SCANDALO 19 Maggio Mag 2015 1821 19 maggio 2015

Lega Pro e Serie D, quando il calcio vive senza regole

Fallimenti. Combine. Presidenti farlocchi. E giovani che pagano per giocare. L'inchiesta di Catanzaro svela solo una parte dei trucchi nelle serie minori.

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Uno scandalo che, alla fine, non stupisce nessuno.
Non chi è abituato a bazzicare tra le quote delle scommesse, che in Lega Pro e Serie D seguono traiettorie ancora più pazze rispetto ai campionati di B e A, tra match non quotati o sospesi.
Ma nemmeno chi quei tornei li segue da tifoso o da addetto ai lavori si meraviglia.
«LA FOGNA DEL CALCIO». Le partite combinate dell'inchiesta Dirty soccer non sono che la punta dell'iceberg del marcio dentro il calcio minore.
Una montagna di ghiaccio sporco fatta di corruzione, stipendi in nero, mazzette pagate per poter giocare e allenare.
Quella che Pino Iodice - l'ex direttore generale dell'Ischia Isolaverde che mise nei guai Claudio Lotito con la registrazione della telefonata in cui il presidente della Lazio auspicava che qualcuno fermasse la corsa verso la Serie A di Carpi e Frosinone - ha definito «la fogna del calcio professionistico».
ALTRO CHE MERITI SPORTIVI. Chi conosce il mondo dei campi di provincia non si è stupito nel leggere i nomi degli indagati e arrestati nel nuovo scandalo del calcioscommesse. Ci sono giocatori, ex giocatori, allenatori, ma soprattutto dirigenti.
Dietro la sempre meno luccicante ribalta della Serie A si muove un mondo di direttori sportivi che costruiscono le squadre seguendo logiche che non sono sempre quelle del merito, e tecnici che fanno le formazioni con criteri non necessariamente trasparenti.

«Mi dissero: 'Se vuoi giocare, devi pagare'»

Dirty soccer, il nuovo scandalo del calcio italiano.

«Non giocavo più, ero trattato alla stregua di un fuori rosa e ho chiesto spiegazioni», ha raccontato una fonte che preferisce restare anonima a Lettera43.it.
«Mi hanno detto che se avessi voluto rimettere piede in campo avrei dovuto fare come tutti gli altri: pagare».
SOLO 7 MILA EURO L'ANNO. Una bustarella tra i 40 e i 50 mila euro. Mica poco a livelli in cui il minimo salariale per un ragazzo appena uscito dalle categorie giovanili è di 13 mila euro netti all'anno, addirittura 7 mila se si viene inquadrati col pre-contratto di addestramento.
Come fa un calciatore che guadagna quelle cifre a trovare 50 mila euro per pagarsi un posto in campo?
La risposta è fin troppo semplice: o li ha perché viene da una famiglia benestante, o deve arrendersi alla tribuna.
Una discriminazione.
E persino alcuni allenatori devono pagare la stecca per sedersi in panchina.
VENDITORI DI ILLUSIONI. Procuratori e dirigenti di Lega Pro e Serie D campano così, avvicinando i calciatori che vengono da famiglie benestanti e vendendo sogni e illusioni a genitori che desiderano un figlio campione, disposti a pagare di tasca propria per un pugno di presenze in un campionato che non ha nemmeno la ribalta della diretta tivù.
La speranza è che sia solo il primo passo di una carriera luminosa, un investimento in 'formazione' e gavetta.
Né più né meno come un master in una prestigiosa università, di quelli che danno qualche chance in più di trovare un bel posto di lavoro.
GLI 'UNDER' NEL GIRO. Spesso si tratta di giocatori giovani, quegli 'under' il cui utilizzo garantisce qualche briciola in più dei contributi pubblici forniti dalla legge Melandri del 2008.

Dirigenti che lavorano per due squadre e presidenti meteore

Arturo Di Napoli, ex calciatore, ora allenatore del Vittoriosa Stars (Malta). Anche lui è coinvolto in Dirty soccer.

