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MAFIA CAPITALE 4 Giugno Giu 2015 2006 04 giugno 2015

Business migranti, i pm: Odevaine era il fulcro del sistema

Per i pm era il ponte tra Viminale e coop: «Fino a 20 mila euro per un appalto». Spunta anche Cl. In manette 44 persone. Marino sotto tiro: «Ma vado avanti».

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Luca Odevaine.

Il grande affare degli immigrati e un uomo, Luca Odevaine, al centro di una fitta rete di rapporti con cooperative interessate agli appalti e politici.
Per i carabinieri del Ros che indagano su Mafia Capitale, l'ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni, arrestato nello scorso dicembre durante la prima fase dell'inchiesta, era il fulcro intorno a cui ruotava un «articolato sistema corruttivo» messo in piedi grazie al ruolo svolto nel «Tavolo di Coordinamento Nazionale sull'accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale».
Odevaine era in grado, secondo gli inquirenti, di «garantire consistenti benefici economici a un “cartello d'imprese” interessate alla gestione dei centri di accoglienza, determinando l'esclusione di imprese concorrenti dall'aggiudicazione dei relativi appalti».
DOMICILIARI PER I MANAGER DE LA CASCINA. Al centro delle indagini ci sono, tra gli altri, i legami del manager con la cooperativa La Cascina, i cui dirigenti, Domenico Camissa, Salvatore Menolascina e Carmelo Parabita, sono finiti agli arresti domiciliari, mentre per Francesco Ferrare è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Le accuse sono di «corruzione e turbativa d'asta».
Dalla Coop Odevaine avrebbe ricevuto «la promessa di una retribuzione di 10.000 euro mensili, aumentata a euro 20.000 mensili dopo l'aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014», orientando le scelte del Tavolo sull'accoglienza per far si che il maggior numero possibile di immigrati fosse dirottato verso le strutture gestite dal gruppo.
Non solo. Il dirigente romano, secondo l'accusa, avrebbe anche fatto pressioni per aprire altri centri in luoghi graditi alla cooperativa e avrebbe manipolato gli stessi bandi di gara per favorire la Cascina nell'attribuzione dei punteggi.

Odevaine, il raccordo tra il Viminale e le coop interessate agli appalti

I cancelli del Cara di Mineo (Catania).

È lo stesso Odevaine, in una serie di intercettazioni depositate tra gli atti dell'indagine, a spiegare il suo ruolo di raccordo con il Viminale, che «non è tanto stare direttamente dentro ai Centri... il lavoro che gli faccio è di collegamento con il ministero dell'Interno soprattutto per trovare... poi... la possibilità di implementare il lavoro... e facciamo accordi sugli utili in genere... insomma ci si dividono un po' gli utili».
Il 27 marzo di quest'anno, in seguito alla prima di ondata di arresti del dicembre 2014, Odevaine era stato ascoltato dai magistrati e aveva spiegato che la sua partecipazione al Tavolo di coordinamento era una funzione politica e che «non aveva nessun potere nell'attivare centri o spostare immigrati da un centro ad un altro».
Gli inquirenti però hanno raccolto nuovi elementi a sostegno dell'accusa. «Dal contenuto delle intercettazioni (…) emerge, riguardo alla funzione di Odevaine, quale componente del tavolo di Coordinamento, (…) il suo potere di influenza sull'apertura dei centri di accoglienza e sull'orientamento dei flussi di immigrati», si legge nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Flavia Costantini.
EMERGENZA IMMIGRATI ALLA PROTEZIONE CIVILE. Odevaine racconta al suo commercialista, Stefano Bravo, la genesi del Tavolo di coordinamento e la sua nomina come rappresentante, spiegando che, inizialmente, erano cinque le istituzioni preposte al coordinamento di tutta l'emergenza immigrati dal Nordafrica: «L'unione delle province italiane ... c'era l'Upi, Anci, le Regioni, il ministero dell'Interno ed il Dipartimento della Protezione civile». La responsabilità passò poi tutta in capo alla «Protezione civile», cui venne affiancato il Tavolo di coordinamento.
L'appalto più succulento su cui ruotavano gli interessi delle cooperative era quello per la gestione del Cara di Mineo, in provincia di Catania. Il centro era stato «requisito» dal Viminale, racconta ancora l'ex capo della polizia provinciale di Roma, intercettato dai carabinieri, ed era stato poi affidato alla «Croce Rossa direttamente... senza gara senza niente... la moglie di Letta è presidente della Croce Rossa Lombardia», dice Odevaine e gli inquirenti annotano che «presumibilmente fa riferimento a Maria Teresa Letta, sorella di Gianni Letta, vicepresidente della Croce Rossa Italiana» (che non è indagata né in alcun modo coinvolta nell'inchiesta, ndr).

