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STORIA 17 Maggio Mag 2015 1425 17 maggio 2015

Vercelli, la guerra di Dellavalle contro l'esproprio di Anas

Terreni espropriati per costruire la tangenziale. Senza però cambio di proprietà. Né risarcimenti pattuiti. Dellavalle organizza la sua Expo anti-Anas a Vercelli.

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Pier Giuseppe Dellavalle nella sua rotonda sulla tangenziale di Vercelli.

L'Expo? L'appuntamento è a Vercelli, sabato 17 maggio.
Più precisamente, alla rotonda della tangenziale ai confini con il Comune di Caresanablot. Direzione Novara.
La rotonda di Pier Giuseppe Dellavalle.
Sì, perché l'area, dove Anas ha costruito la nuova arteria, è proprio sua.
La società non ha provveduto a fare la voltura e a denunciare al catasto l'avvenuto cambio di proprietà.
L'ultima visura è datata 11 maggio 2015 e riporta l'intestazione degli immobili a Pier Giuseppe Dellavalle e alla moglie Anna Maria Morelli (guarda doc1, doc2, doc3, doc4, doc5).
PROPRIETARIO INVOLONTARIO. Dellavalle, soprannominato D'Artagnan, non solo non è stato risarcito secondo gli accordi.
Ma si è ritrovato proprietario involontario della rotonda.
Tanto che recentemente ha cacciato gli operai del Comune che stavano falciando l'erba. «Ho chiamato le forze dell'ordine», racconta a Lettera43.it, «per violazione di proprietà privata. Il risultato è che adesso metà rotonda è tosata e metà no».
Per la sua Expo costruirà pile di pneumatici e rottami: «Rappresentano il livello della giustizia italiana». Le lenzuola con scritte e slogan ci sono già, «ormai da anni qui è un tazebao», sorride amaro.

Una Odissea cominciata nel 2000

I cartelli esposti sulla proprietà di Dellavalle.

La storia di D'Artagnan comincia nel dicembre 2000, quando con delibera del presidente Anas (Piero Ciucci) venne dichiarata la pubblica utilità dell'opera.
La tangenziale, in un primo momento, doveva passare sui confini del suo terreno.
Poco male, pensò lui, «glielo avrei ceduto gratis in cambio di una recinzione per evitare che entrassero cacciatori e pescatori».
Poi però, come spesso accade, i piani cambiano: ad Anas non servivano solo i confini, ma buona parte della proprietà: più di 2.500 metri di terreno dove sorgevano pure la casa e l'azienda sulle quali stava pagando il mutuo.
PATTUITI 600 MILA EURO. Nessun problema. «Decisi di cedere il tutto», ricorda D'Artagnan.
«Mi avrebbero dovuto pagare 300 mila euro per il fabbricato e altrettanti per l'indennizzo dell'attività che avrei dovuto smantellare». Cifra stabilita da perizie che Anas accettò senza fiatare.
E così si procedette a scrittura privata in prefettura.
PAGAVA L'ICI SU QUEI TERRENI. Nel 2005 di quei soldi però Dellavalle non aveva visto nemmeno l'ombra.
Nel frattempo aveva già cominciato a costruire su un'altra porzione di terreno.
«Ero fiducioso», ammette. E come non esserlo: i documenti fino a quel momento non erano mai stati contestati. Così fiducioso che dal 2005 al 2008 sui terreni espropriati continuò persino a pagare l'Ici.
INDENNIZZO PASSATO A 30 MILA EURO. Ma dietro l'angolo si nascondeva la prima sola. Perché l'indennizzo offerto si restrinse al 10%: poco più di 30 mila euro contro i 300 mila pattuiti. E lo sventurato accettò. «Ormai ero in ballo, avevo costruito da un'altra parte, che cosa potevo fare?».
Peccato che in tutto questo tempo Anas non abbia mai fatto la voltura, prorogando i termini di volta in volta.
In altre parole, l'espropriazione non è mai avvenuta e i terreni sono rimasti di proprietà di Dellavalle, nonostante vi passesse sopra la tangenziale. Dunque, stando al decreto 327 del 2001, Anas da 12 anni occupa illegalmente una proprietà privata.

Dellavalle: «L'Anas mi diceva: 'Tranquillo, la legge la facciamo noi'»

Un altro scatto di Dellavalle-D'Artagnan.

