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DIBATTITO 18 Giugno Giu 2015 1222 18 giugno 2015

Migranti, le alternative ai muri

Aprire i confini. Corridoi umanitari. Visti in vendita. Tre idee contro Francia e Ungheria.

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Il premier ungherese Viktor Orban.

Chiudere le frontiere, come sta facendo la Francia a Ventimiglia (che nella giornata del 17 giugno ha rimpatriato oltre 120 migranti). O costruire muri, come ha annunciato il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, riprendendo un'idea già evocata dal premier Viktor Orban, per chiudere il confine meridionale con la Serbia: 175 chilometri di barriera alta quattro metri.
SLOGAN E POPULISMO. Opzioni che vanno ad aggiungersi agli slogan di matrice salvinan-leghista: «Aiutiamoli a casa loro», «chiudiamo Schenghen», «creiamo centri in Libia» e «occupiamo le prefetture contro l'invasione».
L'eterna emergenza migranti continua a dividere la politica e l'Europa. Senza che si riesca a trovare una soluzione condivisa.
Ma di fronte a chi le frontiere e i confini vuole chiuderli, c'è chi propone - anche provocatoriamente - strade alternative.

1. Le frontiere? Vanno aperte senza se e senza ma

Immigrazione, migranti accampati sugli scogli a Ventimiglia. Le autorità francesi hanno impedito loro di passare la frontiera.

Il giornalista britannico Philippe Legrain, ex consulente economico del presidente della Commissione Ue Barroso, il 6 maggio scorso sul New York Times, ha lanciato il sasso: l'Europa deve aprire le frontiere, senza porre alcun limite.
IL VANTAGGIO ECONOMICO. E lo dovrebbe fare non solo per motivi di solidarietà, ma per trarne vantaggi economici come dimostra l'apertura di Israele negli Anni 90 nei confronti dei molti ebrei che lasciavano l'ormai ex Unione sovietica.
Insomma più immigrati, più forza lavoro, più popolazione giovane in un continente sempre più vecchio, di nome e di fatto. Senza contare le tasse che i nuovi cittadini verserebbero e che dimunirebbero il debito pro capite degli europei che si aggira sui 25 mila euro.
MOBGLOB: BARRIERE INUTILI. Idee che sono condivise anche da un fronte trasversale italo-francese composto da professori universitari e associazioni.
Per il progetto transalpino MobGlob, che studia i flussi migratori, chiudersi a riccio non risolve il problema, anzi. E questo perché nulla può arrestare le migrazioni visto che nel 2014 il flusso è aumentato del 153%. L'unica conseguenza, e positiva, sarebbe la fine delle tragedie del mare.
GEMENNE CONTRO L'EGOISMO UE. «Più di 100 mila migranti sono arrivati in Europa dall'inizio dell'anno», ha spiegato in un'intervista François Gemenne, ricercatore di MobGlob, «l'Italia, la Grecia, Malta e la Bulgaria li accolgono mentre gli altri Paesi non si dicono pronti a spartirsi lo sforzo». Un egoismo, spiega Gemenne, rappresentato dalla decisione di Parigi di rimpatriare i migranti in Italia.
Per questo la proposta di Matteo Renzi di dotare queste persone di un lasciapassare lo convince. Del resto, aggiunge, «l'Italia già chiude un occhio davanti ai migranti che lasciano il Paese. In questo modo potrebbe farlo ufficialmente».

2. Corridoi umanitari finanziati con l'8 per mille

Le forze dell'ordine sono entrate in azione per liberare aiuole e scogliere occupate dai migranti.

Per fermare le stragi del Mediterraneo, la Federazione delle Chiese evangeliche e la Comunità di Sant'Egidio hanno lanciato una proposta concreta e «realizzabile in tempi rapidi dalle autorità italiane proponendola come “modello” applicabile non solo dall’Italia ma anche da altri Stati europei».
Si tratta, spiegano dalla Comunità di Sant'Egidio a Lettera43.it, di creare un corridoio umanitario in un primo tempo dal Marocco all'Italia. «Una scelta dovuta alla stabilità politica e ai rapporti di collaborazione e cooperazione stabiliti dal Paese nordafricano con l’Italia e con l’Europa». La sperimentazione del canale umanitario sarebbe finanziata dall'8 per mille.
SCREENING PER I PROFUGHI. Nella nazione di provenienza, presso le ambasciate e i consolati italiani ed europei, potrebbero essere organizzati desk appositi dove «effettuare un primo screeening dei richiedenti asilo». «Solo chi è realmente in fuga da situazioni di guerra parte con un visto regolare per trovare accoglienza in Europa», continuano dalla Comunità.
Il viaggio a prezzi calmierati costerebbe 100 euro in traghetto o 200 in aereo. «In questo modo», è il ragionamento, «si toglie ossigeno alla mafia dei trafficanti e si evitano le morti in mare». Senza provocare, tra l'altro, levate di scudi da parte della destra e della Lega.

3. Visti in vendita per i migranti «economici»

Infine c'è pure chi propone una vendita legale di visti. La proposta arriva da due economiste francesi: Emmanuelle Auriol dell'Ecole d'economie di Tolosa e Alice Mesnard della City University di Londra.
Per Auriol, intervistata da Libération lo scorso aprile, è possibile vendere i permessi, ma solo per gli immigrati economici, non profughi.
«Ci sono due tipi di flussi», ha spiegato, «coloro che non hanno scelta e sono costretti a fuggire da zone di guerra e chi cerca di raggiungere l'Europa o gli Usa per ragioni economiche. Per i primi, destinati fisiologicamente a diminuire, servono risposte politiche; per i secondi, in costante aumento visto il divario tra Nord e Sud del mondo, si può ipotizzare la vendita di visti». L'idea alla base è che la trasparenza è un'arma efficace contro la xenofobia.

twitter: @franzic76

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