Marella Agnelli Vedova 150606201603
LA MODA CHE CAMBIA 7 Giugno Giu 2015 0900 07 giugno 2015

Best seller a 90 anni? Marella Agnelli insegna

Vitalità, capacità di rinnovarsi ed eleganza: la lezione della vedova dell'Avvocato.

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Marella Agnelli, vedova di Gianni.

Ci sono dei lessici familiari di cui, credo, non ci stancheremo mai, per cui è molto probabile che La signora Gocà (contrazione di go to the car, complesso gioco di rimandi fra una madre bella e distratta e una torma di figli vivaci), libro di memorie di Marella Agnelli appena uscito per Adelphi, avrà un successo paragonabile al Vestivamo alla marinara della cognata Suni negli Anni 70.
UN VOLUMETTO INTERESSANTE. Nei confronti degli Agnelli, quanto di più vicino a una famiglia reale il nostro Paese abbia avuto dopo l’istituzione della Repubblica, sebbene certamente più bella, elegante e cosmopolita della famiglia reale che ci era toccata in sorte per un secolo, nutriamo una passione reverenziale e sognante a cui questo volumetto, orchestrato per la prima volta sul coté Caracciolo, cioè sulla famiglia della moglie dell’Avvocato, aggiunge nuovi dettagli e particolari da cui tanti prenderanno, se non esempio, almeno nota (quanti sono rimasti ad esigere le lenzuola di lino fresco, il cotto profumato di cera, il rigore e il rispetto anche nei rapporti più intimi?).
LA CAPACITÀ DI RINNOVARSI. Il motivo per cui, però, «il profilo migliore degli Agnelli», come ebbe a dire qualcuno, continui a rimanere tale, è la sua capacità continua di rinnovarsi, di mostrare appunto nuovi profili.
Modella amatissima da Avedon a vent’anni, “cigno” prediletto di Truman Capote fra i trenta e i quaranta, fotografa di successo a cinquanta e tuttora, moglie presente ma non assillante per una vita intera, e ora, alla soglia dei novanta, scrittrice di un bestseller nel 2014 (Ho coltivato il mio giardino, libro di ricordi fotografici scritto con la nipote Marella Caracciolo Chia) e di un’altra chicca editoriale nel 2015.
NESSUNA RICERCA OSSESSIVA DI POPOLARITÀ. Questo, senza essersi stravolta i lineamenti (che non è quanto si potrebbe dire, per stare in tema, di Marina di Savoia), senza aver ricercato ossessivamente le prime pagine (facile, direte voi, centellinare le proprie uscite pubbliche quando si è azionisti di uno dei più potenti gruppi editoriali italiani, ma vi posso assicurare che vi sono esponenti di famiglie onuste di titoli per i quali la seconda attività, dopo quella di gestire faticosamente terre e inquilini morosi, è di piazzarsi di tre quarti - “che slancia” - davanti all’obiettivo del fotografo, senza spostarsi fino a quando non vedono lampeggiare i flash e senza sapere che questi poverini spesso li fanno lampeggiare a vuoto solo per toglierseli di torno), senza aver cercato di fare ombra al marito, almeno finché è stato vivo.
SPERANZA, PROMESSE E TANTE RISATE. Fra le memorie di Marella Agnelli c’è un Ugo La Malfa inedito e un po’ inconsulto professore di ginnastica (era il ’43, bisognava fingere), ci sono gli scambi e il sostegno ai partigiani, ci sono i vestiti della mamma scelti e un po’ rubati: c’è soprattutto un’adolescenza complessa, come lo sono state tutte, ma anche felice. C’è speranza, ci sono promesse, molte risate, molto rigore.
Chi abbia raccolto queste deliziose memorie e le abbia messe su carta non ha alcuna importanza; quello che conta, è che una donna dalla vita straordinariamente piena continui ad avere voglia di raccontarne i dettagli, e continui ad avere voglia di mettersi in gioco, di rischiare, quando davvero non ne avrebbe alcuna necessità, essendo già entrata nel mito.
UNA VITALITÀ CHE METTE ALLEGRIA. Ma questa straordinaria vitalità mette davvero allegria e, pur in maniera molto diversa dalla recente e dibattutissima trasformazione dell’ex campione olimpico Bruce Jenner in una donna (la cover di Vanity Fair Usa con la sua immagine in guepière di raso e il titolo Call me Caityln entrerà nella storia), lascia intendere che il ventaglio di opportunità per raggiungere il proprio equilibrio e il proprio benessere sta davvero diventando ampio. E non prevede necessariamente la giovinezza.

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