Oltre il danno, la beffa.
Dellavalle è stato trascinato in un procedimento penale con l'accusa di occupazione di terreni demaniali.
«Il giudice poi mi ha prosciolto nel 2012 perché il fatto non costituisce reato. Ma se quei terreni non sono demaniali significa che sono privati e cioè miei».
SPESE LEGALI TUTTE SUE. In 12 anni di cause, Dellavalle ha speso almeno 50 mila euro in avvocati e incassato dal non-esproprio solo 312 mila euro contro i 600 mila promessi.
«Per fortuna mia moglie lavorava e non avevamo particolari problemi», racconta. «Ma non abbiamo mai fatto una vacanza o una cena fuori. Appena mettevo insieme 2 o 3 mila euro sapevo che avevo un'altra causa da affrontare».
TANGENZIALE NON COLLAUDATA. Ma non finisce qui. La tangenziale non è stata collaudata, essendo la proprietà privata. «E in caso di incidente? Di chi è la responsabilità?», si chiede Dellavalle.
Che è comprensibilmente arrabbiato: «L'Anas mi rassicurava, mi dicevano: 'Tranquillo, la legge la facciamo noi'. Salvo poi accusarmi di averli tenuti all'oscuro del mutuo che avevo sui fabbricati».
CONTRO LA COSTITUZIONE. E lo è ancora di più perché si tratta di una società controllata dallo Stato che non ha rispettato «né la legge né l'articolo 43 della Costituzione».
«Ho deciso che mi batterò finché non l'avrò vinta», si sfoga. In questi anni la sua rotonda è diventata un punto di incontro per i suoi concittadini: «Organizziamo grigliate, ho addirittura piantato i pomodori», spiega.
Ma al proprietario della rotonda e signore del «Principato Dellavalle» non basta.

Anas passa la palla alla Provincia

Un'auto Anas.

Per Anas la storia è un po' diversa: sarebbe Dellavalle a non aver rispettato gli accordi.
«Le procedure espropriative erano state avviate da parte dell'Anas per poter procedere con l'avvio dei lavori della tangenziale di Vercelli, strada trasferita nel 2001 dall'Anas alla Provincia di Vercelli», spiega a Lettera43.it la società.
«Il signor Dellavalle e gli altri interessati, pur avendo sottoscritto, nel novembre 2003, i verbali di accettazione dell'indennità di esproprio offerta da Anas, pari a complessivi euro 247.725,53 e ricevuto già nel dicembre 2003 il versamento dell'acconto pari all'80% di tale importo, successivamente, in violazione degli accordi intercorsi, hanno rifiutato ingiustificatamente il rilascio delle aree, impedendo così la prosecuzione dei lavori sulle loro proprietà».
LIQUIDATI ESPOPRI E INDENNITÀ. Nel marzo 2005, dopo vari incontri anche in prefettura, Anas «ha riconosciuto e liquidato agli espropriati, non solo il saldo del 20% dell'indennità a suo tempo concordata, ma anche un importo a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali aziendali, pari a euro 73 mila. Va inoltre evidenziato che gli immobili erano stati acquistati dai proprietari quando sulle aree era già stato apposto il vincolo preordinato all'esproprio e a un prezzo di gran lunga inferiore alle indennità in seguito percepite da Anas».
ACCORDO TRA I CONTRAENTI. Particolare, questo, che Dellavalle non ha mai negato. E, infatti, anche Anas conferma l'esistenza di un accordo secondo cui i contraenti avevano dichiarato di «non aver più nulla a pretendere l'una dall'altra a qualsiasi titolo, ragione, diritto e azione in relazione al rapporto di cui in premesse e confermano di aver concordato in ogni sua parte la presente scrittura che dichiarano di accettare integralmente».
DELLAVALLE: «SAPEVANO DEL MUTUO». I problemi, secondo Anas, sarebbero sorti al termine dei lavori: Dellavalle non aveva estinto l'ipoteca sull'immobile. D'Artagnan su questo punto non transige: «Sapevano del mutuo, e mi dissero che non c'era problema e che le leggi le facevano loro».
La società ha poi passato la patata bollente alla Provincia: «Attualmente è in corso la stipula di una convenzione tra Anas e Provincia di Vercelli finalizzata all'emissione del decreto di acquisizione ex art.42 bis del Testo unico in materia espropriativa da parte della Provincia».

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