Nesi Touil 150521181625
INTERVISTA 21 Maggio Mag 2015 1813 21 maggio 2015

Touil, Nesi: «La politica non si fa in Twitter»

Nesi sul caso del presunto jihadista Touil. «Credono di poter fare i ministri sui social».

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E così Abdel Majid Touil, il 22enne marocchino arrestato il 20 maggio a Gaggiano nel Milanese nell'ambito delle indagini sulla strage al Bardo di Tunisi, da «terrorista arrivato in Italia su un barcone» (citazione di Salvini e Meloni) è diventato uno studente colpito sì da un'espulsione, ma forse vittima di un errore di persona. E che il 17 e il 19 marzo, a cavallo dell'attentato al museo costato la vita a 24 persone, non si trovava nella capitale tunisina in place Pasteur con i due terroristi poi uccisi Yassine Laabidi e Jabeur Khachnaoui, come sostenuto dalla procura e dai servizi nordafricani, ma al Centro provinciale per l’istruzione degli adulti Maestro Manzi, come dimostrano i registri e le testimonianze dei docenti in mano ai pm milanesi.
LE PROVE ANCORA SCONOSCIUTE. I reati contestati a Touil, almeno finora, sono l'omicidio volontario e la partecipazione ad attività terroristica internazionale.
Ancora sconosciute le prove che lo hanno fatto finire nella lista dei ricercati per la strage passata poi all'Interpol.
Il fatto che non si trovasse a Tunisi, spiega a Lettera43.it Giuseppe Nesi preside di Giurisprudenza a Trento, ex consigliere giuridico del presidente dell'Onu e membro permanente del Comitato interministeriale per i diritti umani, «non implica automaticamente che sia innocente. Potrebbe aver dato un supporto logistico all'attentato».
Ma da qui «a celebrare processi in Rete e sui giornali ce ne passa», aggiunge il professore.
Invece, puntualmente, sono piovuti tweet e commenti. A partire dal ministro degli Interni Angelino Alfano che, senza pensarci due volte, ha cinguettato:



Seguito dal premier Matteo Renzi:


E pure dal ministro della Difesa Roberta Pinotti:


Giuseppe Nesi.

DOMANDA. Ormai gli annunci si fanno in Twitter...
RISPOSTA. Twitter ha un effetto devastante. Servirebbe più cautela.
D. E invece il 22enne marocchino è stato immediatamente sbattuto in prima pagina.
R. Credo che a processare debba essere un tribunale, non i giornali o un social network. Occorrerebbe maggiore prudenza e fare tutti un passo indietro. Ognuno in Rete si sente in dovere di fare politica estera, interna...
D. Twitter è diventato peggio di un'agenzia.
R. Sì, è diventato estremamente serio. Ma non si può immaginare di fare il premier o il ministro giocando con 140 caratteri. Essere ministro degli Interni o degli Esteri è una cosa seria, sempre più seria.
D. Non si corre il rischio di dimenticare che siamo in uno Stato di diritto?
R. Prima di tutto va detto che devono essere condannati i terroristi e non i presunti tali. E questo è ancora più vero dopo l'11 settembre.
D. Cioè?
R. Dopo l'attacco alle Twin Towers dobbiamo tener conto delle informazioni che arrivano dalle polizie di tutto il mondo senza però dimenticare i diritti di difesa.
D. Questo però non accade, almeno in Italia.
R. Si accende una polemica che parla alla pancia della gente. Sicuramente paga dal punto di vista politico, in termini di consenso, ma è contro ai diritti fondamentali dell'individuo. Così facendo mettiamo in discussione la nostra libertà.
D. Nel caso Touil, poi, ci sono punti ancora controversi. Si sa che è arrivato in Italia su un barcone e dovrebbe essere stato schedato.
R. Non conosco la vicenda nel dettaglio ed è ancora presto per commentare. Ma spesso accade che i clandestini non vengano tutti schedati. Ma ripeto, non vorrei fare un processo prima del processo.
D. Il nostro sistema anti-terrorismo è efficace?
R. Sì, e lo dico con certezza. Le nostre istituzioni sono al corrente dei dossier che arrivano e l'intelligence è efficiente. Abbiamo sempre rispettato tutti i nostri obblighi internazionali e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
D. Perché non siamo stati ancora teatro di un attentato integralista?
R. Se non avessimo un sistema di anti-terrorismo efficace l'Italia sarebbe ridotta a ferro e fuoco.
D. Tecnicamente l'arresto di Touil era necessario?
R. Se è stato spiccato un mandato d'arresto dell'Interpol sì. Ci saranno sicuramente elementi di prova. Poi sta all'Italia mettere in atto le garanzie processuali del caso.
D. Di qui le indagini dei pm milanesi...
R. La nostra polizia ha il compito verificare l'attendibilità del mandato anche dal punto di vista formale.
D. C'è chi ha accostato questo caso al rimpatrio di Anna Shalabayeva con l'Italia che «obbedisce» a ordini stranieri...
R. Si tratta di argomenti estremamente tecnici e complicati. Per piacere, non diciamo fandonie, i due casi non sono assolutamente assimilabili.

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