REPORTAGE 7 Giugno Giu 2015 0900 07 giugno 2015

Expo, crisi fuori dal Decumano

Chioschi invisibili. Business ridotti. Zero elettricità. E tante lamentele. Ma anche qualche successo. L43 tra gli spazi nascosti dell'Esposizione.

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Due milioni e 700 mila visitatori a maggio. Ingressi (ufficiali) che fanno ben sperare non solo il comissario Expo Giuseppe Sala, ma anche gli espositori che hanno investito parecchio per essere presenti a Rho.
Basta passeggiare un pomeriggio feriale qualunque per il Decumano, il cuore pulsante dello spazio espositivo, per rendersi conto che no, la gente no non manca.
Anche al netto delle scolaresche e dei tantissimi accreditati.
Ma è sufficiente allontanarsi dal viale principale - ora dominato dalle 'opere' del premio Oscar Dante Ferretti: bancarelle con prodotti realizzati in plastica, maiali compresi - e addentrarsi nelle strade laterali tra i padiglioni che la scena che si presenta cambia radicalmente (guarda la gallery).
«LI VEDO PASSARE MA LORO NON VEDONO ME». «Siamo in una posizione isolata», dice a Lettera43.it M, 50 anni che gestisce un chiosco gluten free della Beretta. «Io vedo la gente passare ma loro non vedono me».
Senza contare il problema della corrente elettrica. «Per ora ci attacchiamo a loro», continua M indicando il padiglione accanto. «È così da un mese...».
CINQUE EURO ALL'ORA. M. ha 50 anni, è cuoco, ed è stato assunto da Manpower con un contratto a tempo determinato per due mesi. Quanto guadagna all'ora? M. si limita ad aprire il palmo della mano. «Cinque, cinque euro all'ora. Se fumassi, con un pacchetto mi farei fuori un'ora di lavoro». M però non si lamenta. Il contratto è regolare - 40 ore alla settimana - e alla fine la paga l'ha accettata. Però avrebbe preferito essere assunto direttamente dall'azienda. «Passando dall'interinale sono solo un numero. E poi è inutile che si lamentino del costo del personale: l'agenzia si trattiene una percentuale...».
Davanti al suo chioschetto c'è una ragazza. Lavora al cluster del cacao. «Io sono dipendente, non mi lamento. Però anche da noi manca il passaggio. Così non so cosa fare. Mi annoio, tutto qui...».

Una via laterale al Decumano.


DISPENSA EMILIA: «NOI SODDISFATTI». Proseguendo per le vie laterali, dietro il padiglione della Corea si trova Dispensa Emilia. La responsabile Arianna è soddisfatta: «La situazione qui è positiva. Appena arrivati avevamo paura di essere penalizzati dalla posizione, invece stiamo lavorando molto bene».
L'affluenza è buona. A pranzo, spiega la responsabile, «mangiano da noi molti lavoratori Expo». Arianna punta sulla qualità: «Facciamo tutto a mano, e cuociamo i pasti al momento. I ragazzi che lavorano da noi sono tutti assunti dalla catena».
E sulla «filosofia» su cui si basa Expo, ossia nutrire il Pianeta, sorride: «Se volevamo fare filosofia non venivamo all'Expo. Per noi è business e una vetrina. Stiamo per aprire un punto vendita a Milano e ci è sembrata un'ottima possibilità».

Lo spazio Dispensa Emilia, dietro il padiglione della Corea.


INGLESE QUESTO SCONOSCIUTO. Sempre lungo le vie d'acqua - «a parte la scenografia, portano solo zanzare e insetti», si lamenta qualcuno - si trova lo stand di Maria Marinoni, panificio dal 1903. Davanti solo il muro di un padiglione. Le due addette sulla cinquantina sono intente a servire una cliente straniera. «Miss Marinoni...», si rivolge a una delle due chiedendo il prezzo di una bottiglietta d'olio. «Se fossi la signora Marinoni non sarei qui», ride lei. Sbolognando la turista alla collega che se la cava un po' meglio con l'inglese. Anche se a farla da padrone è il linguaggio dei segni, con l'aiuto di un altro cliente che si improvvisa interprete: «Dieci, ten euro».
Il forno offre menù low cost agli alunni delle scuole. E su richiesta organizza pure compleanni e feste di laurea.

