONTRO I «RATTI». Il cartello - spiega la Dea - non solo dispone di un arsenale militare spaventoso, ma è anche uno dei più ricchi del mondo. Dal 2009 controlla il traffico della droga dal Centro e Sudamerica e ha costruito una rete di laboratori nel Messico occidentale, dove vengono prodotte sostanze sintetiche poi rivendute negli Usa.
Una settimana dopo l’imboscata di aprile sono apparse quattro narcomantas (striscioni fatti a mano) in diversi punti di Guadalajara, in cui il Cjng si “presentava” ai cittadini e spiegava di essere venuto per liberare il Paese dai «ratti»: ovvero gli Zetas, cartello rivale, e i politici corrotti.
Se qualcuno avesse dei dubbi sulle loro intenzioni bellicose, le nuvole di fumo nero su Guadalajara sono l'inquietante risposta.

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