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ISTRUZIONE 24 Maggio Mag 2015 1200 24 maggio 2015

Sardegna: il caso delle tasse sul Master&Back

L'Isola promuove un progetto per formare i giovani lavoratori. E riportarli a casa. Ma applica ritenute sulle borse di studio. E il 63% dei laureati non torna.

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Davide contro Golia. Ossia commercialisti, biologi, medici e ingegneri: laureati, cosiddette eccellenze, contro la burocrazia e una marea di scartoffie.
Con una differenza anche geografica: le tasse sulle borse di studio, in Sardegna, raddoppiano. Al centro della battaglia legale il programma Master&Back, fortemente voluto dall’allora presidente della Regione, Renato Soru, a partire dal 2006: un investimento di 120 milioni di euro, 4 mila progetti avviati.
Altrettanti giovani avviati verso l’alta formazione, master o dottorati di ricerca in Italia, Europa, e oltre. Progetti di tirocinio, spesso il primo impiego, per talenti e competenze che, nell’Isola, non avrebbero probabilmente nemmeno trovato il campo di applicazione. Il tutto con una sorta di parastipendio mensile che si aggirava attorno ai 1.200 euro, riconosciuto però come borsa di studio.
PARTE DEI FONDI DALL'EUROPA. Un’ottima opportunità in una Regione in cui la disoccupazione, tra il 2013 e il 2014, viaggia sul 17%, e quella giovanile, fino ai 24 anni, ha toccato punte del 54%. Esperienza e soldi: arrivati per metà anche dal Fondo sociale europeo.
Ed è proprio qui che si annida la battaglia tra i giovani, ormai ex stagisti e dottorandi, e la Regione Sardegna. Sulla parte erogata da Bruxelles sono state applicate tasse extra, illegittime secondo i legali di parte.
RITENUTE DA RIMBORSARE. E anche secondo una sentenza della Commissione tributaria provinciale di Cagliari, la motivazione è chiara: il beneficiario è il soggetto con nome e cognome e non la stessa Regione. Quindi quelle ritenute vanno rimborsate, anche se sono passati anni.
Una battaglia legale a suon di ricorsi partita da tempo, ma non in modo collettivo, contro la stessa Regione, Agenzia delle entrate e Agenzia del Lavoro – sempre regionale. Un andirivieni di protocolli, interpelli e ricorsi a cui la Regione si è opposta appigliandosi a una nota diffusa dall’allora ministro del Lavoro Sacconi. Le cifre si aggirano su qualche migliaio di euro, in alcuni casi oltre 6 mila. Ma se tutti scendessero in campo, e arrivasse la vittoria, il conto per mamma Regione diventerebbe davvero salato.

Lo scopo del progetto: formare i cervelli e riportarli in Sardegna

La norma che chiarisce i dubbi interpretativi è il Regolamento Comunitario del 2006, articolo numero 80.
Citata anche dalla sentenza a favore degli ex studenti: «Pertanto», si legge, «la Regione non deve applicare la ritenuta prescritta sui contributi di cofinanziamento».
La stessa procedura era stata seguita in Puglia, per un progetto del tutto simile a quello sardo. Ma battezzato in italiano Ritorno al futuro.
Ebbene anche qui stesso inghippo delle borse pagate anche con fondi europei, ma dopo un apposito interpello (presentato da beneficiari) a favore della non tassazione la Puglia si adegua. E non torna più indietro, creando una pista che ora i sardi tentano di battere.
L’idea base del programma sardo è tutta nel nome Master&Back: formare all’estero, o nel cosiddetto Continente, i cervelli per poi riportare competenze ed esperienze operative nell’Isola madre.
IL 63% LAVORA FUORI DALL'ISOLA. Un arricchimento, quindi, per il tessuto economico e umano. E quando ormai il nuovo esecutivo regionale di centrosinistra ha optato per altri progetti a supporto dell’occupazione, una ricerca condotta dalla società di valutazione Iris rivela il bilancio già tracciato dalle esperienze personali.
Ben la metà di quei 4 mila laureati non è più tornata indietro. Ha trovato lavoro, questo sì, oltre il 63%, ma altrove.
Molti fanno parte dell’esercito degli italiani all’estero e da lì, ora, alcuni combattono in prima linea per riavere quei soldi pagati per le tasse di un Paese ormai lontano. E non è di certo detta l’ultima parola. I tempi del giudizio italici faranno il resto.

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