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CARRIERE 7 Luglio Lug 2015 2030 07 luglio 2015

Varoufakis, futuro negli Usa?

L'ex ministro greco potrebbe tornare negli States. Dove lo aspettano gli amici Summers e Galbraith. Anche se per ora nega.

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Ha infilato il casco nero, è montato sulla sua Yamaha 1300 e poi ha bevuto una birra in un bar con la moglie Danae Stratou e alcuni amici.
Sono queste le ultime immagini di Yanis Varoufakis che, all'indomani della vittoria del no al Greferendum, ha rassegnato le sue dimissioni da ministro delle Finanze.


E ora, cosa farà il mastino anti-troika?
LE SIRENE USA. Negli Stati Uniti c'è chi lo accoglierebbe subito a braccia aperte. Personaggi che contano, economisti del calibro di James Galbraith o Larry Summers, colleghi universitari con cui negli anni Varoufakis ha stretto legami forti, solidi rapporti.
E l'ex ministro è realmente tentato dalle sirene americane, quelle che arrivano da prestigiosi atenei come la Texas University di Austin. E che potrebbero portarlo anche più lontano, magari fino a Harward.
Lui, nelle dichiarazioni pubbliche o 'confidenziali' rilasciate dopo il colpo di scena dell'addio al governo Tsipras, oscilla.
«LASCIO MA NON SCAPPO». Seduto in un bar dietro piazza Syntagma ha detto ai suoi che ha il dovere di proseguire la battaglia anti-austerity in parlamento. «Chi ha detto che lascerò la Grecia?», ha confermato in un'intervista a Il Tempo dopo aver letto le indiscrezioni su un suo possibile ritorno negli States. «Ho letto queste cose ma sono false. Sono un parlamentare di questo Paese e continuerò a fare qui il mio dovere. Questa è la mia patria e chi dice che non ho avuto il coraggio di continuare è solo invidioso. Comunque io non sono un uomo da libri».
Insomma, lascia ma non scappa.
Eppure si sarebbe lasciato scappare pure un «non ho più molto da fare ad Atene».
L'AMICO CONSIGLIERE GALBRAITH. Dunque l'ipotesi di un ritorno negli Usa è credibile. Del resto ci ha già insegnato per due anni, dal gennaio 2013 al gennaio 2015.
Alla Lyndon B. Johnson School of Public Affairs della Texas University ritroverebbe James Galbraith, docente di Scienze politiche, figlio d'arte di uno dei più celebri economisti del '900, John Galbraith, critico della teoria capitalista tradizionale.

James Galbraith.



I due si intendono a meraviglia, e in passato hanno anche scritto degli articoli a quattro mani.
James negli ultimi giorni ha sostenuto il suo vecchio amico Yanis con almeno due articoli, postati su Twitter dallo stesso Varoufakis. Articoli in cui si spiegavano e sostenevano le ragioni del 'no' al referendum greco: «Solo il no puo' salvare l'euro», scriveva Galbraith.
Il "consigliere" di Varoufakis condivide con l'amico la mancanza di diplomazia. Alla vigilia del voto greco, aveva attaccato in una intervista all'HuffPost i nemici di Atene, nei quali inseriva anche Matteo Renzi.
«RENZI CI HA DELUSI». «Ci ha delusi, è stata una follia la sua presa di posizione», diceva Galbraith riferendosi al tweet in cui il premier spiegava che un no avrebbe voluto dire scegliere di uscire dall'euro, «una minaccia vergognosa che Renzi ha deciso di sposare».
Vero è che negli Stati Unioti il suo lavoro è sempre stato apprezzato.
QUELL'INCONTRO CON SUMMERS. E c'è di più. Lo scorso aprile, durante i lavori del Fondo montetario, ebbe una chiacchierata sempre in un bar-ristorante con Larry Summers, colui che, negli anni più difficili della crisi finanziaria, dopo il crack di Lehman Brothers, dettò le politiche economiche della Casa Bianca alla guida del National Economic Council.
Chissà che Varoufakis non gli abbia chiesto consiglio circa il suo futuro. Già allora doveva avere ben chiaro in mente che la sfida anti-austerity sarebbe stata durissima. E che anche la sua esperienza di ministro «contro tutto e tutti» avrebbe potuto in qualunque momento interrompersi bruscamente. «La Germania e' sempre capace di far saltare tutto», disse salutando i cronisti che lo avevano intercettato. Forse pensando anche al suo posto nel governo Tsipras.

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