Moschea Catania 150622220121
INTERVISTA 22 Giugno Giu 2015 2111 22 giugno 2015

Migranti, l'imam della moschea di Catania: «La politica ha fallito»

La moschea dà una mano a 130 famiglie catanesi. «Non ci interessa l'identità».

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Ci aiutano. E a casa nostra.
Accade a Catania, alla moschea della Misericordia, la più grande e importante della Sicilia. Qui, come ha raccontato il Redattore sociale, due volte al mese, e da due anni, vengono distribuiti pacchi alimentari a chi ne fa richiesta grazie a un accordo con il Banco alimentare della Sicilia. E tra i richiedenti, conferma a Lettera43.it l'imam Abdelhafid-Keith, «ci sono anche 100, 130 famiglie italiane indigenti».
«AIUTIAMO CHI HA BISOGNO, TUTTO QUI». Ma guai a farne una questione di nazionalità o di religione. «Siamo perfettamente integrati in città», continua, «coloro che aiutiamo sono nostri amici, prendiamo il caffè insieme. Aiutiamo chi ha bisogno, tutto qui».
Anche la sera, quando si rompe il digiuno nel mese sacro del Ramadan - ma solo in questo periodo «perché durante l'anno il centro non dispone di una cucina adeguata», chiarische Abdelhafid-Keith - alla tavola del centro islamico siedono anche molti catanesi. Oltre ai tanti profughi che la moschea accoglie.
«LA RELIGIONE? NON FA DIFFERENZA». Musulmani, cristiani: anche in questo caso non fa differenza. Così come per i documenti. «Per dare un pasto caldo o offrire un rifugio a chi ha bisogno», è il semplice ragionamento, «non abbiamo bisogno di nomi e cognomi».

Abdelhafid-Keith, imam della Moschea della Misericordia di Catania.

DOMANDA. Parafrasando uno slogan molto in voga oggi, voi aiutate gli italiani a casa loro...
RISPOSTA. Lo facciamo da due anni. Distribuiamo pacchi alimentari a chi ne ha bisogno, grazie a un accordo col Banco alimentare.
D. E come reagiscono le famiglie?
R. Siamo ben radicati a Catania. Qui nessuno si sente diverso. Siamo amici, prendiamo il caffè insieme.
D. Cosa risponde a chi propone di chiudere le frontiere e a chi lancia allarmi contro gli immigrati?
R. Che fanno solo propaganda. Questi politici non hanno nulla da offrire alla fascia debole della società, gente indifesa. A loro basta trovare un colpevole: extracomunitario o extraterrestre non fa differenza.
D. In Moschea accogliete anche i profughi...
R. Sì, abbiamo ospitato anche uno dei profughi più anziani. Ha 92 anni ed è siriano. Ho ancora le fotografie. E poi non solo musulmani, anche cristiani in fuga hanno dormito da noi. E poi c'è un altro aspetto...
D. Quale?
R. Molti rifugiati hanno il terrore dell'identificazione, di lasciare le impronte digitali. Per cui abbiamo deciso di non chiedere loro nulla.
D. Cioè?
R. Per offrire un pasto caldo a chi ha fame o un posto letto a chi cerca rifugio non abbiamo bisogno di nomi e cognomi.
D. Lei dice che la politica ha fallito. Qual è il modello che propone per risolvere l'emergenza immigrazione?
R. Piano un attimo. Non si tratta di emergenza e l'accoglienza non è un problema.
D. In che senso?
R. Il Libano ha 4 milioni di abitanti e ospita 1 milione e mezzo di profughi siriani. Lo stesso vale per la Giordania e la Turchia. Nessuno parla di emergenza mi pare. Li ospito anche a casa mia se necessario.
D. In Europa la si vede diversamente.
R. È una vergogna. L'Europa con la sua storia e la sua cultura è rimasta choccata dall'arrivo di migranti. Pure la Repubblica della liberté, egalité e fraternité...
D. Le immagini dei migranti sugli scogli di Ventimiglia o alla stazione Centrale di Milano parlano chiaro.
R. Anche quella è propaganda.
D. Può spiegare cosa intende?
R. Mostrare quelle immagini, quel degrado aumenta l'allarme sociale. Invece l'Europa ha bisogno dei migranti. Si potrebbe gestire i flussi diversamente.

Twitter: @franzic76

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