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IPSE DIXIT 26 Maggio Mag 2015 1325 26 maggio 2015

Regionali, cosa dicevano di Renzi tutti i candidati Pd

«Maschilista». «Agghiacciante». «Di destra». Da Rossi alla Moretti: gli aspiranti governatori dem osteggiavano Matteo. Ma ora dimenticano i legami con la Ditta.

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La rottamazione si è fermata a Roma, perché in periferia Matteo Renzi si è ritrovato la Ditta: rivisitata, convertita, ma pur sempre Ditta.
Come ha ricordato in più occasioni Il Foglio, sei dei sette candidati del Partito democratico a governatore non sono di ortodossia renziana, anzi.
I REDENTI DEL RENZISMO. Enrico Rossi in Toscana, Michele Emiliano in Puglia, Luca Ceriscioli nelle Marche, Catiuscia Marini in Umbria, Vincenzo De Luca in Campania e persino la veneta Alessandra Moretti in passato hanno criticato e contestato l'attuale premier.
Salvo poi redimersi davanti al trionfo del sindaco di Firenze al Nazareno.
Alla vigilia del voto, Lettera43.it è andata a ripescare alcune dichiarazioni dei candidati dem non proprio tenere nei confronti di Matteo.

Rossi: «A me Celentano non piace. Allora ho visto Renzi: neanche lui mi piace»

Enrico Rossi.

Al governatore uscente della Toscana Matteo Renzi non è mai andato esattamente a genio.
Così come le '100 idee' presentate dall'allora sindaco di Firenze alla convention Big Bang della Leopolda nell'ottobre 2011.
«MATTEO È COME BLAIR». «Sul banco degli imputati», commentò Enrico Rossi, «non può finire la sinistra, ma i cedimenti che ha avuto verso quel liberismo».
Per poi paragonare Renzi al Tony Blair del 1999: «La sinistra conservatrice, le pensioni che tolgono risorse ai giovani, più dinamismo economico, più mercato per avere più giustizia sociale: questo è il Blair del ’99».
Non certo un'offesa per il sindaco di Firenze che nei panni dell'ex premier inglese ci si è sempre sentito a proprio agio.
«Io sono pronto», disse poco prima di correre per il Nazareno, «sto già lavorando, ho un piano, e mi affascina l'idea di poter fare nel Pd quello che Tony Blair fece nel 1994 con il New Labour».
CRITICHE ALLA LEOPOLDA. Rossi della Leopolda criticò anche un certo ottimismo «inconsapevole»: «Il Paese affonda: lo spread è al 4,5, gli interessi sui Btp al 6,20, non siamo così lontani dal default. Alla Leopolda, invece, c’era un clima inconsapevole del dramma». E la ricetta contro il precariato? «Se ne è parlato molto, anche se non ho visto risposte adeguate».
TROPPO BERLUSCONISMO. Nel 2012, nel suo mirino finì pure il presunto berlusconismo renziano: «Non è un delitto, come dice Renzi, piacere agli elettori del centrodestra e, aggiungo io, 'piacere abbastanza' al loro leader Silvio Berlusconi. Ma sarebbe un delitto pensare di conquistare la direzione del Pd con agli elettori del centrodestra».
Sentirsi maggioranza nel partito per il governatore non bastava: «Renzi dichiara di sentirsi maggioranza nel Pd», sottolineò.
«Ha un solo modo per passare dai desideri ai fatti: si misuri sulla base di un programma, come ha già fatto Bersani, in primarie interne al partito a cui partecipano gli iscritti».
Diversità di vedute ben riassunte in un post su Facebook datato 9 ottobre 2012: «A me, Celentano non piace. Allora ho visto Renzi. Neanche lui mi piace... E oggi piove».



O, più recentemente, da un tweet del 26 ottobre 2014: «#Leopolda5 e @matteorenzi riaprite il dialogo con la @cgilnazionale. Quella piazza chiede rispetto, diritti e lavoro. Non ignoriamola».
CONTRO DAVIDE SERRA. Rossi si era poi scagliato contro Davide Serra, finanziere e renziano della prima ora (recentemente nominato commendatore) che si era espresso, con un tempismo non brillante vista la manifestazione dei sindacati a Roma, contro il diritto di sciopero.

