REPORTAGE 12 Luglio Lug 2015 0900 12 luglio 2015

Tunisia, viaggio a Sousse: storie di turisti senza paura

Strade e caffé deserti. Cinquemila rimpatri. E l'80% di prenotazioni cancellate. L'attentato lascia il segno. L43 tra i pochi che non scappano: «Siamo al sicuro». 

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da Sousse

A 10 giorni dall’attentato di Sousse che è costato la vita a 38 turisti, le conseguenze sul turismo in Tunisia si toccano con mano.
Già due giorni dopo la strage, migliaia di turisti hanno lasciato il Paese: la compagnia belga Jetair ha annunciato di aver annullato i voli in entrata fino al 31 luglio, rimpatriando 2 mila persone, mentre la la britannica Thomson ha fatto lo stesso con i suoi 2.500 connazionali.
Il sindacato delle agenzie di viaggio francesi, lo Snav, ha detto di aver registrato l’80% di cancellazioni e di richieste di cambio di destinazione per il mese di luglio.
IL SETTORE VALE IL 7% DEL PIL. Secondo l’economista Younes Boujelbene, del Circolo degli economisti di Tunisia, se l’esodo dei turisti continuerà, le conseguenze saranno devastanti e influenzeranno l’economia, poiché il settore assicura la stabilità della moneta locale.
Gli introiti del settore rappresentano infatti più del 7% del Pil e generano 400 mila impieghi diretti e tra il 18 e il 20% delle entrate annuali. Anche il ministro del Turismo Selma Elloumi Rekik ha sottolineato la gravità della situazione, stimando che questo secondo attentato farà perdere almeno 450 milioni di euro: «Bisogna prendere delle misure adeguate o ci saranno problemi economici e sociali nel Paese. Il turismo tunisino si é sviluppato da 60 anni: se questo settore crolla, e non si prova a sostenerlo, crollerà l’intera economia».

Il negoziante Slah: «Gli stranieri hanno paura a uscire di sera»

A Port El Kantaoui, costruita alla fine degli Anni 70 come resort di villeggiatura, famosa per le sue boutique chic, le spiagge, le scuole di golf e i ristoranti con vista sul mare, due poliziotti armati stazionano l’ingresso e ogni quarto d’ora altrettanti agenti sorvegliano la zona a bordo di quad.
PORT EL KANTAOUI È DESERTA. I terroristi sembrano essere riusciti nel loro intento: la località è deserta.
«Tutto è cambiato da un giorno all’altro», dice Slah, che lavora in una bottega di souvenir, «il giorno dopo l’attentato i turisti sono andati via. Ormai la stagione turistica per noi è terminata. Probabilmente dopo Ramadan arriveranno gli algerini e i tunisini che vivono all’estero, ma solitamente si fermano per poco tempo. Inoltre non esiste solo l’artigianato a El Kantaoui: anche gli hotel e i ristoranti hanno bisogno di funzionare».
E aggiunge: «Qualche turista c’è, ma sono davvero pochi e di sera non escono: hanno paura o la direzione stessa sconsiglia loro di farlo. Rabbi yoster (Che Dio ci protegga, ndr)».
I RISTORANTI SONO VUOTI. Nei negozi non c’è anima viva e anche i ristoranti e i vari caffè che si affacciano sul porto, dove sono attraccati diversi yatch, sono vuoti. «Normalmente in questo periodo la stagione turistica è molto buona», riferisce Naim, un altro negoziante, «quest’anno invece non c’è nessuno a causa dell’attentato. I pochi turisti che sono qui sono degli habitués, conoscono già il Paese. Spero che dopo l’Eid al Kebir (la festa di fine Ramadan, ndr) verranno i tunisini che abitano all’estero e i russi».
Taïeb, che aiuta il figlio nella gestione di un piccolo banchetto di frutta secca, caramellata e dolci vari, è invece ottimista: «Quello che è successo è una catastrofe che poteva accadere in qualsiasi parte del mondo, perpretrata da gente malata e pazza. Il popolo tunisino è formidabile, il nostro cibo è squisito e il nostro clima è bello: sono sicuro che i turisti ritorneranno».
IL DANNO AI NEGOZIANTI. Qualche turista inizia a fare capolino. Un negoziante cerca di convincerne uno ad acquistare una collana in argento con la mano di Fatima, stracciando i prezzi: «Costerebbe 60 dinari (circa 27 euro, ndr), te la lascio a 20. Sono qui dalle otto di questa mattina, sei la prima cliente che viene. questo attentato è stato una vera catastrofe per noi».
Tra i turisti che passeggiano per Port El Kantaoui, Sinead Cavanagh di Armagh, Irlanda del Nord, è arrivata il 5 luglio: «Ogni nazione ha i suoi grattacapi, ciò che è successo non è solo un problema della Tunisia. Sono stata qui cinque volte in un anno e mi sento al sicuro, più di quanto lo sia nel mio Paese», dice. «Non dimentichiamoci che recentemente è stata stilata una lista di Paesi ad alto rischio terrorismo, che comprende anche Inghilterra e Francia, per esempio. Potrebbe succedere ovunque. Inoltre qui hanno già colpito: se proprio volessero effettuare un altro attacco, non sarà a Sousse».

