Domenico Maurantonio 150521160614
POLEMICA 3 Giugno Giu 2015 1730 03 giugno 2015

Crepet: «Il caso Maurantonio? Tutta colpa dei professori»

La tragedia di Domenico e l'omertà di alunni e prof. Il commento dello psicologo e dello scrittore Bugaro.

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Domenico Maurantonio si trovava a Milano con la scuola per visitare l'Expo.

La gita all'Expo della V E del liceo Ippolito Nievo di Padova è stata un successo. Poco importa se non tutti i ragazzi sono tornati a casa. E se nella notte tra sabato 9 e domenica 10 maggio Domenico Maurantonio è precipitato, in circostanze ancora da chiarire, dal quinto piano dell'hotel Da Vinci di Milano.
LA GAFFE DEL PROFESSORE. «Con sincera partecipazione ed entusiasmo la classe ha contribuito al buon esito della visita all’Expo di Milano», ha scritto nel suo 'rapporto' sul viaggio di istruzione Luigi Boscardin, professore di Disegno e Storia dell'arte (come riportato dal Corriere del Veneto). Una gaffe alla quale l'istituto ha cercato maldestramente di rimediare cancellando la frase dal documento.

Il documento originale pubblicato dal Corriere del Veneto.

  • Il testo 'censurato'.

Della morte di Domenico, dell'omertà dei compagni di classe - «figli della migliore borghesia di Padova», come li ha definiti la preside Maria Grazia Rubini (la stessa che in un primo momento aveva accusato uno slavo presente in albergo) - non c'è traccia. E se anche hanno sbagliato - sue parole - «vanno compresi e perdonati».
LA PAURA E IL SILENZIO. Una «borghesia» che si è trincerata dietro il silenzio. «Perché a parlare», dice a Lettera43.it lo scrittore padovano Romolo Bugaro (autore per Einaudi di Effetto Domino), «è la paura di quello che può succedere, degli sviluppi di questa tragedia». E così, davanti al terrore «nessuno apre la bocca, e il silenzio è assordante».
E dire che la provincia di Padova, per lo scrittore, «non è omertosa in sé, ma pettegola. Nonostante la presenza di una grande università, resta una città di provincia dove le persone si conoscono tutte». Ma il pettegolezzo si ferma solo davanti «a interessi o paure veri». Come in questo caso.

Crepet: «Non scomoderei Freud»

Paolo Crepet.

Non solo i compagni di Domenico non hanno parlato. Ma non hanno nemmeno partecipato alla messa organizzata in suo ricordo dalla famiglia. Quasi si volesse rimuovere quanto avvenuto.
«Non scomoderei Sigmund Freud e le rimozioni», sottolinea però lo psichiatra Paolo Crepet che il liceo Nievo lo conosce bene essendo stata la sua scuola. «Si tratta di qualcosa di molto più semplice e crudele che può essere riassunto così: 'Tu che c'entri? Nulla, e allora taci e fregatene'».
«NON È UNA QUESTIONE DI CLASSI SOCIALI». E il problema non sono nemmeno Padova e la sua borghesia. «Ai miei tempi», ricorda Crepet, «il Nievo non era certo un istituto per fighetti, e credo che non lo sia mennemo ora. Il fatto è che concetti come 'coraggio' e 'dignità' non esistono più», affonda lo psichiatra. «Genitori e insegnanti sono coinvolti allo stesso modo. E non è una questione di classi sociali, visto che non si è sentita alcuna voce fuori dal coro».
L'omertà sulla fine di Domenico, in altre parole, non è legata a Padova e alla sua presunta chiusura, ma è un male italiano e nemmeno troppo recente: può verificarsi nel liceo più blasonato di Milano o nell'ultimo istituto di provincia. «Si è abbassata la qualità delle nostre relazioni, poco per volta. E non ce ne siamo nemmeno accorti».
INSEGNANTI «PRIMI COLPEVOLI». Crepet se la prende soprattutto con la classe insegnante: «Se sono diventato un cittadino lo devo al fatto che in quelle stesse aule ho incontrato bravissimi e straordinari professori che mi hanno insegnato a vivere, a essere responsabile delle mie azioni. Evidentemente ora non ci sono più».
Un docente che parla entusiasticamente di quella gita a Milano cosa può insegnare ai ragazzi? «Un giovanotto che vede il suo capitano, prendendo a prestito un termine dell'Attimo fuggente, comportarsi in questo modo che deve imparare? Quell'insegnante commette un danno morale gravissimo».
«E QUESTA SAREBBE LA BUONA SCUOLA...». Un genitore, continua Crepet, «ha il diritto di sapere se il figlio frequenta un luogo educativo o meno. Il che non significa se il professore conosce più o meno Foscolo, ma se è in grado di elevare gli alunni a cittadini». Mentre, insiste l'esperto senza voler sentire ragioni, «i docenti italiani scioperano, minacciano il blocco degli scrutini perché non vogliono essere valutati come accade in altri Paesi europei. Non capendo che nemmeno questa è una proposta per la buona scuola»
E i genitori? Sono corresponsabili visto che «non si sono viste contro manifestazioni di madri e padri arrabbiati con gli insegnanti che, di fatto, come corporazione hanno in mano la scuola».

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