GUERRA 21 Maggio Mag 2015 1659 21 maggio 2015

Siria, l'Isis avanza: scacco ad Assad

Lo Stato Islamico prende Palmira. Culla della civiltà e crocevia commerciale. Adesso controlla metà del Paese. E l'accesso a Damasco. Soldati decapitati. Foto.

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La Venezia delle sabbie, come gli archeologi chiamano le meraviglie di Palmira, è caduta nelle mani dell'Isis.
Le forze del regime siriano erano riuscite a respingere l'avanzata, ma precariamente.
Alla fine sono prevalsi i jihadisti del Califfato. Le spade che, sulla loro strada, distruggono tutto ciò che non è islamico.
L'organo di propaganda dei ribelli, l'Osservatorio siriano per i diritti umani, ha confermato la sconfitta dei lealisti, diramata dall'Isis via Twitter.
Nell'oasi a metà strada tra l'Eufrate e il Mediterraneo, oltre alle spettacolari rovine greco-romane il sedicente Stato islamico controlla la base aerea, la prigione e il quartier generale dell'intelligence locali.
PATRIMONIO DELL'UNESCO. Tanti nomi sono stati dati, nei secoli, al sito patrimonio dell'umanità dell'Unesco che conserva i resti di una delle città più antiche al mondo.
La «sposa del deserto», per i carovanieri dell'antica via della Seta che commerciavano merci tra l'Impero romano e l'Oriente. La «Venezia delle sabbie» per chi, scavando, si è innamorato del suo tramonto e del suo passato.
Distruggere Palmira è un oltraggio al percorso dell'uomo nel tempo, un salto indietro di 4 mila anni e anche oltre, per chi crede - ma con l'Isis è dura - nel progresso e nella civilizzazione.

Crocevia commerciale dal 2000 a.C. e vicino ai giacimenti di gas

Per i jihadisti le rovine archeologiche di Palmira sono poca cosa.
Come Ramadi in Iraq, a 100 chilometri da Baghdad, il crocevia siriano è uno snodo strategico, a metà strada tra Deir el Zor, bastione del Califfato nel Nord del Paese lungo le vie commerciali tra l'Iraq e la Turchia, e Damasco.
Nella capitale siriana, l'Isis è già infiltrato, come ad Aleppo. Ma controllarne le rotte d'accesso significa blindarla, minacciare gli Stati confinanti, assoggettarla in prospettiva a un Califfato che si estende a macchia d'olio.
La città turistica è inoltre vicino ai giacimenti di gas siriani: con il contrabbando di petrolio e altri traffici illeciti, un'altra fonte di larghi introiti per l'Isis.
METÀ SIRIA DELL'ISIS. In Siria, con Palmira i jihadisti hanno il controllo di metà Paese, mentre in Iraq, dopo la presa di Ramadi, di fatto tengono in pugno il 40% della popolazione sunnita.
La battaglia per la perla nel deserto a 200 chilometri da Damasco è andata avanti per giorni, prima della resa che, nell'ultima notte, ha lasciato sul campo oltre un centinaio di soldati di Bashar al Assad, alcuni decapitati come «apostati» in un video attribuito all'Isis.
I raid dell'aviazione siriana su Palmira proseguono (colpendo tra l'altro una moschea e una scuola), ma anche il regime ha ammesso il ritiro.
Gran parte dei circa 70 mila abitanti è stata evacuata: un'altra città svuotata della Siria, ridotta a Paese fantasma.
OPPOSITORI UCCISI. Su Palmira vige il coprifuoco totale, l'energia elettrica è saltata. Dalla prigione sono stati liberati estremisti islamici confluiti nell'Isis e sono in corso rastrellamenti, casa per casa, contro gli oppositori e i governativi delle «bande di Assad».
O si è con il Califfato o con il regime: si vogliono far passare tutti gli insorti siriani come estremisti islamici o collaborazionisti dell'Isis.
Chi non ci sta, torna dalla parte del male minore. Una polarizzazione liberticida che, paradossalmente, favorisce sia Assad sia il Califfato, affossando le lotte per la democrazia.

Palmira viene chiamata la 'Venezia delle sabbie' e la 'sposa del deserto'.

Statue e templi pagani distrutti e rarità trafugate: Palmira vittima dell'Isis

Dopo Raqqa, Deir el Zor, Mosul e Ramadi, anche Palmira sprofonda nell'abisso dell'Isis.
In Iraq, i jihadisti del Califfato hanno distrutto le rovine dell'antica città di Hatra e diffuso le immagini dello scempio nel mondo.
Fondata nel III secolo a.C., come centro commerciale e religioso dell'impero persiano dei Parti, la città fortificata era una delle culle della civilità sopravvissuta anche agli attacchi dei romani.
Ma come i resti della città assira di Nimrud e i pezzi del museo di Mosul, i monumenti di Hatra sono stati presi a picconate e raffiche di kalashnikov dagli estremisti islamici, per i quali ogni raffigurazione di divinità è un «falso idolo» da cancellare nel nome (abusato) di Allah.
UN CENTRO CULTURALE D'ECCEZIONE. I volti di statue millenarie sono decapitati o fregiati, templi pagani spianati dalle ruspe. Altri reperti, molto laicamente, vengono rivenduti al mercato nero ai migliori offerenti.
La storia di Palmira, in Siria, è ancora più antica e il destino al quale va incontro con l'Isis comune. Fondata nel 2000 a. C. come crocevia commerciale tra la Siria e la Mesopotamia, con la dominazione romana la città biblica delle palme da dattero diventò uno dei centri culturali più importanti e monumentali del mondo antico.
SPARI E GRANATE CONTRO LE ROVINE. Prosperò al punto da sfidare, nel III secolo d.C., l'imperatore Aureliano e diventare capitale del regno indipendente della regina Zenobia. Diversi reperti di inestimabile valore del Museo archeologico di Palmira sono stati spostati per sicurezza.
Ma i grandi monumenti del sito, esposti ai saccheggi dall'inizio della guerra, come il santuario degli dei, il colonnato e l'anfiteatro romani non potevano esser rimossi.
Alcune rovine portano i segni di spari e granate. «Sappiamo già che ci sono state delle distruzioni», ha dichiarato la direttrice generale dell'Unesco, Irina Bokova. «C'è stato un bombardamento e delle colonne sono cadute». Quel che è peggio è che potrebbe non essere finita qui.

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