Party e feste di laurea all'Expo.


Mentre nel padiglione della Malaysia è in corso una sfilata di moda per bambini, tra quelli del Qatar e del Marocco, ecco sbucare l'hamburgheria. «I clienti ci vengono a cercare, non ci possiamo lamentare», commenta Paolo, il responsabile, calabrese con una folta barba rossa. Loro non subiscono la posizione non proprio privilegiata. «Anche se», ride, «non è che i qatarioti vadano pazzi per lo stinco di maiale...». E così si sono attrezzati con le granite, «di quelle vanno matti».
SCONTO DEL 20% AI LAVORATORI EXPO. Sono stati i primi a offrire lo sconto del 20% ai lavoratori Expo, habituè del chiosco. E sono gli ultimi a chiudere la sera. «Così chi cerca da mangiare viene da noi». I prezzi sono in linea con il centro di Milano: 8 euro un hamburgher, 5 la birra.
Per ovviare alla posizione non esattamente fortunata, Paolo manda i suoi ragazzi in giro per il Decumano a fare pierraggio.
Lo stesso ha pensato anche il suo vicino di Expo, un chioschetto di tisane e frullati che però «chiude alle cinque».
IL FUGGI FUGGI DEI CHIOSCHI. Quindi tutto bene? Nessuna lamentela? «Per noi è ok», spiega Paolo. «Ma per loro....» e indica una piazzola vuota proprio dietro il suo spazio. «Qui c'erano Beretta, Grom e una bancarella di fritture. Se ne sono andati tutti. Uno di loro addirittura dopo il primo giorno. La corrente elettrica qui non è mai arrivata...».

Spazi abbandonati dentro Expo.


A pagare la posizione defilata però non sono solo i piccoli punti ristoro.
L'INGRESSO EST: DESERTO. Anche lo spazio dedicato al bio acquistato da Bologna Fiere - si parla di un investimento di 8 milioni di euro - sta pagando dazio. Si trova all'ingresso Est, quello meno frequentato. «Ci avevano garantito un certo numero di accessi», spiega Lucio Cavazzoni, presidente di Alcenero, spa di Monterenzio, sugli appennini bolognesi leader nel biologico. Invece molti tornelli addirittura non sono funzionanti.
«La maggior parte dei visitatori entra da Ovest», continua, «e per arrivare da noi deve coprire più di due chilomentri e mezzo di Decumano». Un errore di sottovalutazione dell'organizzazione.
Sala, dal canto suo, ha promesso che risolverà il problema. Lui stesso è tra i clienti della pizzeria bio di Alcenero, una delle più convenienti, così come molti altri lavoratori Expo. A lui Cavazzoni chiede solo «pari opportunità per tutti gli espositori».
Ripercorrendo il Decumano al contrario, si incontrano ancora nugoli di studenti. Che entrando al padiglione Coop possono procurarsi qualche birra pur essendo minorenni. Folla a torso nudo, con piedi a mollo e bottiglie in mano nella piscinetta della Repubblica Ceca, sta all'ombra dell'installazione metà uccello metà macchina.

Padiglione della Repubblica Ceca.

BOOM DI INGRESSI ALLA SERA. E ai tornelli dell'ingresso Ovest si stanno formando file lunghissime, nonostante siano le 7 di sera. L'accesso ridotto per l'aperitivo in Expo e l'orario prolungato alle 23 e 30 attira i milanesi. Ma fa meno contenti gli esercenti della città che al momento non hanno visto la ricaduta sperata sugli introiti.

Fila ai tornelli alle 7 e mezzo di sera.


Expo rimane un parco divertimenti staccato dalla città, che - è l'opinione diffusa dei gestori dei ristoranti e dei bar milanesi - succhia clienti invece di portarne.

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