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MUM AT WORK 4 Luglio Lug 2015 1400 04 luglio 2015

Le mamme immigrate, segreto di quelle italiane

Si prendono cura di noi e delle nostre case. Sottopagate e senza diritti: ma come fanno?

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Una colf al lavoro.

Lavorano a stretto contatto con bambini e anziani.
Si prendono cura di noi e delle nostre case.
Sono le mamme immigrate. Senza di loro, le mamme italiane non potrebbero “conciliare” lavoro e famiglia.
Ma loro, come fanno? Come “conciliano”?
Secondo l’Istat le mamme immigrate in Italia vivono di soli cinque mestieri: lavoratrice domestica, addetta ai servizi di pulizia, cameriera, inserviente in ospedale.
Hanno poco potere economico e contrattuale.
SOLO 797 EURO DI MEDIA. Come ha evidenziato in uno studio la professoressa Paola Bonizzoni dell’Università di Trento, la «segregazione lavorativa» di queste donne, relegate ai lavori più umili di cura, vuol dire salari bassi (797 euro, rispetto ai 1.129 guadagnati in media dalle donne italiane), scarsi diritti di maternità a causa della diffusa informalità dei contratti di lavoro (le irregolarità sfiorano il 40%) e poca elasticità di conciliazione tra lavoro e famiglia.
NIENTE CONGEDI RETRIBUITI. La ricerca della professoressa Bonizzoni ha sottolineato la difficoltà da parte di molte lavoratrici nell’accedere a congedi retribuiti e casi di licenziamento a seguito di gravidanze o ricongiugimenti familiari che aumentavano il carico di lavoro privato.
Se le italiane lavorano poco (il 46% secondo l’Istat), queste #mumatwork hanno tassi che sfiorano l’80%, in particolare quelle dell’Est europeo, quelle filippine e le sudamericane, spiega la professoressa Bonizzoni.
Pur essendo sole, con figli a carico e lontane dalla famiglia d’origine.
AIUTO DELLE CONNAZIONALI. Come fanno? La professoressa spiega che utilizzano reti informali e si fanno aiutare dalle connazionali.
Insomma, si aprono. Come ha detto la scrittrice Enrica Tesio, «una mamma non è abbastanza persone per un bambino». Quindi la soluzione è fuori casa, oltre le quattro pareti.
Le mamme immigrate, poi, spesso, portano i figli al lavoro.
Céline, congolese in Italia dal 2002, ha una figlia di 13 anni.
«IO E MIA FIGLIA SOFFRIAMO». «Sia io sia lei abbiamo sofferto molto, perché stavamo pochissimo insieme, fin da quando lei era piccolissima».
Sostenuta dal Centro Astallli per rifugiati, Céline ha studiato tanto, prima di trovare un buon lavoro al Cup di Montefiascone.
«Io avevo una laurea in inglese, ma l’italiano non lo sapevo parlare. Poi ho fatto moltissimi corsi della vostra lingua per cinque anni. Mi hanno aiutato tanto le altre mamme italiane, che andavano a prendere a scuola mia figlia quando portavano via i loro. Io poi nel mio giorno libero ricambiavo il favore», racconta a Lettera43.it.
«CE LA CAVIAMO DA SOLE». «Mia figlia è dovuta crescere da sola e in fretta, ha sempre frequentato il tempo prolungato. Oggi ha finito le medie e ha preso una pagella di tutti 9: sono molto orgogliosa. Anche se so che ha dovuto cavarsela quasi sempre da sola: io dovevo lavorare tantissimo per mantenere me e lei, visto che qui in Italia siamo sole».
Sole, ma con un lavoro stabile e una pagella con tutti 9.

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