Matteo Renzi Stefano 140105112452
INTERVISTA 16 Giugno Giu 2015 1436 16 giugno 2015

Fassina risponde a Renzi: «Sue le responsabilità della crisi del partito»

Il deputato Pd: «Il segretario che fa solo scaricabarile e rimuove la realtà». E la polemica sulle primarie ne è la prova.

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Con il Renzi 2 non si vince. Quindi si torna al Renzi 1, quello che se ne infischia «dei D'Attorre e dei Fassina» e che «riprende in mano il partito».
E già che c'è, il premier intende rottamare non solo il se stesso seconda versione, ma anche le primarie del Pd. «Dipendesse da me», ha detto alla Stampa, «la loro stagione sarebbe finita».
«LA LINEA POLITICA NON HA RETTO». Nonostante quelle primarie osteggiate (o supportate) a targhe alterne lo abbiano portato prima a Palazzo Vecchio, poi al Nazareno e quindi a Palazzo Chigi.
Parole che fanno sorridere Stefano Fassina, tirato in ballo dal premier segretario. «Tutta l'intervista», dice a Lettera43.it, «indica un problema di rimozione dei dati della realtà». Una «scappatoia» per non «prendere atto di una linea politica che non ha retto».

Stefano Fassina.

DOMANDA. Onorevole, con tutto il rispetto pure Renzi 1 non ha usato i guanti di velluto con lei. Basta ricordare quel «Fassina chi?» del 2014...
RISPOSTA. Già, mi pare di non essere mai stato rilevante nelle scelte fatte dal segretario del Pd.
D. Ma lei ha capito che differenza c'è tra Renzi 1 e Renzi 2?
R. Francamente mi pare una scappatoia, un arrampicarsi sugli specchi. La vera ragione della sconfitta del Pd è un'altra.
D. E quale?
R. Il punto è politico: una buona fetta del popolo democratico non si riconosce nella linea del premier, soprattutto dopo le svolte liberiste del lavoro e della scuola.
D. Quindi la responsabilità della débâcle elettorale è di Renzi?
R. Si prenda Venezia: il marchio renziano sul partito è stato molto più forte di ogni candidato, seppur eretico come Casson.
D. Anche quando il candidato guarda a sinistra, però, i risultati non arrivano. Pure gli M5s si sono rifiutati di aprire a Casson.
R. Questo perché, nell'elettorato M5s, sulla possibilità di eleggere un bravo sindaco è prevalsa l'ostilità a Renzi.
D. Quindi il meccanismo delle primarie non è stato un boomerang per il partito?
R. La polemica sulle primarie rientra sempre nel tentativo di rimozione della realtà del segretario. Il fatto è che le primarie che il segretario immaginava per selezionare la classe dirigente cercando di intercettare i voti dei berlusconiani in uscita hanno creato solo dei cloni di Renzi.
D. Ma il premier ha detto che il suo errore è stato non mettere i suoi nel partito.
R. Come? Raffaella Paita era un clone di Renzi. Lo stesso si può dire di Alessandra Moretti e di Matteo Bracciali, candidato ad Arezzo. Tutte candidature fortemente sostenute dal segretario. E poi...
D. Poi?
R. Trovo questa affermazione offensiva nei confronti dei vicesegretari.
D. E come la mette con la rottamazione mancata e il poco controllo sui territori che hanno espresso candidati come Michele Emiliano o Vincenzo De Luca, non proprio renziani ortodossi?
R. Dico per fortuna, sennò le sconfitte sarebbero state più numerose.
D. Onorevole, ma le primarie vanno abolite o no?
R. Da sempre sostengo che debbano essere eliminate nel congresso del Partito.
D. E per i candidati a cariche monocratiche?
R. Vanno confermate ma regolate con la creazione degli albi degli elettori.

Twitter: @franzic76

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