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LEGALITÀ 16 Maggio Mag 2015 1105 16 maggio 2015

Mafia, il ruolo delle donne nella lotta alla criminalità

Dalle docenti alle funzionarie pubbliche: il gentil sesso ha una marcia in più. Mentre aumenta la diffidenza nei confronti delle associazioni. 

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Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Proprio come avviene nel mondo mafioso, anche in quello dell’antimafia le donne ricoprono un ruolo fondamentale, soprattutto se sono impegnate nella scuola.
Sono infatti le insegnanti a mostrare l'attenzione maggiore verso i temi della legalità da trasmettere ai loro alunni. Una tendenza che trova riscontro nell'esperienza vissuta direttamente da chi promuove negli ambiti scolastici premi e concorsi legati alla lotta alle mafie.
IL RISCONTRO DEL WEB. Per quanto le ricerche effettuate in Internet, con i vari motori di ricerca, non siano da considerarsi sondaggi scientificamente attendibili, basta inserire la frase «referente per la legalità prof», per imbattersi in una valanga di professoresse pronte a immolarsi come referenti dei progetti didattici pur di inculcare nella testa dei loro pargoli alunni i concetti dell’onestà, della legalità e del contrasto alle mafie. La percentuale è bulgara: circa il 90% dei risultati rimanda a docenti donne.
L’ultima testimonianza in ordine cronologico su questo fenomeno arriva da Salvatore Cernigliaro, promotore e organizzatore del premio Libero Grassi indirizzato agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado in tutta Italia. Anche lui nella sua decennale esperienza con i ragazzi in età scolare ha trovato sempre maggiore attenzione verso le sue iniziative fra il corpo docente femminile rispetto a quello maschile.
L'IMPORTANZA DELLE SCUOLE. «Autorevoli studi internazionali», sostiene Cernigliaro, «evidenziano come a una più elevata presenza di donne tra gli amministratori pubblici si associno livelli di corruzione più bassi. Noi ne abbiamo un riscontro diretto con il premio Libero Grassi, sono molto di più le insegnanti che promuovono la partecipazione degli alunni al nostro concorso, rispetto ai loro colleghi uomini. E sono sempre loro quelle più costanti nel tempo».
Diceva Paolo Borsellino: «Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo». E quale posto è migliore della scuola per insegnare i sani principi alla gioventù?
UNA LOTTA A COSTO ZERO. Oltretutto questo tipo di lotta alla mafia avviene praticamente a costo zero per l'istituto: ai professori non giunge un centesimo in più nei loro stipendi mensili quando aderiscono a iniziative organizzate dalle associazioni Onlus che si tengono in vita facendo ricorso – queste sì – ai fondi pubblici e privati e al contributo del 5 per mille dell’Irpef dei contribuenti volenterosi.
Ed è proprio qui, però, che si annida il pericolo maggiore, perché se senza risorse economiche non si può fare nulla, neanche la lotta alla mafia, esiste più di un sospetto che molte associazioni - circa 2 milain tutta in Italia - nascano solo per raccogliere fondi.

Cresce la diffidenza nei confronti delle associazioni

Roberto Helg, presidente della camera di commercio di Palermo.

Sono noti alle cronache i casi di personaggi che si spacciavano per paladini dell’antimafia salvo poi essere pizzicati con le mani in pasta, infangando anche l’idea di una battaglia possibile.
Sarà forse anche questo il motivo per cui esiste una certa diffidenza fra le associazioni che, anziché fare rete e collaborare assieme, spesso si snobbano e si scrutano a distanza nel principio di chi sia più antimafioso dell’altro.
Ultimamente e in più occasioni, lo stesso Don Luigi Ciotti, che con la sua Libera è un punto di riferimento, ha esortato a diffidare di chi usa e abusa del termine antimafia, di chi sostiene di aver capito tutto su questo argomento e di chi si riempie la bocca del termine di legalità.
Non è facile tenere alta la guardia contro chi cerca di insediarsi nelle associazioni con il doppio obiettivo di mimetizzare se stesso indossando la maschera dell’antimafioso e, al tempo stesso, vanificare il lavoro e gli sforzi di chi invece lavora nella divulgazione dei messaggi di legalità.
BENEFATTORI NON SEMPRE IMPECCABILI. Lo sa bene, per esempio, l’associazione antiracket di Lamezia Terme che lo scorso anno rinunciò a un finanziamento di circa 20 mila euro, compensando la cifra con un’autotassazione dei soci, per organizzare la quarta edizione di Trame, il Festival dei libri sulle mafie, perché il benefattore era legato a personaggi dai comportamenti molto discussi.
Armando Caputo, presidente dell’associazione lametina, ha un consiglio da dare: «Noi ci affidiamo molto alla memoria storica dei nostri iscritti che spesso compensa i documenti istituzionali richiesti che sono spesso apparentemente impeccabili», spiega. «Anche per questo è importante coinvolgere le scuole: esattamente ciò che stiamo facendo per la quinta edizione di Trame che siamo andati a presentare direttamente nelle classi di sette plessi». E su 20 insegnanti «con cui abbiamo parlato, 19 erano donne».
ONLUS, IL PERICOLO È DIETRO L'ANGOLO. Bisogna poi «fare attenzione a non lasciarsi tentare dal veder crescere a dismisura il numero dei propri soci», continua Caputo, «aderire a un’associazione come la nostra può agevolare un imprenditore scorretto a ottenere i certificati antimafia indispensabili a lavorare. E in questo modo, il pericolo è sempre dietro l’angolo».
Ha fatto rumore l’arresto per corruzione di Roberto Helg, presidente della Camera di Commercio di Palermo, che assieme all'omologo di Caltanissetta, nonché numero uno di Unioncamere Sicilia, Antonello Montante, pure lui finito sotto inchiesta per reati di mafia, era spesso davanti alle telecamere e sui giornali per profondere i temi dell’onestà.
Noto anche il caso di Rosy Canale, del movimento donne di San Luca, rinviata a giudizio per truffa e malversazione.
UN ELENCO POCO DIGNITOSO. L’elenco è lungo e poco dignitoso, perché a questi vanno aggiunti i casi sconosciuti alle cronache. Come quello di un’associazione antimafia che aveva proposto a una rappresentanza di categoria di istituire un osservatorio sul livello di infiltrazione della criminalità organizzata: 100 mila euro in un anno per stilare un report finale verosimilmente composto da notizie raccolte in Rete e sulle agenzie.
La vera antimafia si nutre anche di poco, purché quel poco venga ripetuto ogni giorno: una condizione offerta per eccellenza dalle scuole.
Il docente di liceo Gesualdo Bufalino, nato nel 1920, amico di Sciascia, lo aveva capito fin da subito. E, anticipando persino Paolo Borsellino, disse: «La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari». Non a caso usò il termine al femminile.

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