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INTERVISTA 15 Maggio Mag 2015 1745 15 maggio 2015

Borghezio: «Sui rom ho detto cazzate»

Offese i nomadi alla radio. Accusato di istigazione all'odio razziale, Borghezio si scusa: «Lavorerò per un'associazione. Non sono d'accordo con le ruspe»

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Non è propriamente «pentito», ma «rincresciuto» per le parole «dure» pronunciate durante la puntata de La Zanzara l'8 aprile 2013, che gli sono costate una imputazione per discriminazione razziale e diffamazione aggravata dalla finalità di odio razziale ed etnico.
LO SCIVOLONE ALLA ZANZARA. Ai microfoni della premiata ditta Cruciani & Parenzo, Mario Borghezio, europarlamentare della Lega nord, criticò la visita di otto ragazzi rom alla Camera invitati da Laura Boldrini per la Giornata internazionale dei rom e sinti, definendoli «facce di c… che qualche presidente della Camera riceve». Spero, aveva aggiunto, «che non portino via gli arredi della Camera». Perché «una buona percentuale dei ladri sono rom» e che rispetto al lavoro sono «come l’acqua con l’olio».
«HO FATTO UNA FESSERIA». Offese che comprensibilmente avevano urtato le associazioni di rom e sinti costituitesi parte civile. Così davanti al giudici il 15 maggio Borghezio ha abiurato. «Ho fatto una fesseria», ha spiegato, «e usato delle espressioni inopportune con il solo obiettivo di attaccare il presidente della Camera Boldrini».
Insomma, il leghista non voleva certo offendere un popolo. «Le persone per bene quando sbagliano lo ammettono», dice Borghezio a Lettera43.it, «in questo caso sono pronto a risarcire le persone offese, anche se non ritengo di dover essere punito penalmente. E sono pronto a fare volontariato presso un'associazione che assiste i rom».

Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord.

DOMANDA. Onorevole, addirittura volontariato?
RISPOSTA. Sì, presso una storica associazione torinese che tutela i rom.
D. Si può sapere quale?
R. Visto che l'impegno non si è ancora concretizzato preferirei aspettare.
D. E quali attività svolgerà?
R. Quelle che sono in grado di fare: il bibliotecario, insegnare la lingua piemontese o educazione civica. Posso persino dare una pulita alla biblioteca. Ho fatto il servizio militare non ho la puzza sotto il naso, sono per una politica del fare.
D. Chissà cosa pensano di questo suo impegno Matteo Salvini, che vorrebbe radere a suolo i campi, o Gianluca Buonanno, che ha definito i rom «feccia della società».
R. Non ho mai usato espressioni come «ruspe» o «feccia». Definire i rom feccia non sta né in cielo né in terra.
D. Quindi non è d'accordo nemmeno con Salvini?
R. Salvini sta tenendo questa impostazione drastica. Non sono il suo interprete, ma capisco che la sua è propaganda e deve farla soprattutto per smascherare il buonismo generico e l'ipocrisia.
D. Ammetterà però che i suoi toni però alzano la tensione sociale...
R. Lo conosco e non è certo un seminatore d'odio. Un conto è la propaganda e un conto è governare. Si sa che nei Comuni retti dalla Lega l'integrazione è buona.
D. Tranne a Padova dove Bitonci sta dando del filo da torcere a chi accoglie a casa propria i richiedenti asilo...
R. Non frequento il Veneto da un po'.
D. Sui rom lei e Salvini quindi avete idee diverse...
R. Sì, personalmente mi assumo il successo del modello Voghera: campi piccoli, controllati, che ospitano poche famiglie della stessa etnia. In cui ci sia la presenza delle istituzioni. E soprattutto in cui sia garantita la scolarità. E poi siamo in Europa non possiamo permetterci decisioni in contrasto con Bruxelles.
D. Perché non suggerisce al segretario di visitare il campo di Voghera?
R. Non so ora quale sia la situazione, ma so che l'Europa ci apprezzò per quella gestione. I campi devono coniugare la tutela dei diritti umani e le regole. Le istituzioni non possono tenerli come delle porcilaie, come dei non-luoghi.
D. Non tutto il Carroccio quindi è anti-rom.
R. Quando si parla della Lega è solo per le parole forti. Molte cose fatte bene non vengono raccontate.
D. Magari la propaganda di Salvini noi aiuta.
R. Forse non abbiano gli strumenti per farle conoscere bene e per pubblicizzarle. Quando ho visitato il campo di Mantova la prima cosa che ho fatto è stata denunciare la mancanza dell'impianto elettrico. Non voglio immaginare cosa succederebbe in caso di pioggia.
D. A sentirla, non sembra nemmeno un leghista...
R. Ripeto, in trasmissione ho sbagliato. Diciamo che ho detto delle cazzate come allo stadio. Però non credo si possano incriminare tutti quelli che danno del cornuto all'arbitro. Sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni xenofobe sugli zingari...
D. Già, zingari.
R. Ho le carte in regola sugli zingari. Addirittura quando Roberto Maroni finì nella bufera per l'idea di schedare i bambini rom, fui io a telefonare ad Alemanno per segnalare le inadempienze del Comune di Roma nei campi. Poi ho collaborato anche con alcune associazioni nel Torinese. Portavo Topolino, sussidiari e materiale didattico ai più piccoli. E poi la maggior parte dei rom sono italiani, i sinti piemontesi parlano la mia stessa lingua...
D. Però, come ha dimostrato Mafia Capitale, non è che tutte le associazioni siano trasparenti...
R. Credo che ancora molto debba essere scoperchiato. Per quel che mi riguarda, senza voler fare polemica, dico solo che se l'attenzione delle associazioni si orientasse maggiormente sulle esigenze concrete dei nomadi, e meno su chi dice qualche parola di troppo, le cose andrebbero meglio.
D. Sugli immigrati però la pensa diversamente...
R. Perché è un discorso diverso. I nomadi sono qui da centinaia di anni, appartengono alla nostra geografia umana, poi possono stare simpatici o antipatici. L'immigrazione, invece, è un problema soprattutto perché attacca il principio di identità.
D. Quindi affondiamo i barconi?
R. La linea della Lega è sempre stata: aiutiamoli a casa loro. E poi, in seconda battuta, ci sono problemi di criminalità e di tipo sanitario.
D. Sanitario?
R. I prefetti assicurano che ci sono i controlli. Ma si prenda un centro come Lampedusa, com'è possibile che si effettuino tutti gli accertamenti? Occorrerebbero ospedali, centri medici e la quarantena. Per tutelare non solo gli italiani, ma anche gli immigrati.
D. Dunque fuori i clandestini.
R. I cittadini vogliono prima di tutto sapere chi entra in Italia. Un conto sono gli studenti o chi ha un lavoro...
D. Mare nostrum è stato un fallimento?
R. Una soluzione all'italiana che ha creato solo pasticci. Non sappiamo chi entra, non vengono prese le impronte digitali, fatte le foto segnaletiche. Speravano che una volta arrivati se ne andassero via. Molta della diffidenza dei cittadini circa i profughi più o meno reali è dovuta all'incapacità dello Stato di offrire garanzie.
D. Anche i rom rumeni sono immigrati.
R. Fui l'unico al parlamento europeo a sollevare la questione quando la Romania entrò nell'Unione. Non possiamo pensare di accogliere tutti i rom che arrivano in Italia. Vengono qui perché ci sono i campi, le associazioni. L'ingresso andava regolato, bisognava mettere dei paletti.

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