Achille Variati 120507192031
DIBATTITO 11 Giugno Giu 2015 1128 11 giugno 2015

Migranti, il muro dei sindaci Pd

Vicenza e Loreggia contro la soluzione Renzi. A Bresso invece si aprono le porte.

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Achille Variati.

Immigrati? No, grazie. Oppure sì, ma a casa degli altri.
La nuova ondata di sbarchi e le minacce del tridente del Nord composto da Maroni-Zaia-Toti continuano a fare discutere. E a dividere. Questo mentre il segretario della Lega Matteo Salvini appoggia il muro dei tre governatori e promette guerra nel caso arrivassero oltre il Po altri clandestini, dimenticando (o, meglio accantonando) il progetto sudista di Noi con Salvini dopo il flop alle ultime Regionali).
SINDACI SULLE BARRICATE. Ad avere alzato la voce sono stati anche alcuni sindaci (il Corriere ne ha censiti 108), molti dei quali del Pd che non sono disposti ad accogliere altri richiedenti asilo. Nonostante il premier segretario Matteo Renzi abbia annunciato che tutte le Regioni dovranno assumersi le proprie responsabilità, promettendo un allentamento della Stabilità.
In prima linea, e non da oggi, il primo cittadino democratico di Vicenza Achille Variati.
LA BATTAGLIA DI VARIATI. «Più di un anno fa», dice a Lettera43.it, «ho comunicato al prefetto, competente sulla gestione dell’emergenza migranti, che il Comune non avrebbe più collaborato con la prefettura su questo tema. Avevamo offerto collaborazione nel 2011, ma dei 46 migranti di cui si era fatto carico il Comune di Vicenza, dopo mesi ci dissero che circa un quarto avevano diritto a restare in Italia, tutti gli altri erano di fatto clandestini».
«POLITICHE FALLIMENTARI». Variati boccia la gestione dei migranti che, aggiunge, «si è dimostrata fallimentare perché in molti casi trasforma un popolo di disperati che arrivano nel nostro Paese in un popolo di clandestini che diventa preda delle organizzazioni criminali».
Sul numero dei migranti accolti a Vicenza, il sindaco non riesce a dare cifre esatte: «La gestione è completamente nelle mani della prefettura».
Questo non significa sostenere la posizione di Maroni e Zaia.
«ZAIA E MARONI? CI PRENDONO IN GIRO». «Non è altro che demagogia», spiega Variati, «una presa in giro dei cittadini. Maroni ha detto che taglierà i fondi ai Comuni che accettano migranti? Mi pare una minaccia inutile e priva di senso. Zaia dice che non accetta nuovi arrivi? Ma il risultato di questi roboanti proclami è che i migranti arrivano lo stesso. E allo stesso modo Toti. I problemi non si risolvono limitandosi a dire no e prendendo in questo modo in giro i cittadini, ma cercando soluzioni efficaci».
Dall'altra parte, però, lo Stato «non può distribuire i migranti sul territorio senza alcun controllo, scaricando i problemi». La vera risposta è «trattare e non perdere tempo a minacciare i sindaci di ritorsioni».
«QUELLA DI RENZI È UNA MANCIA». Ma Variati, che in queste ore deve gestire anche la fuoriuscita dal partito vicentino di sei esponenti dem contrari al «cambiamento genetico del Pd messo in atto da Renzi», è contrario anche all'idea del premier che definisce una semplice «mancia». «Non è una questione di soldi», mette in chiaro, «ma di efficacia del sistema. Come ho detto, distribuire i migranti sul territorio senza criteri e controlli, crea grandi disagi e danni, oltre che tensioni sociali. C’è bisogno di un sistema efficace, non si risolve il problema dando mance ai Comuni».
I sindaci, secondo il primo cittadino berico, possono collaborare nell'accoglienza «dopo che lo Stato, e l'Europa, si sono occupati di prima accoglienza e identificazione». In altre parole, «una volta che lo Stato si è assunto la responsabilità di indicare un migrante come avente diritto a rimanere in Italia, allora i sindaci possono collaborare nell’accoglienza. Se poi il migrante durante la sua permanenza delinque o si rende responsabile di comportamenti non compatibili con la convivenza civile, allora lo Stato deve tornare a farsene carico. Ma lo Stato non può far fare ai sindaci ciò che non riesce a fare lui».
UN SISTEMA CHE NON FUNZIONA. Variati non ne fa una questione geografica. Le regioni del Sud, ammette, sono sicuramente «sottoposte a una grande pressione», ma il problema è a monte, nel sistema di gestione: «Non funzionava nel 2011 quando abbiamo collaborato con la prefettura, non funziona oggi, oltre quattro anni dopo».