Emiliano: «Negli occhi di Renzi vedo uno smarrimento»

  • Michele Emiliano.

Ha recentemente criticato l'esecutivo, e non solo sulla contestata riforma della scuola Giannini, segno che forse Michele Emiliano potrebbe dare ancora del filo da torcere al premier.
TIRATA D'ORECCHI AL GOVERNO. «Il principale motivo di contrasto con il governo», ha sottolineato il 9 maggio, «è il ddl sulla scuola. Anche io non approvo questo decreto e vorrei che fosse chiaro a tutti. Il secondo motivo di contrasto è l’approdo di Tap a San Foca, tutta la Puglia non ci sta. Mi auguro che l'amministrazione Vendola nei suoi ultimi giorni non si faccia scavalcare dalle decisioni del governo. La terza questione è relativa al fatto che, se qualcuno pensa di rimediare alla sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni toccando i fondi per il Mezzogiorno, avrà a che fare con la Puglia e, se io sarò presidente, anche con me». Premier avvisato...
IN BATTAGLIA CONTRO DELRIO. A Renzi conviene guardare a vista il segretario del partito in Puglia anche per un altro motivo.
Visto che la vendetta, si sa, è un piatto che va servito freddo, forse Emiliano non ha ancora mandato giù la battaglia contro Graziano Delrio per la presidenza Anci.
Era il 2011 e l'allora sindaco di Bari era il candidato ufficiale del Pd bersaniano.
Renzi, primo cittadino di Firenze, e Delrio, di Reggio Emilia, sfidarono la nomenklatura vincendo di un soffio: da quel momento sono diventati inseparabili.
Ancora nel 2012, Emiliano, «vecchio poliziotto», vedeva negli occhi del fiorentino «uno smarrimento sul concetto fondamentale che vuole sostenere, che prevede che approfondisca la sua esperienza di vita».
«FATE COME ME, VOTATE BERSANI». Nel caso di un eventuale ballottaggio Bersani-Renzi, non aveva alcun dubbio: «Voto Bersani. E, rivolgendomi a tutti gli elettori di Vendola, dico che in quel caso bisogna andare a votare Bersani. Bisogna considerare che Renzi arriverà al ballottaggio ancora più forte che al primo turno, perché avrà avuto ancora più tempo».
Se non altro per l'unità del centrosinistra, perché, «la vittoria di Renzi farebbe saltare per aria la coalizione. Anche questo ha il suo peso».
Il 60% ottenuto allora da Bersani non lo salvò dalla smacchiatura casalinga.
LA RINUNCIA PER LA PICIERNO. Senza poi considerare il passo indietro a cui Emiliano fu costretto, si dice, alle Europee: ormai lanciato in campagna elettorale, dovette cedere il posto da capolista a Pina Picierno, lasciando la competizione con un serafico: «La mia candidatura è superflua».
«Ho accettato di fare il capolista perché me lo ha chiesto Matteo», scrisse su Twitter, «adesso che la scelta è diversa la mia candidatura è superflua».
«Mi candidavo perché me lo hanno ordinato, adesso meglio votare le donne per dimostrare che facciamo sul serio».

Ceriscioli: «Il silenzio di Renzi è agghiacciante»

Luca Ceriscioli.


Luca Ceriscioli, sindaco di Pesaro e insegnante di matematica, nel 2014 aveva minacciato Renzi e i vertici del Pd di manifestare davanti al Nazareno.
Il motivo? La sua esclusione alla corsa di segretario regionale dettata dall'articolo 21 dello Statuto del partito e che sancisce l'incompatibilità tra le cariche di sindaco e segretario regionale (che però non aveva fermato Michele Emiliano).
NO AL SISTEMA CORRENTIZIO. Alla sua richiesta di rinvio del congresso Pd regionale non c'era stata alcuna risposta.
«Il silenzio del segretario Renzi è agghiacciante», sbottò il 4 febbraio nel 2014, aggiungendo: «Renzi appoggia uno schema correntizio per garantire la potente AreaDem di Franceschini e Fassino, altro che eliminazione delle correnti».
Accuse alle quali mise fine un tranchant Luca Lotti: «Se Ceriscioli vuole iscriversi alla mia 'corrente', quella di chi vuole rottamare lo Statuto vigente, si accomodi, da me troverà sempre e solo porte aperte».