All'hotel Alhambra 60 turisti su 800 posti disponibili

Turisti alloggiati all'Imperial Marhaba Hotel, nella città di Sousse.

Francis viene dal Nord della Francia ed è arrivato a Sousse il 3 luglio.
Come Sinead, non ha paura e non è la prima volta che trascorre le sue vacanze in Tunisia: «In precedenza sono stato ad Hammamet, Monastir, Djerba: è la terza volta che vengo in Tunisia, non ho per niente paura», racconta. «Penso che un attentato possa accadere ovunque, abbiamo visto ciò è successo di recente in Francia. I terroristi qui sono riusciti nel loro obiettivo: non c’è in giro nessuno. Io sono alloggiato all’hotel Alhambra: saremo una sessantina di persone, su circa 800 che la struttura alberghiera può ospitare».
FIORI E BIGLIETTI PER LE VITTIME. Sulla spiaggia davanti all’hotel Riu Imperial Marhaba, teatro della strage, una targa ricorda le vittime. Ai piedi sono state posate corone e mazzi di fiori, accompagnati da diversi biglietti, di turisti e popolazione locale. «Un atto così insensato», si legge in uno di questi messaggi, firmato da una coppia inglese, «non ci sono parole per esprimere il nostro dolore. Possiate riposare in pace. Amiamo la Tunisia e il suo popolo, ci torneremo l’anno prossimo».
«Non abbiamo mai avuto il terrorismo in Tunisia», si sfoga Mohammed, venuto da Parigi per portare il proprio sostegno ai suoi connazionali, «è un prodotto importato da chi vuole distruggere il nostro processo democratico. Prima della rivoluzione questa era una terra di accoglienza, per tutti, ora siamo tra i primi Paesi esportatori di jihadisti».
GLI ITALIANI NON LASCIANO IL PAESE. A Sousse hanno scelto di vivere diversi italiani, che malgrado ciò che è successo, non hanno intenzione di lasciare il Paese. Mauro Pessina, di Milano, da 27 anni in Tunisia, da due anni e mezzo ha creato l’associazione VivoinTunisia, aiutando i propri connazionali nello svolgimento di tutte le pratiche burocratiche necessarie per il trasferimento e assistendoli passo per passo anche nella vita quotidiana. «Per il momento sono un centinaio i nostri associati», racconta a Lettera43.it. «Dovevano arrivare altri 20 connazionali, ma dopo l’attentato la metà ha disdetto. Si tratta di persone che non hanno mai messo piede in Tunisia, non conoscendo la situazione del Paese hanno più timori e paure nel compiere questo passo. Anche tra gli associati di primo impatto qualcuno ha pensato di ritornare in Italia: ho organizzato una cena con loro per discutere della situazione e si sono tranquilizzati. Peccato che due persone abbiano deciso lo stesso di rientrare».
«MAI PENSATO DI ANDARE VIA». Carlo Ranieri, di Domodossola, si è trasferito a Sousse dall’ottobre dello scorso anno: «In un primo momento, saputo dell’attentato, ero molto perplesso. Ma sono fatalista: d’altra parte è successo anche in altre parti del mondo».
Della stessa opinione Paolo Frosini, di Empoli, a Sousse da marzo del 2014, che ha visitato per la prima volta il Paese nel 2002: «Ho provato sconcerto, ma non ho pensato neppure per un attimo di andare via. Mia moglie ed io ci troviamo bene. Non ho timori: anche l’Italia d’altra parte ha avuto il suo periodo di attentati».
Mauro Cantarelli, di Roma, è tra gli associati più recenti: si trova qui solo da un mese: «È vero che la Tunisia è la spina nel fianco dell’islamismo e vi è una percentuale più alta di attentati rispetto ad altri Stati. Ma personalmente mi trovo benissimo e non ho paura. Statisticamente parlando, ora questa zona è sicura, dato che un attentato c’è già stato: seguendo la logica, non si ripeterà di nuovo».

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