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CRIMINALITÀ 13 Giugno Giu 2015 1939 13 giugno 2015

Josè Martinez, chi è il ragazzo che ha colpito il capotreno col machete

Ha 19 anni, viene dal Salvador e ha un figlio di sei mesi. Ha confessato l'aggressione. Zitti Smoking e Peligro, gli altri due fermati della MS13.

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Ha 19 anni, un figlio di sei mesi, viene da El Salvador, e la notte di giovedì 11 giugno ha quasi amputato il braccio del capotreno Carlo Di Napoli con un machete.
MARTINEZ, IL RAGAZZO COL MACHETE. Josè Emilio Rosa Martinez, affiliato alla gang latinoamericana MS13 e arrestato il 12 giugno con l'accusa di duplice tentato omicidio (è stato ferito alla testa anche un altro ferroviere), nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla Squadra Mobile e coordinata dal procuratore aggiunto Alberto Nobili e dal pm Lucia Minutella, ha confessato di aver colpito il capotreno col machete per 'difendere' uno dei suoi amici che non aveva il biglietto. Il gruppetto, composto da 7-8 giovani, tra cui una ragazza, era salito sul treno, che copre la tratta dal sito dell'Expo a Rogoredo, alla fermata Certosa e poi prima di Villapizzone una parte del gruppo era scesa. Ed è stato in quel momento che si è avvicinato il capotreno per chiedere i biglietti e il salvadoregno ha sferrato il colpo di machete.
LA CONFESSIONE NEL PRIMO VERBALE. «Certamente ora è molto scosso», ha spiegato il suo legale. Martinez, che ha un figlio di 6 mesi, il 12 giugno avrebbe anche cercato di aiutare gli investigatori a trovare, ma senza esito, il machete nella zona dove l'aveva abbandonato, vicino alla fermata di Villapizzone. Il suo difensore, l'avvocato Alessio Mantuano, ha chiarito che in un primo momento, davanti agli investigatori, il ragazzo ha reso brevi dichiarazioni spontanee «autoaccusatorie ed eteroaccusatorie», ma nell'interrogatorio successivo davanti ai pm «si è avvalso della facoltà di non rispondere». Una scelta «tecnica» suggerita dal legale. Nel verbale precedente, tuttavia, il giovane avrebbe collaborato fornendo una veloce ma precisa descrizione dei fatti.
ROJAS, DETTO SMOKING. Parole che avrebbero anche portato al fermo del terzo componente della banda, Alexis Ernesto Garcia Rojas, fermato nella notte tra il 12 e 13 giugno. Rojas detto 'Smoking' per la sigaretta sempre in bocca era già arrestato quando aveva 17 anni in un blitz della polizia, l'operazione 'Marenos', nell'ottobre 2013 he portò all'arresto di 25 persone, tra cui 7 minorenni, per la maggior parte salvadoregni, affiliati all'associazione criminale 'MS13'. Ha precedenti per associazione a delinquere, lesioni e rapina, era stato affidato in prova ad una comunità di Segrate (Milano), ma era scappato e risultava irreperibile. Gli agenti lo hanno trovato e bloccato in zona Porta Genova.
TRIVINO, IL PELIGRO. Assieme a Martinez, era finito in carcere anche Jackson Jahir Lopez Trivino, ecuadoriano di 20 anni con il permesso di soggiorno scaduto e anche lui già noto alle forze dell'ordine con l'appellativo di 'Peligro' (pericolo) dall'operazione del 2013 si è chiuso, invece, in un mutismo assoluto, davanti agli investigatori.
Intanto restano stabili le condizioni di Di Napoli, che il 12 giugno ha subito un intervento di circa 8 ore per scongiurare l'amputazione del braccio. Ci vorrà ancora qualche giorno, spiegano dall'ospedale Niguarda, per sapere se tutto si risolverà per il meglio. Gli interrogatori di garanzia per i due arrestati e per il fermato, davanti al gip Gennaro Mastrangelo, si svolgeranno la mattina del 14 giugno nel carcere di San Vittore.
SI CERCANO ALTRI DUE AGGRESSORI. Il giudice dovrà decidere sulla convalida dei provvedimenti e sulla custodia in carcere, richiesta dai pm, per Martinez, ma anche per Trivino e Rojas, che è difeso dal legale Robert Ranieli. Gli ultimi due, in particolare, avrebbero aggredito l'altro ferroviere che ha riportato una ferita alla testa con trauma cranico. Ed ora inquirenti ed investigatori, oltre a lavorare per individuare gli altri giovani della gang, forse ancora due, che hanno partecipato alla brutale aggressione, devono fare i conti anche con i timori di ritorsioni interne alla banda, dato che l'omertà è la prima regola di quella 'pandilla' di importazione sudamericana. Come aveva scritto il gip Andrea Salemme in un provvedimento d'arresto la Mara Salvatrucha 13 è caratterizzata «da una struttura gerarchico-verticistica' e 'negli Stati Uniti è considerata seconda solo a Cosa Nostra».

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