Marini: «Con Renzi le strade sono poco sovrapponibili»

Catiuscia Marini.

Bersaniana di ferro, l'ex sindaco di Todi entrò nela squadra di Pier Luigi nel 2009 come responsabile Europa. Divenne poi 'Giovane turca', prima di lasciare il carro del segretario ormai perdente.
Renzi si trasformò così nel male minore: «Sono convinta che per noi l’unica salvezza sia trovare un nome che possa guidare una grande coalizione per il cambiamento», affermò.
«PUNTO DI CONTATTO POSSIBILE». «Con Renzi le nostre strade sono poco sovrapponibili, ma nel caso in cui il sindaco dovesse fare quello che ha promesso, e ricalibrare a sinistra la sua piattaforma politica, credo si possa trovare un punto di contatto».
E così, a quanto pare, è stato.

De Luca: «Il Pd dorme in Campania»

Vincenzo De Luca.

Vincenzo De Luca, sindaco sceriffo di Salerno, fa storia a sé.
Nella bufera per gli 'impresentabili' che lo appoggiano - bersaglio di Roberto Saviano che ha scritto: «Gomorra è nelle liste di De Luca» - ha comunque incassato il sostegno di Renzi dopo aver vinto le primarie, nonostante la condanna per abuso di ufficio.
MATTEO, MEGLIO CALDORO? Anche se i maligni sostengono che alla sua elezione - e alla messa in discussione della legge Severino - il premier quasi quasi preferirebbe quella del governatore uscente di Forza Italia Stefano Caldoro.
Vincienzo 'o funtanaro - così chiamato per il miglioramento urbanistico che ha portato a Salerno - non è personaggio che si lascia domare facilmente.
PARTITO MESSO IN GUARDIA. Solo pochi giorni fa ha messo in guardia premier e partito: «Il Partito democratico campano dorme», ha detto, «non c'è opposizione a Napoli».
E poi: «Non ci sono state scelte adeguate per il Sud, ma ho posizione di fiducia e speranze nei confronti di Renzi. Però misuro i governi sulla base dei risultati. Se fra sei mesi non è cambiato niente, esprimerò una valutazione negativa».
Mentre Vincenzo non è mai stato fedele ciecamente a un leader - fu dalemiano, fassiniano, veltroniano e bersaniano - lo è sempre stato a se stesso. Tradotto: o si è con lui o contro di lui (particolare colto da Maurizio Crozza).
GLI JETTATORI DI POL POT. Non a caso, negli Anni 90 (quando era lui il nuovo che avanzava) i suoi avversari del Pci lo avevano ribattezzato Pol Pot. E qualcosa in comune con Renzi ce l'ha: i suoi gufi sono jettatori o pulcinella. Ma la sostanza è la stessa.

Moretti: «Renzi assomiglia a Berlusconi, è egocentrico e maschilista»

Alessandra Moretti.

Folgorata sulla via di Rignano, è noto che Alessandra Moretti fosse in passato avversaria del premier.
Ma i leader passano, e così la portavoce di Bersani si è dovuta adeguare.
Non è stata una conversione immediata la sua. Prima di approdare all'ortodossia renziana, ha sostenuto Gianni Cuperlo alle primarie del 2013: «Sosterrò Cuperlo perché è più vicino alla mia storia politica», spiegò a Lettera43.it. Renzi? «Non ho mai chiesto di entrare nella sua squadra, sono falsità».
Eppure ci è entrata con tutte e due le décolleté.
«FA LA PRIMADONNA». E dire che nel 2012 lo vedeva come un secondo Cav. «Renzi assomiglia a Berlusconi, fa la primadonna», diceva in difesa di Pier, «è egocentrico e pure maschilista. Ha una corte di donne, ama essere al centro dell'attenzione. E ha pure quel modo di parlare così strano...».
Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione...

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