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IL CASO 27 Maggio Mag 2015 1840 27 maggio 2015

Lavoratori Expo licenziati dopo informativa della questura

Aumentano i licenziamenti senza giustificazione. Decisi dalla Spa in base alle informative della polizia. La storia di M.: «Io, panettiere cacciato dopo 20 giorni».

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Il padiglione della Svizzera a Expo.

Un posto di panettiere a Expo, anche a tempo determinato, anche part time. Perché 700 euro lordi per tre mesi non sono da buttare via con questi chiari di luna.
Questo ha pensato M., nemmeno 30 anni con una laurea in Relazioni internazionali in tasca, quando ha risposto a un annuncio pubblicato sul sito di Coop Lombardia. «Cercavano un addetto alla forneria del supermercato futuro nel sito espositivo», racconta a Lettera43.it, «era una delle poche offerte interessanti».
M. non poteva certo immaginare di essere licenziato per «cause di forza maggiore» a nemmeno tre settimane dall'assunzione.
ALLA FACCIA DEI CHOOSY. Il panettiere non è esattamente un impiego in linea con il curriculum di M., ma questo - «alla faccia di quelli che ci chiamano choosy», dice - non è un problema.
Dopo la laurea e qualche supplenza, di grosse opportunità lavorative M. non non ne ha trovate. «Ho cominciato a frequentare corsi serali per imparare», ammette sorridendo, «è una cosa che mi piace. E così ho pensato di trasformare un hobby in un lavoro».
ASSUNZIONE E ADDESTRAMENTO. L'assunzione è arrivata con regolare contratto da parte di Lega Coop il 15 aprile 2015. «Subito dopo ho cominciato l'addestramento, in una Ipercoop», spiega. Sveglia alle 5, turni, «proprio una vita da choosy», ripete ancora amaro.
Fino al 30 aprile, la vigilia dell'inaugurazione, quando Coop lo ha convocato nella sede centrale di Famagosta, a Milano.
«Avevo fatto il turno del mattino. Appena finito sono andato all'appuntamento. All'inizio non mi sono preoccupato», ricorda, «in quei giorni chiamavano tutti gli assunti per consegnare i pass d'ingresso».
«LICENZIATO PER CAUSE DI FORZA MAGGIORE». Quando però M. ha visto che l'anticamera di una mezz'ora era stata riservata solo a lui e ad altri due ragazzi, mentre tutti gli altri entravano e uscivano con il loro badge in mano, ha cominciato a insospettirsi.
«Sono entrato per ultimo», continua. «Il responsabile del personale mi ha detto che gli dispiaceva, ma che il nostro rapporto di lavoro finiva in quel momento».
Naturalmente M. ha chiesto spiegazioni che non sono mai arrivate. «'La questura non ha autorizzato il tuo ingresso a Expo', mi è stato detto». Una situazione che ha assunto subito delle sfumature kafkiane: «Mi hanno ripetuto che non c'erano motivi specifici, solo cause di forza maggiore. E non c'era nemmeno qualcosa di scritto, se non la stampata della piattaforma online di Expo in cui si diceva che il mio pass era stato respinto».
CGIL: «CENTINAIA DI CASI». La stessa sorte era toccata anche ai due ragazzi che avevano aspettato con lui il verdetto. E, stando alle stime della Cgil Milano, ad «almeno un altro centinaio di altri lavoratori».

«Frequentavo centri sociali, forse mi credono un No Expo»

Expo Milano 2015

M. è arrabbiato e tanto. E ha fatto causa a Coop, tramite l'assistenza legale del collettivo San Precario, impugnando il licenziamento. Ma è arrabbiato soprattutto perché non capisce il motivo dell'interessamento della Questura al suo caso.
«IL MIO CASELLARIO È PULITO». «Il mio casellario giudiziale è pulito», assicura. «Nessuna segnalazione o denuncia. Lo scorso anno l'ho presentato alla scuola dove insegnavo e non ho avuto alcun problema. E nel frattempo non ho combinato nulla».
Ma una idea, lui, se l'è fatta. «Nel 2008 e nel 2010 ho partecipato alle manifestazioni anti-Gelmini all'università. Sono sempre stato parte attiva nei movimenti, fin dalle scuole superiori».
Partecipava ai cortei, alle manifestazioni. «A Pavia», racconta, «frequentavo un centro sociale. Forse qualche funzionario di polizia ha ben pensato di associarmi ai cosiddetti No Expo. Comunque sia, le mie idee le tengo fuori dal lavoro».
Il fatto però è che pure se M. avesse avuto delle pendenze penali, il licenziamento non sarebbe stato legittimo.
«CHI DECIDE LE ASSUNZIONI? LA QUESTURA?». «Siamo ancora in uno Stato di diritto», sottolinea Massimo Laratro, avvocato di San Precario, «anche un carico penale non può essere oggetto di discriminazione. Chi decide chi può essere assunto? La questura?».
Ma come funzionano i controlli?
Lettera43.it ha chiamato più volte la questura di Milano per chiedere quali siano i criteri con cui vengono filtrati i nominativi dei lavoratori Expo. E l'unica risposta è stata: «Decide tutto Expo Spa».
In realtà le aziende e i Paesi che lavorano nel sito espositivo, come in questo caso Legacoop, inviano a Expo Spa i dati anagrafici degli assunti. «Nella seconda metà di aprile sono arrivati almeno 7 mila nomi», prosegue l'avvocato, «che poi Expo ha girato alla questura». A sua volta la questura «emette pareri su informative della polizia circa la presunta pericolosità degli individui».
IL RIMPALLO DI RESPONSABILITÀ. Pareri non vincolanti, va detto. Perché alla fine l'ultima parola spetta a Expo. Che interpellata da Lettera43.it a riguardo, non ha risposto.
«Si stanno rimpallando le responsabilità», continua Laratro, che ha chiesto di poter visionare gli atti della questura che hanno portato al licenziamento del suo assistito. «Il fatto è che non ci sono carte scritte», conclude, annunciando che presenterà ricorso entro la settimana al Tribunale del Lavoro.
La preoccupazione di M è che questo modus operandi diventi la regola. «Si è alzato il livello di paranoia sicuritaria», dice. «Ma Expo potrebbe diventare un laboratorio per la gestione di altri grandi eventi».
Intanto altri casi stanno emergendo. «Siamo nell'ordine di alcune centinaia», spiega Antonio Lareno, responsabile Expo della Cgil. «Molti lavoratori, come quelli degli appalti Rai, non hanno fatto causa perché alla fine il lavoro non lo hanno perso, sono stati impiegati altrove». Una possibilità che a M. Coop non ha dato. Lo stesso trattamento potrebbe essere stato riservato a molti volontari che, dice il sindacalista, «magari si sono visti negare il pass senza spiegazioni».
E I DIRITTI COSTITUZIONALI? In ballo, mette in chiaro l'avvocato Laratro, non ci sono solo i diritti dei lavoratori - lo Statuto del 1970 all'articolo 8 recita chiaramente: «È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell'assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine professionale del lavoratore» - ma anche i diritti costituzionali. Come il 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» o il 18: «I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale».
Per questo il caso dei licenziamenti Expo è arrivato a Roma. Il deputato Sel Daniele Farina ha presentato una interrogazione alla Camera. «Ma visto che si rischia che venga discussa a Expo finita», spiega, «sarà trasforamata in una interpellanza urgente».
E a quel punto il Viminale dovrà dare delle risposte.

@franzic76

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