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INTERVISTA 11 Luglio Lug 2015 1800 11 luglio 2015

Spazzini a Napoli, i trucchi per non lavorare

Nel capoluogo campano circa 300 netturbini. Di cui 117 inabili. Certificati medici, ma pure sabotaggio di camion e scope. Un 'pentito' a L43: «Nessuno controlla».

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L’assenza è così evidente che su Facebook è nata una provocatoria pagina intitolata «Che fine hanno fatto gli spazzini a Napoli?».
Già, che fine hanno fatto? A Capodanno si sono ammalati in 200, forse esausti per i bagordi festaioli. Napule è ‘na carta sporca, cantava Pino Daniele. E nisciuno se ne ‘mporta.
Su 300 spazzini, 117 risultano inabili a usare la scopa e a sollevare pesi. Raccontano di uno che, invece di lavorare, giocava a tresette durante il turno e poi ha intentato causa all’azienda per chiedere il risarcimento dei soldi perduti giocando a carte.
L’età media è di 59 anni, il tasso di malattie - vere, verosimili o inventate - è «simile a quello di un reparto di geriatria».
«Emergenza rifiuti a parte, non ho mai visto le strade del centro antico così sporche, puzzolenti, mal curate», si è lamentato spesso Francesco Chirico, il presidente della seconda Municipalità di Napoli.
«NEL MIO AMBIENTE NON SI SCHERZA». Raffaele Del Giudice, esperto ambientalista, ora vicesindaco nella giunta de Magistris ed ex direttore di Asìa (Azienda Servizi Igiene Ambientale), in una “lettera aperta” ha riconosciuto che l’antica figura dello spazzino che «trent’anni fa con la gerba sulle spalle si recava di casa in casa a ritirare l’immondizia» rischia di essere «obsoleta ma sempre di più rimpianta dalla gente se non si riuscirà a garantire un servizio di manutenzione delle strade degno di una metropoli moderna».
Già, ma perché - invece - a Napoli non ci si riesce? Un netturbino, che resta anonimo («Perché nel mio ambiente non si scherza mica»), anni 62, da 32 «a tu per tu con la monnezza», ha provato a raccontare a Lettera43.it le ragioni, i trucchi, le furbizie che ogni giorno quelli come lui inventano pur di non ottemperare all’unico dovere in cambio del quale vengono retribuiti: lavorare.

A Napoli ci sono 117 netturbini 'inabili'. 

DOMANDA. Dunque, ci racconti: perché Napoli resta sporca?
RISPOSTA. Chiedetevi, piuttosto, come mai non è sporca come Dacca o Mumbai, le capitali mondiali dell’immondizia.
D. Già, come mai?
R. Giacomino è mio amico e collega. È uno dei 117 (su 300) netturbini inabili: sul suo certificato c’è scritto…
D. Aspetti, quale certificato?
R. Quello che porta sempre in tasca con sé, firmato dai medici.
D. E cosa c’è scritto?
R. Colonna vertebrale lesionata. Non può stare in piedi per più di tre ore di fila.
D. E che altro?
R. Che non può sollevare pesi superiori ai 15 chili.
D. Quanto pesa un cesto colmo di rifiuti?
R. Almeno 20 chili.
D. A Capodanno 2015 vi siete ammalati in 200. Non è stata un’esagerazione?
R.
Ma no, come hanno riconosciuto pure i nostri dirigenti a casa siamo rimasti solo in 150. Quella mattina c’era molto freddo. E ha addirittura nevicato.
D. Siete tutti così lavativi in Asìa?
R.
Cinquantanove anni di età media del personale vuol dire che la maggior parte di noi ha tra i 61 e i 65 anni. I netturbini con meno di 30 anni si contano sulle dita di una mano. Milano di spazzini ne ha 96.
D. Appunto, è la prova che a Napoli siete lavativi.
R. Ma Milano possiede 1.289 automezzi, di cui 529 per pulire le strade. Sa quante spazzatrici abbiamo a Napoli?
D. No.
R. Sette. Roma ne ha 250. Firenze 89.
D. Insomma, quanti fra voi sono spazzini utilizzabili?
R.
Tra malati e imboscati, 183. Uno per ogni 5.241 abitanti. Vuol dire, come ha scritto di recente il giornalista Marco Demarco, una scopa per ogni 650 mila metri quadrati.
D. E l’assenteismo?
R.
A Roma si aggira intorno all’8%. In proporzione, è come se in Italia si ammalassero 6 milioni di abitanti.
D. Avevo chiesto di Napoli...
R.
I dati risultano meno allarmanti. Il lettore biometrico che segna gli ingressi rende difficile imbrogliare. E poi, chi ha il mutuo da pagare deve fare il turno per forza. Ah, a proposito…
D. Dica.
R. Sa quante volte in un turno bisogna salire e scendere dal camion?
D. Quante?
R.
Fino a 130. Per chi soffre di artrosi è una tortura.
D. Nei 18 consorzi per la raccolta differenziata della Campania lavorano 2.400 dipendenti. A Napoli, dicono che nessuno lavora davvero fra i 1.100 netturbini disseminati nei cinque consorzi. Come è possibile?
R.
Motivi di salute.
D. Cioè?
R.
C’è chi è allergico alle polveri, chi non può sollevare i cartoni da terra perché rischia danni alla colonna vertebrale. Casi umani, che ci vuol fare?
D. E se fossero bugie?
R.
Lo dice lei. Ciascuno, a richiesta, esibisce il proprio certificato medico. Autentico, ovviamente.
D. L’Ordine dei medici di Napoli ha mai provato a vederci chiaro?
R.
Che io sappia, no.
D. Perché a Napoli non si assumono netturbini più giovani?
R.
È vietato dalla legge.
D. Servono ancora gli spazzini nelle strade?
R.
Sì, se non si attiva un numero adeguato di macchine per le pulizie.
D. A Napoli c’è o no un numero adeguato?
R.
Non c’è.
D. Quanto spende Asìa per pagare ogni anno gli straordinari ai dipendenti?
R.
Quattro milioni di euro. Spesso erogati a pioggia.
D. Cioè?
R.
Cioè a chi lavora e pure a chi non lavora.
D. Dicono che a Napoli in passato i dipendenti sabotavano gli automezzi della N.u.
R.
Per far saltare un fanalino o una freccia bastava un sasso raccolto in strada. Zac, e il camion restava in deposito. Ma se uno voleva saltare il turno andava più sul sicuro sferrando una martellata al predellino posteriore del camion.
D. Perché?
R. Se traballava, i sindacati dicevano che era pericoloso uscire in strada. E imponevano lo stop.
D. Oppure?
R.
Il rullo.
D. Il rullo?
R. Bastava dire: ho il rullo guasto. E nessuno verificava. Per mettere fuori uso le pompe di compressione che muovevano le pale, invece, bastava invertire le due levette.
D. Sembra molto ben informato...
R.
Sapevamo tutti quel che accadeva nelle officine e nei depositi.
D. Vere e proprie mascalzonate. O no?
R.
C’era chi faceva di peggio: qualcuno gettava sabbia nel gasolio. Il motore del camion, era poi da buttare. Altri facevano sì che il camion compattasse mentre era in movimento creando danni irreversibili.
D. La mala-fantasia non mancava.
R.
C’era chi sabotava perfino le scope fatte di erica: bastava bagnare l’erica, e le si rendeva inutilizzabili.
D. Sia sincero: si tratta di brutture che appartengono al passato, naturalmente...
R. Naturalmente, che cosa mai va a pensare?

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