In questa giungla è difficile persino distinguere i ruoli dirigenziali.
Nelle carte della procura di Catanzaro ci sono dirigenti, come Mauro Ulizio, che sono tesserati per una squadra e che di fatto, contemporaneamente, tessono i fili del destino di un'altra società.
BINGHAM: 1 MESE AL MONZA. Ci sono presidenti che passano veloci manco fossero meteore, come Dennis Bingham, per una trentina di giorni proprietario del Monza, e il suo «fidato collaboratore» Morris Pagniello, che prima di lavorare in Brianza era stato, per pochi mesi del 2013, alla guida del Trento in Eccellenza.
Poi c'è qualcosa che nell'inchiesta non emerge, come presidenti e ds che si accordano per dividersi la 'cresta' strappata ai calciatori per farli giocare.
RICAVI LOTANI DALLA SERIE A. Spesso è il solo modo per trarre profitto da un calcio lontano anni luce dai ricavi della Serie A.
Anzi, in cui mancano pure i soldi per pagare l'acqua calda e l'attrezzatura da campo.
Così le società, che magari hanno programmato una stagione sulla base di sponsor mai arrivati, finiscono col non pagare gli ingaggi, essere messe in mora dai tesserati, fallire.
SENZA STIPENDIO SI È VULNERABILI. E chi scende in campo senza prendere un centesimo per mesi, con una moglie e i figli a casa, vive un dramma personale.
Quando si trascorre una carriera intera nel calcio minore non c'è alcun modo di mettere da parte dei risparmi per i momenti più duri. Ogni singola mensilità è preziosa quanto l'ossigeno.
E allora va a finire che qualcuno si lascia convincere da chi offre qualche decina di migliaia di euro per combinare un match. O per scommettere di nascosto su un incontro che si sa truccato.
A questi livelli, i fallimenti stile Parma sono piuttosto comuni.

Le combine per colmare i debiti dei club

  • Gli highlight di Monza-Torres 3-0 del 17 dicembre 2014.

È successo pure al Monza, partito per fare un campionato di vertice e rivelatosi un bluff già a dicembre, quando il falso profeta brasiliano (ma con passaporto inglese) Anthony Armstrong Emery se ne andò lasciando la presidenza di un club con 2 milioni di debiti in mano al britannico Dennis Patrick Bingham, proprietario per un mese in cui la situazione finanziaria della squadra non è migliorata di una virgola.
ULIZIO: MONZA E PRO PATRIA. Nell'inchiesta sul calcioscommesse c'è anche lui (sebbene abbia già negato qualsiasi coinvolgimento) con l'ex direttore generale Mauro Ulizio, quello che, secondo il capo della squadra mobile di Catanzaro Rodolfo Ruperti, avrebbe portato a Bingham l'offerta di Vincenzo Nucifora, ex ds della Torres: una combine (non andata in porto) per far vincere i sardi in cambio di 100 mila euro, colmando così in parte i debiti del club.
Lo stesso che, sempre secondo gli inquirenti, aggiustava i match della Pro Patria per mezzo del figlio Andrea, ex giocatore del club di Busto Arsizio, ora al San Marino.
UN CAMPIONATO DA FALLITI. Mettendo da parte le ipotesi al vaglio della magistratura, resta il fallimento del Monza, che subito dopo le partite incriminate contro Torres e Bassano ha dovuto far fronte allo svincolo di quasi tutta la rosa, trovandosi costretto a schierare, per un paio di mesi, la Berretti e gli allievi.
VERDETTI DEL CAMPO RIBALTATI. Quella dei fallimenti è una prassi così normale, a queste latitudini pallonare, che non esiste una stagione in cui il verdetto del campo venga ribaltato da società che spariscono e relativi ripescaggi.
È in questo contesto che decine di migliaia di euro si muovono live nel mondo delle scommesse su un 'under' che diventa 'over' nel giro di un tempo, su partite che cambiano padrone nell'arco di 10 minuti, su sfide il cui esito viene segnato da espulsioni per doppia ammonizione prima del quarto d'ora di gioco. Ecco perché, chi conosce questo calcio, non si stupisce.

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