Moschea Dopo Bombardamento 150514204748
CONFLITTO 16 Maggio Mag 2015 1201 16 maggio 2015

Yemen, il patrimonio storico a rischio

Dalla moschea di Hadi fino al mercato di Zabid: siti unici, distrutti dalle bombe. Così la culla degli arabi cade a pezzi. Sotto i colpi della coalizione saudita.

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Una moschea di San'a' dopo un bombardamento.

In Medio Oriente spesso ci si riferisce allo Yemen come “la culla degli arabi”.
Questo profondo legame storico e affettivo non è stato però sufficiente a proteggere il suo immenso patrimonio architettonico e archeologico.
Sotto le bombe sganciate dalla coalizione dei Paesi arabi più potenti, tutti sunniti, oltre a centinaia di civili yemeniti e ai ribelli Houthi, sciiti, sono cadute molte testimonianze di una storia unica.
BOMBE SU BARAKISH. Nelle ultime settimane gli attacchi aerei dell’alleanza guidata dall’Arabia Saudita si sono concentrati nella città settentrionale di Saada, roccaforte della milizia Houthi. «L’antica Moschea di Hadi, costruita nell’800, è stata praticamente rasa al suolo». racconta Husseini Jezzini, giovane archeologo yemenita a Beirut per un progetto di ricerca. «Con i suoi 1.200 anni era uno dei più antichi luoghi di culto sciita nella Penisola Arabica».
Nel tentativo di arrestare l’avanzata dei ribelli è stata gravemente danneggiata la cinta muraria pre-islamica di Barakish, nel Nord dello Yemen. La città era stata la capitale di un impero commerciale, da qui partivano gli incensi che servivano a profumare i templi dell’antica Grecia e di Roma.
IL FORTE OTTOMANO IN PEZZI. «Da ogni angolo del Paese mi arrivano notizie di distruzione. Sono andati in rovina gli antichi edifici del mercato medievale a Zabid (porto sul Mar Rosso, ndr). «Nel centro del Paese uno scontro tra le opposte fazioni ha causato danni enormi a un antico santuario, secondo la legenda fatto costruire addirittura dalla biblica regina di Saba».
Sulle montagne sono ormai annerite e cadute le pietre bianche di un forte ottomano. Un gruppo di Houthi vi aveva trovato rifugio e la coalizione non ha esitato a bombardarlo.

Il professore al Salmi: «La storia passa in secondo piano»

La colonna di fumo dopo il raid della coalizione araba su Sanaa.

Centinaia di persone sono morte in più di sei settimane di combattimenti, mentre un blocco commerciale non dichiarato impedisce l’arrivo di cibo e medicinali, causando nella popolazione una grave crisi umanitaria.
Così, la sofferenza della gente e la distruzione del patrimonio culturale hanno offerto agli Houthi la possibilità di presentarsi come un movimento di resistenza contro l’aggressione straniera, per difendere l’identità e la libertà del Paese.
L'APPELLO (VANO) DELL'UNESCO. «L’alleanza non si limita a uccidere con le sue bombe uomini, donne e bambini, ma vuole distruggere tutto quello che identifica la nostra storia e la nostra cultura. Questo è il suo obiettivo», spiega un abitante di Taiz. «L’aggressione non può cancellare con le bombe il patrimonio dello Yemen».
«Le milizie Houthi», dice Husseini, «spesso hanno usato i siti danneggiati come luoghi per ripararsi, addestrare i combattenti e depositi per le armi. Questo anche se l’Unesco aveva chiesto a entrambe le parti di non coinvolgere siti storici nella guerra».
La futura identità del mondo arabo è messa in discussione da un conflitto che in Siria, Iraq e Yemen sempre di più si connota come una guerra settaria tutta interna all’Islam stesso.
IDENTITÀ A RISCHIO. Per ironia della sorte, il passato islamico può essere una vittima dei suoi eredi.
«Nessuna delle parti in causa dà reale importanza alla storia e alla cultura, sono concentrate sulla loro guerra ideologica», conclude Mahmoud al Salmi, professore di storia presso l'Università di Aden in Yemen. «In una lotta per il potere gli avversari non hanno interesse a distinguere tra ciò che è antico e prezioso e un obiettivo militare. Rischiamo di perdere molti siti unici e con loro la nostra identità se i combattimenti proseguono».

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