A Loreggia, nel Padovano, nessun migrante

L'11 maggio circa 2 mila rohingya, provenienti da Birmania e Bangladesh, sono stati soccorsi al largo delle coste dell'Indonesia e della Malesia.
Secondo i rapporti delle Nazioni Unite è una delle comunità più perseguitate al mondo.

Contrario agli arrivi di migranti a casa propria anche Fabio Bui, sindaco Pd di Loreggia, in provincia di Padova. Il problema è sempre lo stesso: «Non si può scaricare tutto sulle spalle dei Comuni».
A irritare il primo cittadino è la modalità con cui il Viminale e le prefetture ordinano ai singoli municipi di fare la loro parte. «L'immigrazione è un argomento da gestire non da subire», alza la voce. «E se me lo dovessero imporre sono pronto a dimettermi».
MINACCE DI DIMISSIONI. Come ha fatto il collega di Vigodarzere, Francesco Vezzaro, che aveva annunciato di lasciare l'incarico lo scorso aprile perché non interpellato sull'ospitalità nel proprio Comune. Dimissioni poi ritirate dopo che alcuni parlamentari padovani, a seguito di una verifica in prefettura, avevano smentito l'arrivo dei richiedenti asilo.
Ma quanti migranti sono arrivati finora a Loreggia? «Nessuno», risponde il sindaco. Preoccupato, però, della tensione socia che si sta generando attorno al tema. «C'è la gara a chi la spara più grossa, gli animi dei cittadini sono esasperati».
Bui è contrario pure allla proposta del governo: «La politica dell'immigrazione non si fa coi bonus, ma permettendo ai comuni di garantire la scolarità e l'ingresso del mondo del lavoro di queste persone».
«LA LEGA FA SOLO CAMPAGNA ELETTORALE». E una bella fetta di responsabilità, secondo il sindaco, ce l'hanno anche Tosi, Maroni e Zaia. Anche se, è convinto, che queste minacce siano solo una «mossa elettorale». In ballo ci sono ancora i ballottaggi, e la demagogia sui clandestini «ha pagato molto in termini di consensi». «Durerà fino a lunedì», giura, «Poi il problema dei profughi non esisterà più». Anche se, a dirla tutta, il problema dei migranti il comune di Loreggia non l'ha nemmeno ora.
A BRESSO (MI): NO AGLI SCARICABARILE. Alle porte di Milano, invece, c'è chi non chiude le porte. Ugo Vecchiarelli, Pd, è sindaco di Bresso. Ora nel centro di smistamento del suo Comune, diventato di fatto un centro di accoglienza, si trovano 250 migranti. «Questa soluzione ci è stata imposta dal Viminale nel settembre 2014, spiega, «l'ex Caserma, fuori dal centro, è gestita benissimo dalla Croce rossa, noi come Comune siamo presenti, anche per tranquillizzare i cittadini».
Non che sia la soluzione ottimale. «Obtorto collo», aggiunge, «abbiamo dovuto accettare questa soluzione». Ma Vecchiarelli spera che venga ripristinato il patto con gli enti locali, visto che i Comuni «sono gli ultimi della filiera». Per cui devono subire tagli. «L'emergenza è grave», conclude, «tutte le istituzioni dovrebbero rispondere in modo concertato, senza scaricabarile». Per cui suona strano a Vecchiarelli che «Maroni entri in una discussione nazionale, anzi europea». Perché «non è il momento di fare dichiarazioni politiche, ma di organizzarsi»

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