Gabrielli a Odevaine: «Cara di Mineo costa uno sproposito»

Franco Gabrielli.

Quando Gabrielli assume il controllo dell'emergenza migranti, come capo della Protezione civile, chiede a Odevaine di occuparsi della vicenda Mineo, di far luce su costi e gestione: «Gabrielli me dice “senti Luca... prendite un attimo ste carte... guarda un attimo perchè secondo me 'sta cosa costa uno sproposito”».
Mi presi le carte, racconta ancora il dirigente pubblico al suo commercialista, «vidi questa roba non aveva senso... intanto la gestione della Croce Rossa costava il doppio di qualunque altro centro in Italia... in quel momento si stavano pagando 45 euro... facendo i calcoli la Croce Rossa ne costava 90... senza servizi poi... ti davano solo da mangiare e da dormire e l'assistenza medica... non c'era mediazione culturale... (si accavallano le voci)... per tenerli là... più 'sta requisizione della... inc... perchè lui (Gabrielli, ndr) mi disse “vedi un pò fatti i conti perché in caso lo chiudiamo”... al che io feci i conti, dico 'guarda Franco... così è una follia... per cui o se chiude o se no se fa una gara... perché almeno i servizi riportiamoli a ... no?... ai canoni previsti per tutti gli altri centri'».
GABRIELLI E LETTA DECIDONO DI FARE LA GARA. A quel punto, riferisce sempre Odevaine secondo quanto riportato negli atti del gip, Gabrielli si rivolse a Gianni Letta e insieme decisero che era necessario fare una gara per assegnare la gestione della struttura: «Va a parlare con Letta, torna e dice 'facciamo la gara' (si mettono a ridere)... e mi fa 'ma te te la senti de fa la gara?...' ... 'e me la sento Franco... eh ci provo... lo faccio... che ne so... vado giù e vedo com'è...' ... per cui alla fine andai giù... l'aria non era proprio delle migliori... però detto questo».
Ad affiancare Gabrielli c'era anche un sub-commissario: Giuseppe Castiglione, presidente della provincia di Catania e presidente dell'Upi. «Quando io ero andato giù», racconta Odevaine a Bravo, «mi è venuto a prendere lui all'aeroporto... mi ha portato a pranzo... arriviamo al tavolo... c'era pure un'altra sedia vuota... dico eh 'chi?'... e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara (ride)…».

L'idea del consorzio e il ruolo di Castiglione

Maurizio Lupi e Angelino Alfano.

La struttura però era troppo grande per essere gestita da piccole associazioni locali e così nasce l'idea di un consorzio di cooperative cui affidare il servizio.
Odevaine riferisce a Bravo della sua conversazione con Castiglione: «Noi dobbiamo creare un gruppo... poi facciamo la gara... però certo favoriamo le condizioni per cui ci sia un gruppo forte... (si accavallano le voci) che sta roba qua... inc... vince...' per cui gli presento... già ne parlo con questi dell'Arciconfraternita a Roma... con cui ho sempre lavorato qui al di Comune di Roma... e sò quelli che gestiscono il centro quello di Boccea... che il Comune gli ha affidato e tutto quanto... che c'aveva la capacità di farlo... e loro nel frattempo si erano appunto... fusi con la Cascina... per cui ho conosciuto loro gliel'ho presentati a Castiglione... e poi è nato questo... peraltro è nato e si è sviluppato poi per altri aspetti... perché loro adesso... Castiglione si è avvicinato molto a Comunione e Liberazione, insieme ad Alfano e adesso loro... Comunione e Liberazione di fatto sostiene strutturalmente tutta questa roba di Alfano e del centrodestra... inc... Castiglione...».
I PM: PRESUNTE TANGENTI IN VENEZUELA. Comunione e liberazione appoggia Alfano, chiede il commericialista? «Sì... stanno proprio finanziando... sono tra i principali finanziatori di tutta questa... questa roba si... e Lupi è... ... e si sta dentro... Lupi... e infatti è il ministro del... del coso... delle Opere Pubbliche... e Castiglione fa il sottosegretario... all'Agricoltura... però... ed è il loro principale referente in Sicilia... cioè quello che poi gli porta i voti... perchè poi i voti loro... inc... ce li hanno tutti in Sicilia... per cui diciamo... io gli ho messi insieme... e si è strutturata questa roba... e dopo di che... abbiamo fatto questa cosa di Mineo... e la prima gara... io ho fatto il presidente della Commissione... e... poi c'è stata una seconda gara... e poi adesso questa è la terza praticamente... gara che si fa... e in tutte e tre io ci so stato in Commissione».
Castigtlione è sotto indagine per turbativa d'asta. Le presunte tangenti che la Cascina avrebbe versato ad Odevaine, invece, secondo i magistrati sarebbero finite poi in Venezuela, dove il manager aveva investito in diverse attività imprenditoriali.

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