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MUTAZIONI 4 Luglio Lug 2015 1200 04 luglio 2015

Salvini prova a sedurre i salotti buoni di Milano

Società del Giardino, Rotary, circoli in di Milano. Matteo vuole rifarsi l'immagine e riposizionarsi presso la buona società. E preparare la corsa a Palazzo Marino.

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Matteo Salvini e Claudio Borghi alla cena organizzata dal Rotary alla Società del Giardino a Milano.

Non si vive di sole corna vichinghe e pan col codeghì. E nemmeno di sole ruspe e felpe. Perché se il piano è quello di prendere Palazzo Chigi o, perché no, Palazzo Marino, allora occorre rivolgersi a una platea più ampia possibile, che vada ben oltre il sacro pratone di Pontida. Per conquistare anche imprenditori e professionisti, la cosiddetta Milano che conta. Se poi è il Rotary, per la precisione la sezione Leonardo Da Vinci, a offrire questa occasione, rifiutare non solo sarebbe brutto, ma anche un clamoroso autogol.
LA CENA AL CIRCOLO ESCLUSIVO. Accade così che Matteo Salvini, accompagnato da Claudio Borghi, abbia partecipato il 23 giugno scorso a una cena presso uno dei circoli più esclusivi e chic della città: la Società del Giardino che ha immediatamente chiarito a Lettera43.it di aver «messo a disposizione solo le sale».
«Non è stata certo una cena elettorale», assicura il segretario rotariano Armando Simbari, «siamo un'associazione politicamente trasversale che si occupa di questioni sociali». Per cui, secondo gli accordi, Salvini non avrebbe dovuto «né parlare di politica né fare propaganda».
NIENTE FELPA, VIGE IL DRESS CODE. Alla fine è stata una «serata riuscita, conviviale, in puro stile Rotary», rassicura Simbari. Che, scherzando, sottolinea come Salvini indossasse per l'occasione non una felpa, ma giacca e cravatta. Non verde brillante, ma di una tonalità più spenta, bottiglia.
Va però detto che all'interno della Società del Giardino - circolo fondato nel 1783 che ha per sede Palazzo Spinola, a un passo dal Duomo - il dress code, almeno per i gentlemen, è legge. E senza giacca e cravatta non si varca il cancello.

Chi sta lavorando allo sdoganamento di Salvini nella Milano bene?

Salvini in giacca e cravatta alla Società del Giardino, Milano.

Ma si è trattato solo di un incontro come tanti?
Per molti non è esattamente così. Anzi l'impressione è che sia il primo passo di una strategia ben definita. «Ho avuto la sensazione che Salvini avesse cambiato passo», racconta uno dei 100 partecipanti all'evento. «L'incontro non è stato una sua idea, tra l'altro Borghi è un rotariano. Ma l'impressione è che cercasse di cambiare il target di riferimento».
LO SDOGANAMENTO NEI SALOTTI. Una sensazione confermata dal fatto che, secondo i ben informati, alcuni professionisti milanesi starebbero lavorando allo sdoganamento di Matteo presso la buona società meneghina. E il segretario leghista sarebbe a buon punto.
Non è un segreto, infatti, che nel partito notai e altri professionisti siano all'opera per ottenere un «riconoscimento» del movimento presso ambienti diversi dai soliti. Per questo «l'incontro organizzato alla Società del giardino aveva una valenza diversa», spiega Alessandro Morelli, segretario milanese della Lega e uno degli amici più stretti di Salvini.
«Al tavolo», continua un altro partecipante all'evento, «molti commensali facevano al segretario domande, soprattutto sull'uscita dall'euro, complice forse la presenza di Borghi». Di politica dunque si è parlato, eccome. Tanto che sembrava «una cena elettorale, ma senza elezioni in vista».
Che in via Bellerio sia in atto una sorta di «evoluzione» lo sottolinea anche Morelli. «Cerchiamo di mettere insieme le nostre varie anime, il cuore e le radici di Pontida con un mondo diverso che prima era lontano, un'area nuova».
Non a caso, sabato 4 luglio la Lega organizza a Palazzo Marino un convegno su euro e Grecia. Tra i partecipanti non solo Salvini e Borghi ma anche economisti come Luciano Barra Caracciolo o Armando Siri, l'ideologo della Flat tax. «Questo perché», precisa il segretario milanese del Carroccio, «dietro agli slogan vogliamo ravvivare il confronto, il dibattito. Perché la Lega non è solo ruspa e lotta ai clandestini, ma anche temi economici». Quelli che nei talk hanno meno appeal.

Milano 2016? Prima il progetto nazionale. Se mancasse l'occasione «si vedrà»

Naturalmente alla cena non sono mancate le domande su un'eventuale candidatura di Salvini a sindaco di Milano per il 2016. Alla quale, secondo i presenti, lui avrebbe risposto da «politico», con un generico «vedremo». Il progetto nazionale ha la precedenza, questo va da sé. Ma se in tempi brevi non si presentasse l'occasione giusta, quella della Madunina «resta sempre la sua città». Insomma, chi ha orecchie per intendere intenda.
L'ABITO NON FA IL MONACO. Quella di Salvini sarebbe una «candidatura pesante», che però necessita del sostegno anche dell'upper class, magari orfana di Silvio o, perché no - mette in chiaro Morelli - del Pd.
E non solo di quello dei cittadini esclusi dalle graduatorie delle case popolari Aler, sfiancati dalla crisi e pronti a trovare nell'immigrato o nel rom il capro espiatorio per tutti i mali. O dei militanti storici.
Resta ora da capire se è sufficiente appendere la felpa all'armadio perché il Salvini-tra-i-militanti, che sui social non lesina i vaffa, si trasformi in un perfetto frequentatore di salotti.
Ma anche su questo c'è chi non ha dubbi: il Salvini in giacca e cravatta «è il Salvini che si vede in televisione. Anche se, in questa occasione, non ha parlato espressamente di ruspe e ha usato toni meno violenti e coloriti del solito».
Dopo un attimo di smarrimento, forse perché non abituati a ospiti con una connotazione politica così forte, i 100 commensali hanno ascoltato con attenzione il leader del Carroccio. Tanto che, si dice tra il serio e il faceto, «sembrava di stare a tavola con supporter leghisti ma senza fazzolettone verde al collo».
Dopo la spinta verso il Sud di Noi con Salvini, forse il Carroccio bossiano del celodurismo e della canottiera a costine è pronto a una nuova, e silenziosa, mutazione. Da Lega di lotta a Lega di salotto. Da Cerchio magico al circolo magico.

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